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OGGI DI OPINIONI SI MUORE, MA …

Secondo il mio modesto parere, una fra le prime, se non la prima “multinazionale” sorta al mondo, ha circa due millenni ed è stata costituita, in un certo senso da coloro che hanno ucciso o fatto uccidere, l’ideatore (involontario!?) del  sistema di “marketing” che oggi è usato da chiunque e ovunque,  per qualsiasi tipo di “prodotto”.

Tutti i “ruspanti” che cercano luce, usano in qualsiasi modo e senza nessuna etica, tutti i mezzi a loro disposizione per raggiungere lo scopo, emulando in pratica, l’atteggiamento dei paesi più potenti, guarda caso, titolari o contitolari di tutte le multinazionali, nate apparentemente per dare un servizio sempre più civile ai popoli, ma con la recondita volontà della madre che vizia i propri figli per “usarli” solo lei (nel gergo della pesca l’azione e chiamata “pasturare”).

Oggi per soggiogare e controllare un popolo ci sono infiniti mezzi, ma tutti questi abbisognano di manovali senza scrupoli e se si dà un occhio al nostro parlamento ed ai media che supportano il sistema, non si fatica a comprendere ciò di cui sopra.

I “fratelli” ruffiani e traditori sono là in bella vista: basta volerli vedere.

Salute e serenità a tutti.

“L’ AMICO ITALO”

Nonostante mi sarebbe piaciuto, non ho mai avuto molto tempo per leggere libri; forse perchè preso da mille cose da fare; il cercare di fare da solo tutto o quasi tutto e alla fine, la domenica sera capisci che è già  lunedì. Va avanti così da più di 45 anni e un bel giorno ti rendi conto che la vita è passata, che assolutamente non ti manca niente, però i ricordi di gioventù che di tanto in tanto riaffioravano, ora diventano sempre più presenti. Nei pochi momenti che la mente si rilassa, corre ai ricordi del passato, come se quelle amicizie interrotte dal corso della vita mancassero in modo importante.

Il personaggio Tom Sayer di Mark Twain, da bambino mi aveva sempre appassionato ed in lui mi rivedevo, anche se ora il tempo ha sfocato tutto. Il mio carattere ribelle e mai domo mi aveva creato una scorza apparentemente dura, ma se uno ci provava appena un po, ero capace di dargli il cuore, pur consapevole che abbassando così la guardia, diventavo vulnerabile.

Ai miei figli ho sempre raccontato della mia infanzia, dei miei compagni e anche dei miei amici; già, degli amici veri e di quelli solo interessati. Penso che nessun genitore abbia piacere di far rivivere ai propri figli le vicende spiacevoli che ha provato nella sua vita,  così può limitarsi solo a raccontare aneddoti e metafore per rendere un’idea di ciò che era un tempo e di ciò che potrebbe essere ancora.

La scuola, il lavoro, la vita, separano spesso dei rapporti di amicizia più o meno forti e magari il tempo, per tanti, aiuta a dimenticare, mentre per altri è il contrario.

Forse però, il rapporto di amicizia più forte e che ti lega per tutta la vita, nonostante il tutto sia soggettivo, è l’amicizia che si consolida durante il servizio militare; senz’altro il vivere insieme per tanti mesi e con delle privazioni in comune da condividere (io però ero accusato di scappare troppe volte dalla caserma), fa scendere tutti un pò sullo stesso livello e sotto questo punto di vista sembrerebbe positiva come esperienza di vita. Il servizio militare di leva è stato abolito, ma qualcosa che assomigliasse almeno un pò a quella disciplina di vita, bisognerebbe reinventarla.

Circa vent’anni fa dissi al mio compagno di naja Carlo, che ora purtroppo non c’è più, che sarebbe stato bello ritrovarsi tutti, circa una decina, tra noi due friulani e gli altri nove tutti veneti, organizzando un pranzo.

Lui entusiasta anche più di me, disse che bisognava farlo, così mi misi a cercare i contatti telefonici e mi ci volle più di un mese per ritrovarli tutti; erano passati vent’anni e non fù per niente facile. Ricordo che io e Carlo facemmo il giro dei ristoranti più rinomati in una zona a metà  strada per agevolare tutti. Alla fine però Trombetta, un nostro compagno, insistendo ci portò in un ristorante a lui noto. Fatalità  volle che Carlo fù preso da forti dolori alla schiena, causa un’ernia al disco e proprio non ce la fece a far parte di noi al ristorante.

Ritrovarsi dopo vent’anni fù un vero avvenimento: - i racconti di naja e le barzellette si sprecarono e quando il titolare del ristorante trovò il coraggio di farci alzare, sulla grande tavola c’erano tante bottiglie vuote, quanti erano stati i momenti ricordati in quella meravigliosa domenica. Proposi, dopo la grande abbuffata, di andare a far visita in “infermeria”; Carlo purtroppo non aveva potuto esserci ed era giusto che godesse qualche momento di felicità  anche lui: quando rivide tutti i compagni non riuscì a trattenere le lacrime e poi giù a sbellicarci dalle risate, ricordando i tempi passati. Sua moglie Isolde, una tedesca che Carlo conobbe quando, emigrante, lavorò in Germania, ci servì del vino ed il caffè, poi arrivò il momento di lasciarci. Carlo di lavoro faceva la guardia giurata e tre mesi dopo, il primo luglio del 1990, fu ucciso in una fabbrica da un ladro, mentre la polizia da lui allertata, procedeva all’arresto del complice. Lasciò oltre alla moglie, giovane e straniera in un paese poco aperto alle diversità , anche due ragazzini, uno di 14 e l’altro di 12 anni.

Anni dopo ebbi modo di riunire ancora la squadra; riuscii a fare per tutti un DVD a ricordo di tutti i nostri incontri, l’ultimo è stato quest’anno, per un pranzo nel meraviglioso Cansiglio che ci vide militari (eravamo VAM, guardie dell’Aeronautica Militare).

Quest’anno mi ha preso una frenesia di ricordi che non so spiegarmi ed in pratica sono riuscito a raggruppare oltre i miei compagni di naja, anche i miei cugini dalla parte di mia madre; un progetto che avevo in mente da troppi anni. Anche in questo caso c’è stata l’adesione di quasi tutti con la promessa che ci ritroveremo ogni anno.

Pur essendo un artigiano in pensione da 5 anni ma che lavora ancora, nei ritagli di tempo, davvero pochi, con l’insostituibile aiuto del computer e del telefono sono riuscito a rintracciare due amici che non vedevo da quasi quarant’anni: - Roberto, dopo che andò all’università a Padova, non lo vidi più; - Italo nello stesso periodo, cambiò residenza.

Roberto anche se era tifoso del Milan, mentre io lo ero della Juve, aveva un modo piacevole di proporsi come amico perchè nonostante i suoi vivessero in modo agiato rispetto alla mia famiglia, non lo faceva assolutamente pesare, anzi; con lui passai dei bei periodi anche se pur brevi: - a 18 / 19 anni corteggiare le ragazze era più un divertimento che altro e allora noi appassionati della musica di allora, con il mio registratore Geloso ed il suo giradischi da sala, incidevamo su nastro delle canzoni sopra delle basi musicali che mandavamo con il giradischi; ricordo che dedicammo per scherzo ad una ragazza un brano, modificando il nome nella canzone da Monia a Sonia; quel pezzo non venne per niente male, sebbene principianti, tanto da far cadere nello scherzo più di qualche sprovveduto/a.

Roberto si è sposato e abita a Padova; ha due figli anche lui, un ragazzo di 26 e una ragazza di 23. Proprio l’altro giorno, in occasione dell’anniversario della morte di sua madre, dopo tanti anni è venuto a farmi visita e fermatosi a cena abbiamo ricordato i tempi andati.

Italo, pur anche lui con storie di vita diverse sia dalle mie che da quelle di Roberto, viveva con sua madre, la sorella maggiore e i nonni; di suo padre non mi aveva mai parlato. Al tempo delle medie si andava a pesca assieme nel ruscello che passava vicino a noi e ricordo che una volta sua madre ci preparò una cenetta solo per noi a base di pesce che avevamo pescato, in verità  non ci siamo strafogati di pesce. Passai poi con Italo, tra i 17 e i 20 anni, momenti che a volte erano esilaranti, mentre altre volte di autentica rabbia: - io avendo iniziato a lavorare a 14 anni, mentre sia Roberto che Italo proseguirono con gli studi, per poter andare al lavoro dovetti comperarmi una Vespa usata, così essendo solo io il motorizzato, dovevo pensare sempre ai trasferimenti e non solo; mentre Italo si limitava a lanciare le idee: - andiamo quà? andiamo là? beviamo un caffè? beviamo un grappino? Poi al momento di pagare andava sempre al bagno, sperando che poi ci pensassi io; per fortuna avevo qualche risparmio messo via con i lavori che facevo per conto mio, alla domenica.

Era tanto pittoresco da averlo portato, tanti anni dopo, come esempio negativo ai miei figli; in effetti ogni tanto mio figlio mi racconta di qualche suo amico “Italo” e mi dice che anche lui ogni tanto accetta abbastanza di buon grado quelle furberie, sempre per lo stesso motivo che adducevo io: - senza amici da adottare non c’è gusto.

Dopo che lo avevo tanto cercato, ho finalmente trovato il mio “vecchio amico” Italo, ma chissà perchè ho aspettato una decina di giorni prima di chiamarlo; forse perchè la memoria recondita consigliava prudenza? L’ho contattato ma non mi ha riconosciuto, non si ricordava e da quello che ho poi capito, ha finto di non ricordarsi di me, perchè stava recitando come da par suo, la parte del personaggio importante, cercato da un buzzurro.

Ricordandomi del suo fare, tra me dicevo che avrebbe dovuto avere degli spettatori che assistevano alla telefonata perchè si è ricordato di Roberto, di Aurelio, di Paolo e di altri nostri amici con cui aveva avuto poco a che fare, mentre di me, dei miei fratelli, di mia madre che spesso lo invitò a mangiare da noi, praticamente un decennio passato insieme, non esisteva nessuna traccia nella sua mente. In effetti, per darsi poi un tono da persona arrivata e cercata, da autentico guitto della peggior specie, mi fa il nome di chi è la con lui, Gianni, un altro amico di gioventù e di sale da ballo, con sua moglie, anche lei conosciuta; pure loro “scomparsi” da tanti anni.

La consapevolezza che il tempo non lo aveva minimamente cambiato è stata abbastanza bruciante, però mi ha dato lo spunto per questa ripassata che senz’altro resterà  a qualcuno.

Ancor più bruciante è il fatto che una persona, a cui ovviamente ero affezzionato, accettando di buon grado il suo vizietto di usare un amico, sia riuscito a mantenere un comportamento così puerile e meschino fino all’età di sessant’anni.

Se non si vivesse sopratutto per gli altri, che senso avrebbe dannarsi tanto l’anima.

 

L’ ADATTAMENTO DELLE VESPE

I tempi sono cambiati e di molto, forse troppo: - la mia infanzia l’ho passata praticamente tutta in campagna, anche se i miei l’abbandonarono quando io ed il mio secondo fratello eravamo piccoli; noi spesso ci recavamo dai nostri zii e talvolta aiutandoli nei campi o giocando con i nostri cugini, vivevamo in un ambiente sano che era un’autentica palestra: - portare a casa il fieno; correre sui prati; andare su e giù per gli alberi giocando o per mangiare frutta (il fico non ebbe più segreti per noi dopo il primo tonfo); i fichi li mangiavamo interi senza togliere la buccia e quelli non proprio maturi provocavano i “papui”, cioè delle piccole ferite agli angoli della bocca; le ciliegie le mangiavamo con l’osso, non c’era tempo per sputarlo, così anche i cocomeri. Al di la del solfato di rame, calce e zolfo, che avevano una carenza breve, non esistevano altri anticrittogamici, così pesche, mele, pere, albicocche, susine e tutta la frutta in genere, noi bambini, la si mangiava appena colta sull’albero, forse anche perchè non c’era informazione o meglio, perchè non c’erano ancora tutti quei veleni che esistono oggi.  


Se io voglio produrre della frutta ad uso privato non posso fare a meno di trattare le piante come le tratta il grande produttore o quasi (penso sia anche per i portainnesti di qualità  scadente). Per fare una battuta: - quando acquisti delle piante da frutta, devi prendere tutto il pacchetto, cioè anche concimi specifici ed anticrittogamici; più o meno come si deve fare quando acquisti un PC, devi acquistare i programmi e anche l’antivirus, altrimenti ti viene sabotato tutto. 

La battuta che viene ora: - sembrerebbe che il buon Dio ci abbia donato una natura meravigliosa, divertendosi a metterci delle trappole come la peronospora, l’oidio, la tignola, la gommosi, ecc., così noi ci danniamo e avveleniamo per mangiare proprio quel ben di Dio, mentre per il PC, senz’altro qualcuno deve averLo copiato, ma non per divertirsi…;  senza dubbio Dio non c’entra per niente!

 

Come diceva qualcuno tanto tempo fa e che conta ancora ai nostri giorni, purtroppo: - a pensar male è peccato, ma quasi sempre ci si azzecca.

  

La mortalità  infantile, oggi è diminuita di molto, rispetto a 50-60 anni fa e secondo me quella mortalità si verifica spesso circa 20 anni dopo la nascita di un bambino: - quando il bambino era troppo debole o gracilino, quando il “concime” non faceva effetto, il bimbo moriva, perchè il suo corpicino non sviluppava la “memoria antivirus” per combattere gli attacchi di malattie che assalivano tanta debolezza; quell’esercito di piccoli riparatori chiamati anticorpi o erano in sciopero o non si erano formati. 


Purtroppo per interessi ben precisi, ma che pochi ne ammettono l’esistenza, quella mortalità  è stata ritardata ad arte di circa 20 anni e per capire cosa intendo, basta leggere i necrologi dei fine settimana e relative date: - un ragazzo di vent’anni, appena si affaccia in modo autonomo alla vita, fa molta fatica a tenere alta la propria “difesa”, dato le overdose di trattamenti “antibiotici” propinate da medici, informazione, moda e quanto altro serve al giorno d’oggi ad alimentare le multinazionali, vere padrone del mondo e del futuro dei nostri figli.

 

A parte la “mancanza” di tempo per fare figli, oggi e non solo oggi, cioè da quando qualcuno ha sviluppato il business della “vita a comando” tempestandoci di medicinali, forse appunto perchè è un affare per tutti più che per i genitori, i bambini che nascono, “benessere” dei genitori permettendo, sopravvivono a qualsiasi malattia e non perchè sono più forti di natura, ma perchè sono gonfiati con “mangime” specifico e “trattamenti” simili a quelli che si fanno agli animali da allevamento o a piante da frutto. 

  

Quando nacquero i miei figli, io e mia moglie eravamo giovani, 25-30anni e l’ingenuità era tanta; eravamo convinti che i figli fossero solo nostri, ma ci accorgemmo presto che in classifica eravamo ultimi, anzi eravamo solo coloro che contribuivano alle varie “istituzioni” sociali: - tra pannolini, latte in polvere, cibi particolari e medicine, prescritti da “onestissimi” e capaci pediatri, abbigliamenti costosi per non far emarginare le nostre creature e man mano che crescevano si doveva spendere sempre di più, cercando sempre comunque di trovare un compromesso con le possibilità. 


La scuola dalla materna all’università , lo sport, i passatempi, sono un super business per tutti, di cui i nostri figli sono la “merce” di scambio.

Dire al mister del calcio che tuo figlio deve prima fare bene a scuola, sembrerebbe un’assurdità nell’ambito dello sport; spiegare al docente che più che il suo stipendio e le gite, è importante il profitto di tuo figlio, è una bestemmia nell’ambito della scuola; dire al tuo medico che tuo figlio prima o poi dovrà  vivere senza medicinali o integratori, ti farà sentire come un’irresponsabile parsimonioso, dato che le medicine efficaci non le passa certo l’assistenza e le meno efficaci mutuabili non sono per niente gratis.


Certo che seguire i sistemi antichi della nonna e del nonno, per chi li conosce ancora, spiazzerebbe buona parte dei sucitati filantropi.

  

Gli alberi da legna per ardere come il carpino o il faggio, se sono cresciuti esposti in pieno sole e su terreni grassi, il loro legno non sarà mai compatto, resistente e con una resa in calorie come invece sarà per le piante cresciute con bassa insolazione e su terra magra; il ciclo vitale sarà più lungo per quest’ultime e la loro forza supererà  tante malattie e carenze.   dsc05440-ai-limiti-del-bosco-di-carpini-faggi-e-noci-da-legno-circa-2200-piante.JPG 


Imparare a saper soffrire da giovani, al contrario di ciò che si pensa, tempra il fisico ed il carattere, esempio: - aiutare i genitori; studiare; lavorare; fare sport. 


Quelle palestre affollate non irrobustiscono altro che i conti in banca dei gestori; la tragedia è che tutti lo sappiamo, ma è la moda e non puoi ignorarla per non essere emarginato. 


Mi viene in mente mia figlia a 9 anni, quando mi chiese se poteva avere il suo conto corrente, dato che dei signori di una banca erano passati in scuola per raccogliere adesioni (pensate un pò a cosa erano arrivati direttori scolastici e banchieri), praticamente per irretire i bambini: - dissi a mia figlia che purtroppo lei aveva un papà diverso da quelli dei suoi compagni che avevano aderito al progetto, che non le sarebbe mai mancato nulla del vero necessario e che quella moda non avrebbe portato a niente di buono. 


Le dissi anche che anzichè seguire una moda, sarebbe stato più intelligente, costruttivo e meno costoso crearla; ad esempio portare o esibire con disinvoltura una qualsiasi cosa fatta da lei, poteva diventare una moda. Dopo qualche giorno, mi disse tutta raggiante: - avevi ragione papà e mi racconta delle sue amiche che avrebbero copiato un suo vezzo. 

Si parlava di anticorpi necessari per la propria immunità: - per migliaia di anni l’uomo non ha avuto saponi o antisettici e certo che la mortalità era alta, ma la esagerata e maniacale pulizia non è assolutamente positiva perchè quell’esercito di anticorpi (ammesso si sia formato) a guardia del nostro fisico, non dovendo lavorare quasi mai, verrà licenziato dal nostro corpo e quando servirà, il soggetto sarà  in balia dei “predatori”. 


Il possessore di un personal computer può decidere di non acquistare l’antivirus per proteggerlo e finchè non si collegherà  in rete, non dovrà  temere nulla, nessun virus potrà  entrare nel suo PC, ma appena avrà  bisogno di inserire una memoria esterna avuta da qualcuno o collegarsi ad internet, saranno “dolori”.

 

Il mi povero papà , io, mio figlio e mio fratello secondo, siamo sempre stati allergici alle punture delle vespe, chi più, chi meno; mio fratello è stato in pericolo di vita ben due volte per lo shock anafilattico provocato da punture di vespe. Quando feci il militare, il maresciallo mi fece revisionare delle cassette di derivazione elettrica che però erano piene di nidi di vespe; spiegai la mia allergia, ma lui mi insegnò come annientarle: - prese un oliatore a pompetta e lo riempì di gasolio, poi mivespe-adattate.JPG disse di aspettare la sera o la mattina presto per poterle prendere tutte con una nebulizzata di gasolio ben assestata. In effetti funzionava veramente, in tre secondi erano morte.

 

Quando ritornai alla vita civile, dato che spesso facevo l’antennista, oltre all’elettricista, mi portavo sempre appresso la pompetta di gasolio e sui tetti mi difesi sempre bene. Poi per anni non ebbi più di questi problemi, ma avendo fatto una legnaia in pieno sole, a fianco del capannone di casa, mi ritrovai con una quantità di nidi di vespe davvero preoccupante e provai ad intervenire come al solito con il gasolio; sembrava che volassero meglio; provai a miscelare di tutto: - benzina; diluente nitro; olio; trielina. Niente da fare, volavano senza problemi. Allora tornai all’antico sistema del fuoco, molto più pericoloso ma sistemai la faccenda. Non riuscivo a capire come mai con il gasolio non funzionasse; le vespe non potevano essere diverse e nemmeno il gasolio. 

  Un giorno a casa di mio fratello provai ancora a neutralizzare le vespe con il gasolio e caso molto strano il sistema li, funzionava.


Mi venne in mente solo allora cosa poteva essere successo: la mia casa è sulla linea di atterraggio degli aerei della base, a circa due chilometri dalla pista ed il kerosene avio scaricato o incombusto dagli stessi, ha fatto adattare gradualmente le vespe agli idrocarburi e questo è un altro grande problema, che noi viviamo o meno all’aperto in queste zone!

  

Intanto “l’industria” della sanità  fa passi da gigante! per chi, lo sappiamo!


LA SCUOLA - al servizio o servita?…

LA SCUOLA  (al servizio o servita?)

La scuola era sempre stata per me, allora ragazzino, come una “pietanza” che proprio non riuscivo a digerire, ma non perchè mi fosse difficile apprendere le lezioni, anzi al contrario: - i miei libri di scuola, a fine anno, erano praticamente stati aperti pochissime volte e nonostante ciò, fui promosso sempre con buoni voti; forse sarebbe bastata una motivazione diversa e chissà  che avrei potuto appassionarmi di più agli studi e, denaro permettendo, anche continuare; nella mia famiglia la situazione non era proprio così serena da lasciar coltivare delle ambizioni e così mi era sembrato che al termine della scuola dell’obbligo, allora era la terza “media”o come nel mio caso, fu la terza “avviamento”, trovarmi al più presto possibile un lavoro, mi avrebbe dato un pò più di libertà , soprattutto finanziaria (da studente non avevo mai una lira in tasca), ma mi sbagliavo perchè l’unica cosa che cambiò, fu che indossai la tuta da lavoro e anzichè avere i professori come giudici del mio manufatto, trovai il datore di lavoro che a”calci” nel sedere mi dava i primi rudimenti del mestiere, pagandomi proprio una miseria e come la pagella, il prodotto era consegnato interamente in casa, senza avere in cambio nulla di diverso da prima.

Un giorno del primo anno di “avviamento”, nell’ora di francese, fui chiamato all’interrogazione dalla professoressa (si chiamava Carla, una giovane molto bella) e quando ritornai al posto, mi accorsi che la mia merenda era sparita; Tonin, il mio compagno di banco, se la stava mangiando: - come impazzito, afferrai il banco e glielo diedi in testa, prendendolo poi a pugni, mentre la professoressa gridava di smetterla. Dei compagni vennero a dividerci; poi dovemmo tutti e due scendere giù dal preside per l’inevitabile punizione che fu la sospensione per 2 giorni. Il vero problema era doverlo dire a mia madre e così fu: - presi una sonora battuta, dato che non ero mai stato sospeso prima, ma lasciatala sfogare, riuscii a spiegare cosa mi era realmente successo, al chè il giorno stesso si recò dal preside e riuscì a far cancellare tutto; fu l’unica volta che ricevetti da mia madre l’assoluzione dopo la punizione e fu anche l’unica volta che venni alle mani con un compagno, almeno nell’ambito della scuola.
A causa del mio lavoro, purtroppo, sono sempre stato lontano dai problemi che avrebbero potuto incontrare i miei figli con la scuola; per fortuna con essa hanno avuto un discreto rapporto, nel senso che non erano dei secchioni, ma tutto sommato, io e mia moglie non ci potevamo lamentare; ai colloqui con gli insegnanti andava sempre mia moglie ed i “rapporti” che ricevevo, erano quasi sempre lusinghieri, tranne che in un paio di occasioni.

Un giorno mia moglie mi raccontò di nostra figlia che era all’ultimo trimestre, in IV° superiore;  stava incontrando grossi problemi con l’inglese e la professoressa vedeva la cosa veramente grave; non avrebbe dato la sufficienza, almeno se non avveniva un miracolo. Allora decisi di andare anch’io al prossimo colloquio con l’insegnante d’inglese, non per difendere mia figlia, ma per comprendere cosa mai fosse successo, dato che sino ad allora non erano mai sorti problemi rilevanti e specie nelle lingue estere, avendo lei studiato inglese alle elementari, tedesco alle medie, di nuovo inglese alle superiori e fino ad allora con buon profitto; era molto strano che il problema sorgesse in IV° superiore, a fine anno e solo in inglese; volevo vederci chiaro: - la professoressa inizia a raccontarci delle delusioni avute con mia figlia; della scarsa applicazione con cui studiava e rispondeva nelle interrogazioni; nello scritto va bene, ma in orale si blocca e fatica a rispondere alle domande più elementari; che aveva perso la fiducia di poterla promuovere.

Chiesi se potevo intervenire e ricevuto il consenso spiegai all’insegnante che senz’altro si trattava di un problema psicologico e che dovevamo trovare la chiave di lettura, dati i precedenti positivi. Spiegai inoltre all’insegnante, che si stava ripetendo ciò che succedeva a me come artigiano, che anch’io incontravo spesso quei problemi con dei ragazzi che assumevo e poi addirittura dovevo far loro anche la paga; se non volevo buttare il mio tempo e denaro, dovevo mio malgrado trovare la “chiave” per comprenderli e a sua volta far comprendere loro come io avrei voluto che il lavoro fosse eseguito; lo strappo non avrebbe fatto bene a nessuno, perciò il dialogo era d’obbligo.

Bocciare uno studente o licenziare un operaio, è sempre il fallimento di un progetto e a questo riguardo avrei un altro curioso episodio da raccontare più avanti.

Salutammo l’insegnante con l’augurio di trovare una soluzione al problema che avevamo in comune. Il mese successivo, come d’incanto, mia figlia ritornò a casa tutta raggiante per il voto preso nell’interrogazione di inglese; venne poi promossa con una buona media alla V°.

Di quel periodo rimase a tutti noi solo che un brutto ricordo, anche perchè conoscemmo più avanti i gravi problemi di equilibrio di cui soffriva quell’insegnante. La nostra comprensione verso la professoressa fu totale, ma non nei confronti del preside, il quale doveva rendersi conto della situazione.

Un anno dopo, a una visita medica di verifica fatta in un centro specialistico, a mia moglie venne riscontrato un nodulo al seno da asportare subito, mentre nell’ospedale dove andava di solito a fare l’ecografia, dicevano che quel nodulo non avrebbe dato problemi; l’operazione era urgente ma bisognava aspettare circa tre o quattro mesi, tali erano le liste di attesa; di colpo era come ci fosse caduto il mondo addosso. Passammo un periodo d’inferno; mia zia e mia cugina purtroppo, per lo stesso problema non c’erano più; io non riuscivo più a concentrarmi sul lavoro; mia figlia, era alla sua prima esperienza lavorativa: - giusto per essere impegnata e fare qualcosa, vendeva calzini e spaghi per scarpe ai mercati paesani con un’ambulante, prendendosi solenni rimproveri se faceva qualche scontrino fiscale; con la situazione di casa, era sempre più abbattuta; mio figlio era al primo anno di elettrotecnica, ma neanche a lui girava bene; mia moglie sembrava la più forte e ci incoraggiava tutti; in quelle condizioni tutte le cose sembrava andassero per traverso.

Finalmente mia moglie fu operata e per fortuna dissero che erano intervenuti appena in tempo e che quasi certamente non ci sarebbero più stati problemi; fu un grande sollievo per tutti noi, ma avemmo anche la consapevolezza della precarietà della nostra vita, della nostra serenità.

Gradualmente mia moglie riprese in mano la situazione di famiglia: - la casa era un’altra cosa con lei serena; io ritornavo a fischiettare quando lavoravo; mia figlia era molto più tranquilla, anche se il suo datore di lavoro la trattava sempre male; mio figlio, anche lui aveva raggiunto una buona serenità, ma aveva un grosso problema con la matematica e non solo; dai colloqui con gli insegnanti a cui partecipò mia moglie, risultò che non c’erano speranze per la matematica, mentre per le altre materie in cui non aveva la sufficienza, ci poteva essere un miglioramento. Mio figlio non aveva mai avuto grandi problemi con la scuola, negli anni precedenti e mi pareva strano che fosse diventato un disastro come diceva la professoressa di matematica, nonostante il brutto periodo che aveva passato, a causa della malattia di mia moglie, ma sicuramente anche l’età  stessa gli “remava” contro; così decisi di andare a far due parole con l’insegnante di matematica.

Ottenuto l’appuntamento, alle 7 e 50 ero nell’atrio dell’istituto, dove una signora minuta mi viene incontro e fatte le presentazioni inizia a parlarmi di mio figlio: - mi dice che oltre a non trarre nessun profitto nell’ora di matematica, è un maleducato, turbolento ed interrompe la lezione in continuazione. Dice che lo ha spostato dall’ultima fila alla prima, per vedere se desisteva dal suo atteggiamento, ma non c’era verso. Provai a spiegare alla professoressa che forse mi stava parlando di un altro ragazzo e che assolutamente non riconoscevo mio figlio dalla descrizione fattami; che mia moglie non mi aveva mai raccontato di tale atteggiamento. Era assurdo che quel ragazzo timido ed educato che conoscevo io, si fosse trasformato così e solo a scuola poi! Giocava a calcio con buoni risultati ed il suo allenatore mi parlava spesso della sua mitezza, che doveva governarla per poter giocare meglio.

Purtroppo non ci fù nulla da fare e ribadì ciò che aveva asserito prima, dandomi lo “zuccherino”, nel senso che lei ci avrebbe provato di nuovo per fargli raggiungere la sufficienza, ma non mi sembrò tanto convinta.

Quel giorno, dopo pranzo attesi il ritorno di mio figlio da scuola e gli chiesi cosa mai stesse combinando, dato il racconto della sua insegnante; le sue parole mi rasserenarono e preoccuparono allo stesso tempo; disse che lui era sempre stato in terza fila fin dall’inizio della scuola e che assolutamente non aveva mai disturbato nessuno e nemmeno si sarebbe comportato maleducatamente, anzi, quel ragazzo di cui l’insegnante parlava, lo conosceva bene e senz’altro c’era stato uno scambio di persona.

Purtroppo mi disse anche che la professoressa avrebbe avuto un periodo non proprio brillante, nel senso che spesso si alterava in modo esagerato, al chè pensai che sarebbe stato assurdo andare a chiedere soddisfazione ad una persona già disturbata, dopo che mi aveva quasi ammazzato con quella considerazione su mio figlio. Chiesi solo al mio ragazzo di avvisare l’insegnante che quella mattina, lei aveva parlato con il suo papà  e non con il papà  dell’altro studente, in modo che potesse ravvedersi da sola.

Tanta delicatezza non servì a niente, perchè nonostante l’impegno di mio figlio fosse migliorato, non cambiò assolutamente nulla e a fine anno scolastico ci fù la disfatta totale della classe I° H dello I.T.I.S. di Pordenone, anno 1995/96: - su 29 studenti, di cui 3 ritirati durante l’anno, ne furono promossi solo 7, fra i quali come pronosticato, non c’era mio figlio!

Non servirebbe fare nessun commento.

Devo fare una precisazione però, per i presidi poco attenti e quegli insegnanti disturbati, o supponenti, o arroganti, o troppo “arrivati”: - i materiali di cui abbisogna un “artigiano”, non devono essere sprecati, o usati in modo scriteriato, perchè hanno un “costo” e soprattutto, quando è il “cliente” a fornirli, è deleterio per tutti, non solo per i “primi interessati”! …

Certo che ho avuto davvero una “buona” sorte, nelle uniche due volte che sono entrato in una scuola per i miei figli!

Chissà se quelle due professoresse avranno vissuto episodi analoghi con i loro figli?

Chissà se si saranno divertiti o se avranno sofferto quegli insegnanti al seguito della gita scolastica di primavera di qualche anno dopo, quando mio figlio fu dimenticato sotto la Tour Eiffel, mentre stava scattando qualche foto? Rimase solo tutto il giorno e per fortuna ritornò da solo all’hotel.

Era un minorenne come tutti i bambini e quasi tutti i ragazzi delle scuole, a prescindere da qualsiasi attenuante di chi sceglie l’incarico di insegnante.


LE MIE AMICHE

LE MIE MOTO

-VESPA SUPER SPORT 180 -1965-.JPGNel 1970, ancora ragazzo, dovetti acquistare contro il volere di mia madre e per questo, con non poche difficoltà, uno scooter Vespa usato, per recarmi al lavoro, dato che già da mesi, avendo cambiato posto di lavoro, mi dovevo sorbire fra andata e ritorno in bicicletta, a volte anche una cinquantina di km.; mi parve un sogno quando la provai: - avevo 19 anni e già da 5 lavoravo come elettricista, per 3 anni in trasferta e per il resto nella zona in cui vivevo; la mia bicicletta era spesso carica di attrezzi e di materiale, con il posto sempre per la borsa del mangiare che mia madre mi preparava.

Avendo grossi problemi in casa (mio padre e mia madre avevano avuto dei gravi problemi di convivenza, in pratica, la mai soddisfatta madre aveva preferito rinunciare a un corrispondente, per lei, non più motivato, perchè si sentiva forte del supporto finanziario dei figli) ed essendo il più vecchio di 3 fratelli, praticamente, la mia paga avrebbe dovuto compensare quella di mio padre; con il lavoro ad ore di mia madre e del mio secondo fratello, che faceva il garzone di bottega, si riusciva a vivere.

Appunto per i sucitati problemi dovetti cambiare posto di lavoro e la mia busta paga che prima era di apprendista, circa 25.000/30.000 lire, di colpo divenne, come operaio, di 60.000/70.000 lire e comunque doveva essere sempre consegnata in casa, pertanto a me restavano le mille lire che mi dava alla settimana e i soldi che guadagnavo a insaputa di mia madre, facendo dei lavori per conto mio, alla domenica. Quando mi lamentavo con mia madre per la necessità di comperarmi uno scooter, lei diceva sempre di aspettare perchè i soldi non bastavano e io intanto pedalavo e pedalavo.

L’azienda per cui lavoravo risiedeva in un altro comune. Il mio nuovo titolare mi aveva mentito quando mi convinse ad accettare la sua offerta di lavoro: - mi aveva promesso l’auto, la “bianchina” (dato che non potevo permettermi un motorino), così al mattino sarei passato a prendere altri 3 compagni di lavoro, che abitavano dalle mie parti, per poi recarci al cantiere. Il primo giorno di lavoro capii che mi aveva gabellato, allora in forza di quanto credito io vantavo nei suoi confronti, dopo diversi mesi trovai il coraggio di fargli una proposta, cioè: - lei mi presta 70.000 lire per l’acquisto di uno scooter usato ed io le ritorno 10.000 lire al mese con i miei risparmi, in modo che la busta paga resti integra. Acconsentì ed acquistai una Vespa usata.

Quando mia madre vide la Vespa, andò su tutte le furie e mi chiuse i battenti, nel senso che nonostante non mancasse nulla dalla busta paga, per quasi 3 mesi in casa mi dovetti arrangiare a fare tutto, come se fossi stato un estraneo in affitto. Alla riapertura dei “rapporti diplomatici” mi chiese dove avessi trovato il denaro per comperare la Vespa ed io non potei dirglielo perchè se avesse saputo che avevo dei risparmi mi avrebbe considerato un vigliacco traditore , dato che secondo lei c’era la famiglia innanzi tutto. Così ancora oggi a distanza di tanti anni, lei pensa ancora che io abbia rubato la moto o i soldi per acquistarla. Una cosa però tenne a precisare, mi disse: - non pensare che la Vespa sia solo tua, è anche di tuo fratello.

Dopo ben 37 anni decisi di informarmi per rimettere a posto la mia adorata Vespa e chiesi dei preventivi; un meccanico però mi fece vedere nel suo retrobottega, una Yamaha DragStar 650 Classic usata che era praticamente come nuova: 3 anni di vita e 4.000 km. Quando ritornai a casa, per scherzo dissi a mia moglie che avrei comperato una moto, mandandola su tutte le furie. In realtà, anche se era stuzzicante l’idea perchè la moto era molto bella e tenuta bene, non l’avrei mai comperata; ma non avevo fatto i conti con la reazione di mia moglie: - di colpo mi riportò indietro di tanti anni e così decisi che non avrei più permesso che una donna mi privasse di una mia necessità  o di un mio capriccio, in questo caso una soddisfazione dopo 40 anni di lavoro. Percependo già la pensione e continuando a lavorare come artigiano con mio figlio, non mi trovai squattrinato come molti anni prima e l’acquistai. Quando portai a casa la moto, sebbene mia moglie avesse detto che non ci sarebbe mai salita , tranquillamente e senza problemi invece salì e ne fu anche entusiasta.

Due racconti simili ma con radici diverse: - il primo impostato da una ideologia comunista e delle pdsc00806-moto.JPGiù dure, mentre l’altro al contrario, essenzialmente ha radici molto democratiche. Questi tipi di episodi dovrebbero essere riportati sui libri di scuola, per far capire che la vera libertà va pagata sempre a caro prezzo, e che niente nasce dal niente.

Sicuramente ai miei figli, fin da bambini, è servito molto conoscere la vicenda della Vespa, perchè tutte le cose che avrebbero desiderato avere, se non strettamente necessarie, sapevano benissimo che dovevano comperarsele con i loro risparmi. Sopratutto, avendo avuto molte occasioni per risparmiare, hanno avuto anche la facoltà di togliersi molte soddisfazioni.

IL GATTO, LA VOLPE E …


Verso la fine degli anni 80, ci successe una sequenza di avvenimenti a dir poco curiosa, quando io e mia moglie pensammo di costruire la nostra casa. Avendo già  due appezzamenti di terreno, di proprietà  di mia moglie, uno già  edificabile in parte e l’altro agricolo ma in procinto di essere trasformato in area urbanizzata, chiedemmo informazioni all’ufficio tecnico del comune.il-gatto-la-volpe-e.jpg

Nel primo terreno il comune ci avrebbe permesso di costruire una casa troppo stretta e lunga, per esempio: - corridoio da un lato e stanze dall’altro; il motivo era che non mi davano la facoltà di sfruttare l’accordo con i confinanti per la distanza della casa dai confini, come tra l’altro in diversi casi avevano già concesso e come concedettero poi a chi vendemmo il terreno.

Il secondo appezzamento, avevano promesso che nelle prossime varianti al piano regolatore, lo avrebbero reso edificabile ma così per molti anni non fu.

Ricevemmo anche una proposta da parte del responsabile dell’ufficio tecnico: - in poche parole ci offrì un terreno edificabile di sua proprietà al “modico” prezzo di 80.000 lire il metro, circa tre volte la quotazione del nostro terreno. Ovviamente su quel terreno non avremmo avuto nessuna noia con il comune per il progetto, ci assicurò il “corretto funzionario”.

Lanciai un’avvertimento sia al sindaco che al geometra comunale: - dissi loro che era solo una questione di tempo, ma prima o poi sarebbero finiti in galera e che in ogni caso, in quel comune non avremmo costruito niente; o trovavamo una casa in vendita, o cambiavamo comune. Così facemmo: vendemmo il piccolo appartamento che avevamo ed acquistammo una casa quasi nuova, di 2 appartamenti con seminterrato in un’area di 2.300 mq. con più di un’ettaro di terreno agricolo annesso, commettendo l’errore di rimanere nello stesso comune. Di li a poco me ne sarei reso conto più a fondo.

Ad ogni nostra domanda in comune per modificare la casa, (recinzione, ricovero attrezzi agricoli, ampliamento minimo dell’abitazione) la risposta era sempre negativa e piena di intoppi.

Per anni presentammo progetti, anche rivisti, ma sempre la risposta era no.

Maledicendo il giorno che decidemmo di inoltrarci in quelle avventure, abbandonammo completamente tutti i progetti e dirottammo così il denaro risparmiato in altri investimenti.

Venne il momento delle votazioni comunali ed il geometra a cui avevamo affidato l’incarico di sviluppare i nostri progetti, ci avvisò che il comune aveva dato l’OK a procedere con tutti i lavori.

Io e mia moglie avevamo già impegnato i nostri risparmi, così ci trovammo di fronte ad un problema non da poco. Dover sviluppare in un colpo solo, i progetti accumulati in circa quattro anni e far fronte alla spesa ci sembrò impossibile, ma decidemmo di osare lo stesso, anche perchè il mio lavoro di artigiano in quel periodo stava andando bene.

Cercammo un’impresa edile e purtroppo dovemmo affidare l’incarico proprio a coloro che costruirono la casa (noi l’acquistammo che aveva 8 anni), le cui finiture lasciavano a dir poco a desiderare (a fine lavori ci saremmo resi conto che questi “artisti” erano addirittura peggiorati). Avremmo dovuto aspettare troppo per avere un’altra impresa, con il rischio di protrarre troppo i lavori e oltrepassare il termine fissato dal comune.

A parte il-gatto-e-la-volpe-confabulano.jpgi vari ostacoli all’inizio dei lavori, posti proprio dal geometra comunale che aveva avallato i progetti (esempio, blocco dei lavori al secondo giorno, per una denuncia da parte di un confinante al quale sarebbe bastato spiegare che era cambiato il piano regolatore e tutto era in regola) al quale non pareva vero di farmela pagare, i lavori male o bene (disastrosamente meglio dire) furono terminati ed arrivammo alla resa dei conti. Avevamo chiesto e ci avevano concesso di costruire un ricovero per attrezzi agricoli, previo un atto notarile di “vincolo d’uso”, pagato con oltre 700.000 lire; quando arrivò la cartella delle tasse sulle immondizie, l’importo per l’abitazione era di 800 lire circa a mq. e l’importo per il “deposito attrezzi agricoli” era di 1600 lire circa a mq. Era chiaro che qualcuno si era già  attivato alla seconda fase del suo progetto, perchè scrivendo sul documento delle tasse, “deposito attrezzi agricoli” e non ricovero attrezzi agricoli, come stava scritto sul concessione edilizia, fece passare il tutto come fosse una attività  commerciale. Esibimmo il documento che ci fecero fare dal notaio, cioè il vincolo d’uso, ma non ci fu niente da fare. Dissero che anche se io ero iscritto ai coltivatori diretti, la mia attività principale non era quella, pertanto c’era poco da contestare perchè io avrei usato l’immobile per la mia attività. Spiegai che la mia attività di artigiano si svolgeva totalmente nelle sedi dei miei clienti e che i vari laboratori e depositi materiali erano situati in aree che loro mi mettevano a disposizione.

Mi chiedevo in continuazione che male avevo fatto per andare ad incappare in “casini” di questo tipo.

Un giorno si presenta a casa un vigile urbano e chiede a mia moglie che le apra il “deposito” attrezzi agricoli perchè deve controllarne il contenuto, al che lo fa entrare; redige il verbale e sto figlio di una puzzola va a scrivere queste testuali parole: - sono state trovate tracce di rame su uno scaffale; praticamente avendo trovato in mezzo alle varie cianfrusalie di casa, circa un metro di filo di rame, era palese per quel vigile, che si era in presenza di una attività commerciale occulta, non dichiarata; ma vi rendete conto di cosa sono stati capaci?

In quel caso penso di essere stato fortunato, perchè in quei giorni mi trovavo per lavoro in Francia, così non assistendo all’accaduto, evitai di incorrere in qualche sanzione; qualcuno mi dica come una persona normale può rimanere impassibile a tanta arroganza?

Ricordo che quando mia moglie mi informò dell’accaduto, volevo rientrare a casa subito, tanto era il mio furore, ma avrei messo a repentaglio il buon esito del lavoro, considerando che avevo dei dipendenti da dirigere e scadenze da rispettare.

Al rientro la rabbia si era calmata e non avendo tempo non andai subito a protestare in comune; lo feci qualche tempo dopo e nel frattempo arrivò la nuova cartella della tassa/immondizie, in cui era così suddiviso il “deposito” attrezzi agricoli: - il 70% come attività commerciale ed 30% come attività agricola.

Tornai a protestare con una lettera all’ufficio competente e dopo qualche mese, mentre tutto intabarrato per il freddo, stavo potando le piante in giardino, suona al cancello un vigile urbano, lo stesso che aveva redatto il verbale di cui sopra; era accompagnato da un suo collega molto giovane. Fingendo di non conoscermi, mi chiede: - la signora è a casa? al chè rispondo, senza distogliermi dal mio lavoro: - è uscita per la spesa; chiedo di che cosa avesse bisogno: - devo controllare il “deposito attrezzi”, mi dice; - ma è suo il deposito? Gli chiedo; - no, è della signora! Mi rispose; - allora deve aspettare che ritorni! Ribattei io.

Scendo dalla scala dove stavo potando un albero e mi avvicino al cancello dicendogli che era male informato, perchè il primo intestatario del ricovero attrezzi ero io e in ogni caso la sua arroganza faceva presagire che invece fosse lui il vero padrone e che allora non avrebbe dovuto aspettare la signora e sarebbe potuto entrare da solo se aveva le chiavi. A quel punto andò su tutte le furie ed iniziò a minacciarmi con frasi come: - voi evasori dovrete pagare per le vostre azioni illecite; che ci penserà lui a mettermi a posto; al chè dissi al suo collega di portarlo via prima che ricevesse una meritata “lezione” che mi avrebbe potuto mandare in carcere e mentre il “giustiziere degli evasori” continuava ad inveire contrla-volpe.jpgo di me, il suo collega lo trascinò via.

Dopo mezz’ora arrivò il capitano dei vigili che mi chiese scusa per il comportamento del suo subalterno ed addusse delle scusanti veramente sconvolgenti: - sai, a quello non posso fargli fare altro perchè è ammalato! Mi disse; Le risposi: - ma sai che se mi partiva un pugno (e avevo motivo per darglielo), a quell’ora sarei già stato arrestato e comunque la responsabilità sarebbe stata tua, se era vero che era in quelle condizioni? Mi invitò al comando per esibirmi il documento che certificava quanto mi aveva detto, però prima mi chiese di essere così gentile da fargli vedere il contenuto del “deposito attrezzi”; risposi che era la, aperto e se voleva, andasse da solo a vederlo. Si arrese e mentre stava salendo in macchina, lo accompagnai al ricovero attrezzi e gli chiesi dove vedesse materiali o attrezzature per attività “extra contadine”. Prese atto e mi accompagnò al comando, dove commise un fatto veramente grave: mi fece leggere il certificato medico del vigile che mi aveva minacciato, al che, ribadii che le sue responsabilità erano gravi e solo perchè aveva trovato me, non ci sarebbero stati strascici al fatto; che comunque confidavo che dopo aver preso atto dell’uso del ricovero attrezzi, mi avrebbe sistemato una volta per tutte la questione della tassa sulle immondizie. Non fu proprio così perchè suddivisero in un 40% per uso garage e il restante 60% per uso agricolo. Questo avvenne dopo 3 anni che pagavo tasse come se avessi avuto un negozio in centro e ci fu una restituzione simbolica degli importi versati in più, come dire: - va la che ti è andata anche troppo bene!

Nel tempo le giunte comunali cambiarono e soprattutto nel periodo di “tangentopoli”, i vari personaggi a cui feci delle “previsioni future”, per pura “fatalità” andarono tutti, anche se per troppo poco tempo, in carcere. La nuova giunta che si installò al posto dei succitati, da buona “sinistra”, vide il sistema per far denaro rimanendo nel lecito e ci invitò a richiedere il cambio d’uso al ricovero attrezzi agricoli, per sfruil-gatto.jpgttarlo come capannone artigianale; non importava se serviva a me, ma con l’ ICI che applicavano, senz’altro a loro sì; rifiutai ovviamente.

Oggi, se io dovessi vendere l’immobile, potrei venderlo solo come ricovero attrezzi agricoli, non certo come “deposito” e nemmeno come garage, ma non è questo il problema! …

IL RAZZISMO E’ ANCHE QUESTO


Parecchi anni fa un famoso, almeno per il nordest, gruppo musicale veneziano, i “Pitura Freska”, venne invitato dalla TV di stato per un’esibizione in una trasmissione; questi accettarono di buon grado, era un’occasione imperdibile per la loro visibilità a livello nazionale, però qualcosa non andò come doveva, oppure era solo stata una mossa provocatoria, fatto sta che dopo essersi preparati con grande meticolosità, ricevettero da Roma un messaggio che diceva in parole povere: - abbiamo deciso, nostro malgrado, di non portare più avanti il programma per la Vs. esibizione nei Ns. studi, in quanto i Vs. testi risultano incomprensibili alla maggior parte degli utenti, il Vs. dialetto non si comprende bene. Questa testimonianza è dei Pitura Freska.pitura-fresca-5.jpg

Io mi domando come si può essere così di parte in una struttura pubblica:

- è vero o no che da quando l’ente TV esiste, le canzoni siciliane, napoletane, romane, toscane, milanesi, ecc., sono sempre state trasmesse, anche a sproposito?

- è vero o no che da parecchi anni, specialmente con l’avvento delle “fiction”, c’è stato un condizionamento da flessioni dialettali nella lingua parlata nelle trasmissioni del nostro glorioso ente TV?

- è vero o no che buona parte degli spot pubblicitari, fiction e conduzioni di programmi che passa l’ente TV, sono in romanesco o ditemi qual’è la flessione dialettale che pone la Z al posto della S, che si mangia le R doppie, che mette le doppie dappertutto fuorchè dove devono andare?

La nuova moda dell’elite: far passare per termini in italiano, parole ed espressioni che riguardano solo determinate regioni?

A questo proposito mi viene in mente la “lotta italiana” contro i difensori del territorio della Lega Nord. Qualcuno li ha definiti barbari, zoticoni e bifolchi, solo perchè si esprimono nel loro dialetto e con la loro cultura, senza quel ronzio fastidioso, per me, di tutte quelle “zeta” che invece si usano nella “nuova lingua italiana” imposta dai media. Posso capire che chi non si proclama “dottore”, possa mantenere la sua flessione dialettale, ma soprattutto per i dottori in letteratura e specie nei programmi radiotelevisivi nazionali è d’obbligo la dizione corretta della nostra lingua, anche per non essere scambiati per “burini”, e siccome i media pullulano di “dottori burini”, sarebbe opportuno rientrare nelle regole dettate dai nostri padri.

Nelle barzellette italiane che coinvolgono personaggi di diverse nazionalità, si fa sempre risultare il personaggio italiano sempre nella parte del più furbo!

Nelle barzellette “italiane” che coinvolgono personaggi di diverse regioni, c’è da sempre la moda di assegnare, con la sua espressione dialettale, al personaggio veneto, friulano o altoatesino, il ruolo più negativo: o tonto, o ubriacone, o puttaniere, mentre il personaggio più scaltro parla sempre con la “ZETA” onnipresente tanto da aver condizionato il modo di penZare di un integerrimo giornaliZta che conduceva una trasmiZZione sulla III° rete Rai, il quale apertamente e senza paura disse che il boom economico del nordest era frutto di tanti piccoli imprenditori disonesti e pure evasori fiscali che invece di far lavorare tanti disoccupati, facevano 20 ore al giorno, per poi andare a spendere i proventi in alcool, puttane e casinò, quando sappiamo bene che i bar erano pieni di “parsimoniosi lavoratori disoccupati” e che non li schiodavi da li neanche con il flauto magico. Penso comunque che dopo 20 ore di lavoro duro, rimanga ben poco da “spendere”.

Questo illuminato personaggio non ha voluto precisare che spendevano soldi loro e non provenienti dalla “caZZA per il mezzodì. La disonestà e l’evasione fiscale andava provata, come si usa in un paese civile; oppure il nostro stato di diritto è proprio solo quello “ROMANO”?

ForZe è per queZto che la parola “razziZmo” suona molto bene in bocca a certi perZonaggi.macro-dell-insetto-della-cicala-thumb8987283.jpgmacro-formica.jpg

Non con rancore, ma è con compassione che saluto tutti quei personaggi che non capiscono che un popolo può davvero diventare grande se impara a dominare, anzichè il prossimo, i propri sentimenti di invidia di rancore verso i “fratelli” ritenuti più fortunati a torto o a ragione, se si può considerare fortunata la formica, rispetto alla cicala!

IL SUPERFLUO, L’ESSENZIALE E L’AZZARDO

A giugno 2008, mio fratello e mia cognata decisero di installare una “stube”, un tipo di stufa tradizionale tirolese a legna e così si misero a cercare delle offerte; subito capirono che esistevano diversi materiali e metodi di costruzione così la loro ricerca si protrasse per quasi tre mesi, riuscendo ad avere sette offerte abbastanza diversificate, vuoi per tecnologia, vuoi per peso, vuoi per materiali, vuoi per prezzo.

Premettendo che a tutti i fornitori era stata richiesta una “stube” per riscaldare circa 100 mq, era una bella impresa individuare la migliore offerta, dato poi che di “stube”, una persona non ne acquista tante nella sua vita, la scelta, per mio fratello, doveva essere molto accurata. La prima offerta l’ebbero da una ditta di Vicenza: prima elencarono loro tutte le loro magnifiche installazioni di varia fattura, gli diedero un’idea di cosa chiedere, poi quando passarono alla composizione finale del progetto, il titolare della ditta, spiegò loro le proprietà  meravigliose del “Carburo di Silicio”, materiale di cui sono fatti gli elementi prefabbricati del girofumi che lui intendeva adoperare, al che diventò chiaro che lui stava proponendo una stube preassemblata e perciò lontano da ciò che loro cercavano. In ogni caso prendono nota e si riservano di decidere più avanti.

Nella loro zona ebbero altre tre offerte, con tipo di materiali refrattari standard; due offerte con maioliche tedesche e una con maioliche di produzione propria. Tutti e tre più o meno con lo stesso prezzo, però con grandezze e/o pesi diversi; quella con maioliche proprie, era spaventosamente sproporzionata, dice mio fratello, addirittura 38/40 ql. di peso, contro i 25/27 ql. delle altre due; ovviamente Laterale stube lato salaoffrivano quasi le stesse caratteristiche ad eccezione fatta per la più pesante che offriva una resa maggiore ma non spiegava tutto quel peso in più e il prezzo addirittura leggermente inferiore alle altre. Entrambi furono sconcertati, sopratutto perchè nessuno degli interpellati aveva mai parlato di problemi di “struttura portante” della casa, dato che tutti avevano avuto le planimetrie dell’abitazione e pertanto sapevano che la stube andava installata sul piano rialzato di una villetta di tre piani costruita senza accorgimenti antisismici; al titolare che offriva la più pesante, chiesero se serviva rinforzare la struttura portante della casa e se si poteva ridurre le dimensioni del foro sul muro portante che lui richiedeva (h. mt. 2,10 x l. mt.1,20), perchè lo ritenevamo troppo rischioso: disse loro che secondo lui non serviva rinforzare niente e non si doveva modificare niente del suo progetto, pertanto, mio fratello dice, il suo preventivo si eliminò da solo.

Decisero di andare ancora in Internet per avere qualche altra idea e seguendo lo spunto dato da una nipote che era già in possesso di una stube austriaca, presero contatto con quella ditta ed un rappresentante andò loro a far visita. Dopo aver spiegato pure a lui tutto ciò che serviva, con un buon italiano, diede loro delle ottime idee e anche subito un’approssimazione sulla resa, sul peso, sul prezzo e sui tempi di consegna della stube, ma diede anche un avvertimento che fino a quel momento nessuno aveva dato, cioè: bisognava verificare che la struttura portante del solaio e del muro maestro fosse adeguata al peso da caricare. A questo riguardo interpellarono subito un geometra e questi spiegò loro che su quel tipo di casa non si sarebbe dovuto caricare assolutamente nulla e che anche rinforzando la struttura, secondo lui non ne sarebbe valsa la pena. Insistendo, mio fratello lo convinse e assieme ad un ingegnere gli preparò un progetto di rinforzo a mezzo travi in acciaio spaventose, al che mio fratello gli chiese: che senso avesse tutto ciò se dopo un terremoto, della casa rimaneva in piedi solo la stube? Ovviamente aveva fatto una battuta.

Si trattava di una stube tradizionale costruita in loco; il Sig. “Fritz” li aveva letteralmente sbalorditi e aveva anche aggiunto un problema in più; erano arrivati già a fine agosto e “Fritz”, in un attimo, sembrava avesse risolto tutti i loro problemi, addirittura avrebbe consegnato pFronte stube lato salarima degli altri, ma allo stesso tempo li fece riflettere sulla fattibilità del progetto.

Per capire il tutto bisogna andare a fare la spunta:

- peso “stube Fritz” ql. 15, contro il minimo di ql. 25 degli altri progetti;

- resa “stube Fritz”: +20° su tutto il piano con -5° esterni, facendo una carica al giorno di 18 kg. di legna, dove gli altri garantivano la stessa temperatura ma con due cariche al giorno di 10/15 kg. l’una e senza contare che per scaldare quella da 38/40 ql., ammesso che bastassero quei chili, servirebbe iniziare a scaldarla una settimana prima del bisogno, data la enorme massa;

- costo “stube Fritz”: stranamente allineata con gli altri, addirittura dopo aver ottenuto un buon sconto (tanto peso in meno, faceva sperare in un prezzo più ridotto); la spiegazione stava nella diversità dei materiali; ma c’era un’altra differenza importantissima rispetto agli altri preventivi: “Fritz” applicava due aliquote IVA in maniera conforme alle leggi vigenti (verificato poi da mio fratello), mentre sui preventivi italiani non c’era un conteggio che fosse uguale e conforme fra loro; chiedendo spiegazioni, il sig. Fritz disse che ad un terzo del valore della stube veniva applicata l’aliquota IVA del 20%, mentre per i due terzi era solo del 10%, per effetto delle agevolazioni concesse dalla legge sullo sfruttamento delle energie rinnovabili.

- il taglio del muro maestro per la comunicazione della stube tra la sala da pranzo e l’ingresso, il sig. Fritz aveva chiesto loro, un foro alto mt. 1,50 da pavimento e largo mt. 0,65 contro un minimo degli altri preventivi, di 1,70×0,85 ad un massimo di 2,10x 1,20, pertanto l’impatto del progetto austriaco, sulla struttura della casa risultava meno pesante;

- dato che la canna fumaria dovevano costruirla nuova e nessuna delle ditte italiane accettava di inserirla nel progetto, chiesero un paio di preventivi a delle ditte specializzate, ma anche il sig. Fritz propose loro un’offerta; così nonostante il prezzo fosse un pò più alto, sarebbe risultato più conveniente l’offerta del sig. Fritz, anche per avere una sola ditta per casa, a parte il taglio del muro;

- il rinforzo della struttura, dopo che mio fratello si trovò nel dubbio se farlo o meno, dato il peso molto inferiore della “stube Fritz”, decise di farlo comunque, però con una modifica sul progetto degli esperti e parlandone sia con il geometra che con una ditta specializzata, concordarono con lui che la sua proposta migliorava il rinforzo ed accettarono.

A questo punto mio fratello doveva decidere e purtroppo si accorse che solo per aver interpellato il sig. Fritz, anche se avesse fatto fare il lavoro a qualsiasi ditta, il costo complessivo era lievitato non di poco, però era anche vero che sarebbe stato sciocco tralasciare un problema così importante e magari dare anche l’incarico a una ditta che non aveva preso minimamente in considerazione la struttura portante.

Chiesero ad altre due aziende un’offerta, oltre alle succitate: una che probabilmente vendeva anche legna, visto quanto, secondo loro, avrebbero dovuto bruciare per scaldarsi; una che solo perchè arrivò troppo tardi, mio fratello l’accantonò prima di approfondirla, nonostante fosse abbastanza simile a quella del sig. Fritz. Ovvio allora che a mio fratello rimaneva solo che accettare la proposta del sig. Fritz e a conti fatti, dice mio fratello, era quella che garantiva il miglior risultato. Firmò l’ordine includendo una clausola particolarmente sottolineata fra le varie: la stube doveva essere costruita da tecnici austriaci, il che poi non fu così: addussero scuse molto “italiane”, come furono due “manovali” italiani a costruire il tutto, per fortuna con risultati negativi solo estetici! Ma questa è un’altra storia.

Qualcuno si chiederà il perchè di tutto questo racconto ma sono sicuro che rileggendolo accuratamente, dovrebbe comprendere. Se non altro per la differenza spaventosa di peso e ovviamente di materiali, fra i vari progetti. Poi, perchè nessuna ditta italiana ha preso in considerazione la gravità del problema “Struttura Portante”? Certo che il problema era di mio fratello, non loro!

Dimenticavo un problema che forse mio fratello evitò (ancora non si può sapere), acquistando la “stube Fritz”: - la legge che concede delle agevolazioni a chi investe sullo sfruttamento delle “energie rinnovabili”, pretende che l’iter di questi lavori e conseguente documentazione, segua una corretta via e cioè, se solo si sbaglia una “virgola” sulla presentazione degli incartamenti, addio agevolazioni! Allora mi chiedo: se mio fratello avesse presentato all’ufficio preposto per il rimborso della quota stabilita sulla spesa, una fattura con l’IVA tutta al 10%, o tutta al 20% (come proponevano le ditte italiane), o con 1/3 al 20% e 2/3 al 10% (come proponeva il sig. Fritz), che probabilità di successo sull’operazione avrebbe avuto?

Tutti coloro che hanno acquistato una stube da quelle “oneste” ditte italiane, avendo i problemi strutturali di mio fratello, come possono dormire tranquille?

Quando propongono questo tipo di prodotti con agevolazioni, almeno dovrebbero farci scegliere la “busta n° 1, 2 o 3, almeno così Stube lato ingressogiochiamo un pò d’azzardo!

Perchè non c’è abbastanza azzardo nel vivere quotidiano!!!

LA PARTITA ALLO STADIO

 Il calcio inteso come sport, per noi italiani è molto importante, tanto da farci incorrere in situazioni a dir poco assurde come è capitato a me e mio figlio, quando da ragazzino, lui giocava nella squadra degli “esordienti” nel comune dove abitiamo.

Era da tempo che mio figlio mi chiedeva di portarlo a vedere la Juventus a Udine in occasione della partita di campionato contro l’Udinese; purtroppo non era facile per il fatto che lui, giocando le partite della sua categoria alla domenica mattina, era libero troppo tardi per riuscire in tempo ad essere a Udine per l’inizio partita. Una domenica decisi all’ultimo istante di andarci, così mangiammo qualcosa in fretta e partimmo anche se avevamo l’incognita dei biglietti; una volta la, in qualche maniera speravo di trovare la soluzione. Non trovammo tanto traffico ed in poco tempo fummo la, al che mi recai subito alle biglietterie ma trovai, nonostante ci fosse gente dentro, tutto chiuso per esaurimento biglietti; cercai allora un “bagarino”, anche se sapevo che avrei pagato molto di più; lo trovai, guarda caso subito, e per di più aveva anche i biglietti che mi servivano, due distinti laterali (desideravo che mio figlio vedesse bene la sua prima partita di serie A), ma subito dopo aver pagato feci caso che un biglietto era per il settore nord e l’altro per il settore sud. Subito capii che non mi avrebbero mai lasciato entrare in coppia, sia da una parte che dall’altra.concerto-allo-stadio-friuli.jpg

Molto preoccupato mi girai cercando con lo sguardo di rintracciare il bagarino ed in mezzo a una marea di gente ebbi la fortuna di intravederlo; presi mio figlio e corsi da lui prima di perderlo di vista. Lo redarguii e gli feci presente che avrebbe dovuto capire che avevo con me un bambino di 10 anni e non un adulto. Mi rispose che non mi dovevo agitare e che non c’era alcun problema, così mi prese dalle mani i biglietti e si recò presso la biglietteria a cui io avevo invano bussato prima; qualcuno aprì e gli cambiò un biglietto, ritornò e mi disse sempre con il suo accento meridionale: - Guagliò, te l’avevo detto che non c’era problema!

Purtroppo non potevo pretendere di trovare il biglietto con il numero vicino all’altro e così ci guardammo la partita occupando un solo posto, tenendo mio figlio sulle mie ginocchia, ed è stato più bello per me!

Alla fine della partita, di cui non ricordo nemmeno il risultato, ritornammo a casa e strada facendo chiesi a mio figlio che impressione avesse avuto della partita e di quell’ambiente: mi disse che era proprio come l’aveva sempre sognato, quel momento, ma anche che era un mondo a dir poco”strano”, visto quel che ci era capitato. La domanda che mi fece: - papà  perchè quando abbiamo bussato noi, nessuno ci ha aperto, nonostante vedevamo che c’era qualcuno dentro e poi invece hanno aperto a quel signore, cambiandogli il biglietto? …

Da quella volta non ci sono più andato a vedere una partita di calcio professionista, mentre mio figlio c’è andato qualche volta con degli amici, procurandosi prima i biglietti, però.

Ho anche ulo-stadio-friuli-1.jpgna figlia che oggi ha 33 anni, sposata; lei e mio genero mi hanno donato una felicità immensa dandomi un nipotino, Tommaso; fra poco anche lui chiederà  di vedere una partita fra  campioni di serie A, ma sarà suo papà  questa volta a raccontare un’altra storia.

Mio figlio ora ha 28 anni, lavora nell’azienda di famiglia ed in tutti questi anni è riuscito a darmi delle belle soddisfazioni: - oltre che a vincere a livello scolastico (scuola media e media superiore) delle medaglie d’oro e d’argento, a livello provinciale e regionale, nelle specialità di corsa campestre e mille metri, partecipando anche alle finali studentesche a Catania; è stato anche campione d’Italia nell’anno 2000, con la squadra di calcio juniores del comune, dove io da ragazzino sognavo di poter giocare (mia madre venne due volte al campo con il bastone per farmi desistere e ci riuscì, purtroppo).

Da tutto ciò mi viene una considerazione da fare: - nonostante, in età  più giovane, avessi avuto dei rimpianti per non aver potuto fare sport, penso proprio di essere stato molto fortunato nella vita. L’amore di mia moglie e dei miei figli, le emozioni che loro mi hanno fatto provare, le belle soddisfazioni che il mio lavoro mi ha dato, valgono in assoluto molto di più di quelle che avrei potuto provare nel partecipare o assistere a qualsiasi grande evento sportivo. Inoltre sono felice che anche i miei figli abbiano capito quali siano le vere mete da raggiungere nella vita.

IL “GIARDINO DELLA SERENISSIMA” DEVE FARE CASSA

Ancora all’epoca degli antichi romani venivano costruite grandi vie di comunicazione che ancora oggi, anche se molto ammodernate, sono funzionali ed indispensabili. Quando vengono adattate e riparate è sempre un pò tardi. Soprattutto questo succede dove l’intensificazione Canale della Pietà.JPGesagerata del traffico è tale che i vari enti preposti non riescono, o per iter burocratici, o per scelte politiche, o per incapacità degli addetti ai lavori, a soddisfare al fabbisogno del contribuente.

Il contribuente dovrebbe essere quel tale che versando un importo stabilito dallo stato, acquisisce il diritto ad usufruire delle infrastrutture create dal succitato stato, atte ad agevolare il “libero” transito di tutti i veicoli ed autoveicoli. Di questi tempi, in Italia abbiamo assistito a cose allucinanti per quanto riguarda quel diritto a percorrere la penisola in modo veloce e sicuro: - cantieri perenni e deserti allo stesso modo; - strade ed autostrade bloccate da incidenti o da eventi atmosferici, con ritardi di allerta spaventosi, inoltre in totale mancanza di segnalazioni ed indicazioni di vie alternative, come quando tutti fiduciosi, entriamo in autostrada, e nessuno ci avvisa che è intasata o che è bloccata dai motivi succitati, con la sorpresa poi che devi pagare anche un servizio che non hai avuto, anzi ti ha danneggiato; si potrebbe chiedere cosa ne pensano coloro che sono stati “sequestrati” alcuni anni fa nell’autostrada del sole, prigionieri della neve; - vere trappole, come quelle semaforiche e quì si dovrebbe aprire un argomento solo per poter elencare tutte le nefandezze e le vigliaccate perpetrate verso l’utente della strada. Nel nostro paese non esiste il servizio per le varie utenze, bensì esiste il servizio opposto: - tutti i contribuenti dovrebbero farsi carico del mantenimento di tutto l’apparato statale e paraschiesetta-della-pieta.JPGtatale, ma soprattutto in funzione delle persone fisiche che compongono i vari quadri dirigenziali e personale “addetto ma poco presente”. Dissi ai miei figli, quando erano piccoli, che forse non loro ma sicuramente i miei nipoti si sarebbero messi in coda con le loro auto già  appena fuori del cancello di casa e che la cosa più importante sarebbe stata, versare i vari contributi e balzelli per tenere in vita un sistema sempre più marcio che produce poco, rispetto a ciò che riceve. Da ragazzo, quando apprendista elettricista, assistetti allo studio di una modifica all’impianto semaforico (il primo installato nel “Giardino della Serenissima”); mi ricordo con quanta cura il vigile urbano e l’elettricista anziano Angelo, studiavano i particolari ed i tempi da assegnare alle varie fasi del ciclo, per rendere agevole l’incrocio a tutti; il tutto era gestito in elettromeccanica, mentre ora c’è molta elettronica e come programmazione dovrebbe essere abbastanza più semplice e affidabile rispetto a quegli anni.

Ritengo di avere una buona esperienza sulla viabilità in genere, avendo lavorato come artigiano in tutta Italia ed anche all’estero, di chilometri ne ho percorsi parecchi e la sensazione che provai qualche anno fa e che provo ogni volta che devo percorrere la Statale 13, a Sacile in Viale della Repubblica, dopo l’intallazione della nuova semaforica, mi ha sempre tormentato: - non è concepibile che per percorrere poco più di un chilometro, questa più o meno è la distanza che intercorre fra il semaforo di San Liberale e il quarto semaforo con incrocio per Caneva, si impieghi alle volte anche un quarto d’ora, specie provenendo da Aviano; lo stesso tempo che serve per percorrere tutta la circonvallazione di Pordenone che è di molto più lunga e con il doppio dei semafori; non parliamo poi se devi girare a sinistra provenendo da Sarone; se lo fai una volta nelle ore di punta, capisci che ti conviene entrare in centro e percorrere le due alternative che hai: - la circonvallazione sud o il centro stesso (Campo Marzio > Contrada dell’Oca > Viale Trieste); praticamente la freccia verde a sinistra del semaforo ha lo stesso tempo dell’attraversamento dell’incrocio, pertanto quando torna rosso, se dal centro proviene un forte flusso di automezzi, tu rimani la, e dponte-della-vittoria.JPGopo al prossimo verde ancora la, e poi ancora; sopratutto non puoi cambiare corsia.

Ritornando al mio percorso usuale, più volte ho fatto la prova, provenendo da Aviano per Sacile ovest, percorrendo un tragitto più lungo come la circonvallazione sud o anche il centro, con il risultato che quasi sempre ci mettevo meno del tempo che serviva per fare il Viale della Repubblica.

Le circonvallazioni furono ideate “anche” per agevolare il traffico di passaggio e non per irritare chi è obbligato a percorrerle ed avvelenare gli abitanti che devono respirare i gas di scarico!

Un’altra trappola è il parcheggio con disco orario e ciò che ho visto ha dell’incredibile: - un sabato pomeriggio di qualche anno fa mi recai a Sacile per assistere alla partita di calcio che si svolgeva al campo sportivo in viale Martiri Sfriso e parcheggiai nel viale; a fine partita chiesi ad un mio amico perchè tante persone corressero verso l’uscita; - mi disse che andavano via prima che i vigili urbani facessero loro la multa per il disco orario scaduto, al che mi precipitai, io non l’avevo neppure esposto; era una segnalazione recente e non me n’ero accorto. Riuscii a portare via l’auto da sotto il naso dei vigili che staccavano multe a “manetta”. Riflettendo mi resi conto che era una vera carognata ciò che era successo: - il campo sportivo non possiede parcheggi propri, pertanto i giocatori e gli addetti che devono intrattenersi al campo anche per più di tre ore, non trovando parcheggi liberi (il più vicino è ad un chilometro circa) e quelli a pagamento, ammesso che ce ne siano a sufficienza, sarebbero abbastanza cari, o vengono in bicicletta od organizzano un pullman; ma ammettendo che fossero sufficienti per loro, di sicuro non lo sarebbero per gli spettatori che devono intrattenersi solo un paio d’ore e guarda caso il tempo-disco era solo di 90 minuti. Quel che è peggio è stato vedere i vigili che come dei “pescatori di frodo autorizzati” ritiravano le “nasse”.

Circa sei anni fa ricevetti via posta una contravvenzione sempre dai vigili di Sacile, per aver parcheggiato l’auto in posto non autorizzato; portava la data di tre mesi prima, così feci una ricerca sul mio rapporto di lavoro di quel periodo per capire dove, come e quando avrei potuto fare tale infrazione; risultò che io e mio figlio, quella sera alle ore 17,50 (l’ora riportata sulla multa) eravamo a Pordenone a ritirare dal concessionario l’auto interessata che aveva passato il tagliando di manutenzione.

Però mi venne in mente che una mezz’ora più tardi ci passai per Sacile, per delle commissioni e mi fermai un’attimo di fronte all’edicola di via Martiri Sfriso, dove avrei commesso l’infrazione, per prendere il giornale; risalii subito e me ne andai. Ciò voleva dire che in quell’attimo, “qualcuno” tanto zelante, avrebbe potuto prendere il numero della targa passando di la in corsa, senza rilasciare nessuna notifica e avrebbe redatto la contravvenzione, sbagliando a scrivere l’ora. Decisi di telefonare al comando dei vigili urbani di Sacile e spiegai che a quell’ora non poteva trattarsi della mia auto per i suddetti motivi, omettendo ovviamente di essere poi passato di la. L’interlocutore mi disse che mi avrebbe richiamato a breve e così fu; la frase che sentii: - scusi tanto, c’è stato un errore di numero di targa. Poco credibile direi, perchè nella contravvenzione era riportato anche il tipo di automobile e se non sbaglio anche il colore. Cosa piuttosto unica, non sembra?Il giardino della serenissima

Che dire d’estate, in occasione della “Sagra dei Osei”, chiudono completamente le vie del centro e fanno pagare un biglietto d’ingresso già dal sabato sera; certo che far pagare il biglietto a chi deve recarsi alla Santa Messa o a fare una qualsiasi commissione è proprio un’azione da paese “molto democratico”. Quello che fa indignare di più è che per l’interesse di pochi si possa calpestare il diritto di tutti coloro che convinti che pagando le tasse, possano ricevere in cambio un modo di vivere civile e non un continuo destreggiarsi in mezzo ad “accattoni” dichiarati e no.

Ma è poi così difficile riservare delle aree come si fa con le fiere?

A proposito di “rotonde”, visto che a Sacile non piacciono: - ci voleva l’Europa per insegnare ai primi grandi costruttori di strade al mondo (vedi le vie ancora esistenti degli antichi romani) che con una “rotonda” si riesce a far circolare tutti, nessuno rimane fermo, abbassando di molto il rischio di scontri frontali e collisioni. Erano anni che speravo in questa soluzione. In Francia già  più di trent’anni fa erano numerose e non serviva espropriare ettari di terreno per farne una. Ma forse è proprio per questo motivo che in Italia non volevano farle!

E sì che era una soluzione alla portata di tutti, bastava guardare come fa un liquido a scendere in un imbuto o in uno scarico!