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OGGI DI OPINIONI SI MUORE, MA …

Secondo il mio modesto parere, una fra le prime, se non la prima “multinazionale” sorta al mondo, ha circa due millenni ed è stata costituita, in un certo senso da coloro che hanno ucciso o fatto uccidere, l’ideatore (involontario!?) del  sistema di “marketing” che oggi è usato da chiunque e ovunque,  per qualsiasi tipo di “prodotto”.

Tutti i “ruspanti” che cercano luce, usano in qualsiasi modo e senza nessuna etica, tutti i mezzi a loro disposizione per raggiungere lo scopo, emulando in pratica, l’atteggiamento dei paesi più potenti, guarda caso, titolari o contitolari di tutte le multinazionali, nate apparentemente per dare un servizio sempre più civile ai popoli, ma con la recondita volontà della madre che vizia i propri figli per “usarli” solo lei (nel gergo della pesca l’azione e chiamata “pasturare”).

Oggi per soggiogare e controllare un popolo ci sono infiniti mezzi, ma tutti questi abbisognano di manovali senza scrupoli e se si dà un occhio al nostro parlamento ed ai media che supportano il sistema, non si fatica a comprendere ciò di cui sopra.

I “fratelli” ruffiani e traditori sono là in bella vista: basta volerli vedere.

Salute e serenità a tutti.

L’ ACERO DI MONTAGNA

In un’agosto di parecchi anni fa, io e mia moglie decidemmo di andare per una settimana in ferie in Alto Adige, in Valle Aurina sopra Brunico. Dei nostri amici frequentavano da anni la vallata e ascoltando i loro racconti sulle bellezze di quei luoghi, ci convincemmo che sarebbe stato bello provare anche noi.

In realtà  quell’anno furono le prime vere ferie che facemmo da soli, perchè il mio lavoro purtroppo non mi permetteva di essere libero nel periodo estivo, così non era mai successo che io avessi fatto una settimana di ferie vera e propria; mia moglie con i bambini, quando erano piccoli, per alcuni anni andarono per un paio di settimane al mare o in montagna e io il fine settimana mi univo a loro. Io non sopportavo il mare, da ragazzo lavorai nei litorali del Friuli e del Veneto e ricordo che al lunedì (si rientrava ogni fine settimana), quando si arrivava a pochi chilometri dal mare, solo sentendo l’odore della salsedine mi provocava malessere e agitazione.

Lavorai per tre anni in quei posti, sui palazzi in costruzione, da febbraio ad ottobre.

Ritornando alle ferie: - Fatalità  quell’anno fui bloccato nel lavoro per mancanza di materiali, così dissi a mia moglie di prenotare per qualche giorno, se riusciva a trovare una camera e cosi fù: nostra figlia già adulta, partiva anche lei con il suo fidanzato per il mare e nostro figlio diciassettenne, andava dalla nonna che abitava poco distante, per i pochi giorni che stavamo via.

Controllato che tutto fosse a posto (dissi a mia moglie di nascondere le chiavi della sua auto, per ogni evenienza), così partimmo. Ricordo una sensazione di insicVilla Ottone.JPGurezza, di disagio; forse era perchè non ero abituato a lasciare la casa incustodita; di solito quando partivo per lavoro c’era sempre mia moglie a casa.

Avevamo trovato alloggio proprio alla Pensione Reichegger di Villa Ottone, poco sopra Brunico, dove andavano i nostri amici, che purtroppo quell’anno erano già rientrati a casa.

A Brunico, prendendo per la Valle Aurina, indicai a mia moglie un albero maestoso isolato, in un pascolo nella montagna che si innalzava di fronte a noi.

Arrivati alla pensione, avemmo la gradita sorpresa di trovare una coppia di amici della nostra compagnia al paese, anche loro solitari e non avvezzi alle ferie come noi. Fummo invitati a pranzare con loro e di seguito, di comune accordo trascorremmo i pochi giorni di vacanza sempre insieme.

Nel primo giorno, mentre eravamo a cena, ricevemmo una telefonata da nostro figlio e dato che il telefonino ancora non l’avevamo, mia moglie andò alla reception; mentre con i miei amici si dialogava del più e del meno, mia moglie non tornava più ed iniziavo a preoccuparmi; quando ritornò mi disse serenamente: - tuo figlio ha in parte distrutto la mia auto, ma non si sono fatti nulla; - poi vorrebbe parlarti.

Di colpo mi si gelò il sangue: - era tutto il giorno che presagivo qualcosa di poco piacevole;Valle Rio Bianco -fienagione.JPG - ma come aveva fatto a trovare le chiavi, chi era con lui, ero sicuro che da solo non l’avrebbe mai fatta una cosa del genere, perchè proprio giorni prima chiesi a lui di spostare la macchina nel cortile, e mi confidò che non bramava per niente di guidare l’auto; gli bastava il suo scooter.

Mi ci volle parecchio per ritornare ad un ragionamento razionale; i nostri amici ci rincuoravano dicendoci che era andata anche bene, perchè era uscito illeso (a loro purtroppo, molti anni prima, era morto un figlio di nove anni, finito sotto il pullman che sopraggiungeva, sembra per uno sfortunato scherzo di un amico). Continuavo a pensare in che stato si trovava, cosa provava mio figlio in quel momento; sapevo che stava soffrendo e che aveva compiuto purtroppo, un errore che molti giovani compiono, ma proprio attraverso questa sofferenza forse avrebbe imparato la lezione.

Più tardi telefonai a mia suocera e riuscii a farmi spiegare da lui cosa avesse combinato: - nel pomeriggio, mentre si trovava ancora a casa nostra, andò a trovarlo un suo amico e fu lo stesso a chiedergli di andare a fare un giro con la “Y 10″ di sua madre, così riuscì a trovare le chiavi di riserva, a cui io non avevo proprio pensato prima di partire; - uscì dal garage solo per fare qualche manovra nel cortile, così disse, ma invitato dall’amico uscirono nella stradina di campagna, per altro non asfaltata, che passa davanti a casa; - mi disse che fecero circa 200 metri, arrivando fino al vecchio gelso gigante, dove girò l’auto per tornare indietro; al chè, il suo amico gli chiese di guidare lui. Fatto il cambio di pilota, questo parte come un vero campione del volante e subito dopo pianta una “staccata” che lo indirizza in pieno contro un sifone in cemento per lirrigazione dei campi.

Risultato: - nessun ferito per fortuna; - avantreno sventrato, aperto, con una ruota girata a sinistra e l’altra a destra, con danni anche al motore. Disse che prese paura di un trattore che sopraggiungeva in lontananza e proprio a quel ragazzo che lo guidava chiesero di aiutarli ad alzare l’auto con il sollevatore del trattore e portargliela a casa.

Dopo aver ascoltato in silenzio il suo racconto, mi rivolsi a lui avvisandolo che tutti e due dovevano preparare i loro risparmi per riparare l’auto e che doveva tornare come prima; nel frattempo doveva tranquillizzarsi perchè la frittata oramai era fatta e avremmo risolto il problema quando saremmo ritornati a casa. 

Per non pensare più, evitai di telefonare al carrozziere per avere delle informazioni e mi ripetevo che poteva andare molto peggio se non si fossero fermati su quel sifone: - sicuramente dopo aver provato la stradina, avrebbero provato la strada provinciale e poi chissà…

Passammo 5 giorni lontani da casa non proprio idilliaci e la compagnia dei nostri amici ci aiutò a distrarci. Quando rientrammo, salutammo il nostro albero che ci guardava dalla montagna, con il proposito un giorno di andarlo a trovare.

Nonostante tutto non riuscii ad essere cattivo con mio figlio e lo abbracciai; vedemmo insieme poi per far riparare l’auto, così venne un mio amico carrozziere che con una fatica assurda riuscì a caricarla sul carro attrezzi, tanto era messa male; chiesi a mio figlio se aveva informato il suo “copilota” dell’operazione finanziaria che doveva essere fatta, al chè mi disse che gli avrebbe già parlato e che non dovevano esserci problemi, se non fosse per quanto avrebbero dovuto sborsare; a questo ci avremmo pensato io ed il papà  del suo “copilota”, mio amico e mio omonimo, a finanziare la loro operazione e che piano piano poi, avrebbero ritornato i soldi con gli interessi, così la lezione sarebbe stata esemplare. Passò quasi un mese e stranamente il papà  dell’amico non si fece sentire, così decisi di forzare la situazione, perchè era ovvio che il bravo compagno d’avventura, non aveva detto niente al paparino, oppure …

Telefonai al mio amico, dicendogli che il giorno dopo sarei passato da lui perchè avevo un problema da risolvere; dopo neanche 10 minuti mi richiamò lui stesso dicendomi che aveva ancora la mano che gli bolliva per le sventole che aveva assestato a suo figlio (suo figlio dopo che seppe della mia telefonata, probabilmente si sentì alle strette e gli raccontò cosa avessero combinato quel giorno); - mi chiedeva scusa perchè l’aveva saputo solo allora e mi invitava a passare da lui a definire il tutto. Abbastanza umile, non vi pare? 

Il giorno dopo, trovatomi di fronte a cotanta contrizione, mi limitai a redarguire il bravo figliolo, che così non avrebbe dovuto comportarsi e assicurai al mio amico, che se avessi saputo che avrebbe condonato la pena a suo figlio, lo avrei sputtanato ovunque; poi per cercare di sdebitarsi, lui e la moglie mi offrirono delle vecchie fioraie in cemento inutilizzate; ovviamente rifiutai. Fu l’ultima volta che parlai con loro. 

L’auto venguglie-fianco.JPGne riparata alla meglio perchè non valeva più tanto e a fronte di una spesa preventivata di 6.000.000 di lire, circa 3.000 euro, riuscii a ridurre la spesa a 1.300 euro, facendo installare pezzi di recupero e aggiustando la carrozzeria alla meglio. Mio figlio pagò la sua metà  della riparazione con i suoi risparmi; il suo amico portò la sua parte di denaro, ma dubito che sia stato lo stesso sacrificio per lui, per il semplice fatto che alla base dei due svezzamenti c’erano due differenti educazioni! 

In quella valle meravigliosa, da quella volta ci siamo sempre ritornati ogni anno, per una settimana, non per molto; giusto il tempo per fare il pieno di tutte -targa-su-acero.JPGquelle bellezze impareggiabili.

Dopo una decina d’anni, facendo un’escursione, per puro caso un bel giorno ci imbattemmo nel “nostro” albero: - a mè venne un tuffo al cuore quando lo riconobbi in lontananza e mano a mano che ci avvicinavamo eravamo sempre più sicuri che era lui, un bellissimo acero di montagna dal fusto e la chioma imponenti; quando fummo davanti a lui però, ci accorgemmo che era già  stato occupato; non era occupata la panchina rustica che c’era alla sua base, bensì il tronco dove faceva bella vista una targa in bronzo con dedica, la quale ricordava il cinquantesimo anniversario di matrimonio di Eduard e Maria - 1997 -. 

Era proprio nel 1997 che vedemmo per la prima volta quel bellissimo acero di montagna e sicuramente Eduard e Maria non sarebbero contrari a dividere con noi la sua ombra. 

L’ acero-di-montagna.JPG

L’ ADATTAMENTO DELLE VESPE

I tempi sono cambiati e di molto, forse troppo: - la mia infanzia l’ho passata praticamente tutta in campagna, anche se i miei l’abbandonarono quando io ed il mio secondo fratello eravamo piccoli; noi spesso ci recavamo dai nostri zii e talvolta aiutandoli nei campi o giocando con i nostri cugini, vivevamo in un ambiente sano che era un’autentica palestra: - portare a casa il fieno; correre sui prati; andare su e giù per gli alberi giocando o per mangiare frutta (il fico non ebbe più segreti per noi dopo il primo tonfo); i fichi li mangiavamo interi senza togliere la buccia e quelli non proprio maturi provocavano i “papui”, cioè delle piccole ferite agli angoli della bocca; le ciliegie le mangiavamo con l’osso, non c’era tempo per sputarlo, così anche i cocomeri. Al di la del solfato di rame, calce e zolfo, che avevano una carenza breve, non esistevano altri anticrittogamici, così pesche, mele, pere, albicocche, susine e tutta la frutta in genere, noi bambini, la si mangiava appena colta sull’albero, forse anche perchè non c’era informazione o meglio, perchè non c’erano ancora tutti quei veleni che esistono oggi.  


Se io voglio produrre della frutta ad uso privato non posso fare a meno di trattare le piante come le tratta il grande produttore o quasi (penso sia anche per i portainnesti di qualità  scadente). Per fare una battuta: - quando acquisti delle piante da frutta, devi prendere tutto il pacchetto, cioè anche concimi specifici ed anticrittogamici; più o meno come si deve fare quando acquisti un PC, devi acquistare i programmi e anche l’antivirus, altrimenti ti viene sabotato tutto. 

La battuta che viene ora: - sembrerebbe che il buon Dio ci abbia donato una natura meravigliosa, divertendosi a metterci delle trappole come la peronospora, l’oidio, la tignola, la gommosi, ecc., così noi ci danniamo e avveleniamo per mangiare proprio quel ben di Dio, mentre per il PC, senz’altro qualcuno deve averLo copiato, ma non per divertirsi…;  senza dubbio Dio non c’entra per niente!

 

Come diceva qualcuno tanto tempo fa e che conta ancora ai nostri giorni, purtroppo: - a pensar male è peccato, ma quasi sempre ci si azzecca.

  

La mortalità  infantile, oggi è diminuita di molto, rispetto a 50-60 anni fa e secondo me quella mortalità si verifica spesso circa 20 anni dopo la nascita di un bambino: - quando il bambino era troppo debole o gracilino, quando il “concime” non faceva effetto, il bimbo moriva, perchè il suo corpicino non sviluppava la “memoria antivirus” per combattere gli attacchi di malattie che assalivano tanta debolezza; quell’esercito di piccoli riparatori chiamati anticorpi o erano in sciopero o non si erano formati. 


Purtroppo per interessi ben precisi, ma che pochi ne ammettono l’esistenza, quella mortalità  è stata ritardata ad arte di circa 20 anni e per capire cosa intendo, basta leggere i necrologi dei fine settimana e relative date: - un ragazzo di vent’anni, appena si affaccia in modo autonomo alla vita, fa molta fatica a tenere alta la propria “difesa”, dato le overdose di trattamenti “antibiotici” propinate da medici, informazione, moda e quanto altro serve al giorno d’oggi ad alimentare le multinazionali, vere padrone del mondo e del futuro dei nostri figli.

 

A parte la “mancanza” di tempo per fare figli, oggi e non solo oggi, cioè da quando qualcuno ha sviluppato il business della “vita a comando” tempestandoci di medicinali, forse appunto perchè è un affare per tutti più che per i genitori, i bambini che nascono, “benessere” dei genitori permettendo, sopravvivono a qualsiasi malattia e non perchè sono più forti di natura, ma perchè sono gonfiati con “mangime” specifico e “trattamenti” simili a quelli che si fanno agli animali da allevamento o a piante da frutto. 

  

Quando nacquero i miei figli, io e mia moglie eravamo giovani, 25-30anni e l’ingenuità era tanta; eravamo convinti che i figli fossero solo nostri, ma ci accorgemmo presto che in classifica eravamo ultimi, anzi eravamo solo coloro che contribuivano alle varie “istituzioni” sociali: - tra pannolini, latte in polvere, cibi particolari e medicine, prescritti da “onestissimi” e capaci pediatri, abbigliamenti costosi per non far emarginare le nostre creature e man mano che crescevano si doveva spendere sempre di più, cercando sempre comunque di trovare un compromesso con le possibilità. 


La scuola dalla materna all’università , lo sport, i passatempi, sono un super business per tutti, di cui i nostri figli sono la “merce” di scambio.

Dire al mister del calcio che tuo figlio deve prima fare bene a scuola, sembrerebbe un’assurdità nell’ambito dello sport; spiegare al docente che più che il suo stipendio e le gite, è importante il profitto di tuo figlio, è una bestemmia nell’ambito della scuola; dire al tuo medico che tuo figlio prima o poi dovrà  vivere senza medicinali o integratori, ti farà sentire come un’irresponsabile parsimonioso, dato che le medicine efficaci non le passa certo l’assistenza e le meno efficaci mutuabili non sono per niente gratis.


Certo che seguire i sistemi antichi della nonna e del nonno, per chi li conosce ancora, spiazzerebbe buona parte dei sucitati filantropi.

  

Gli alberi da legna per ardere come il carpino o il faggio, se sono cresciuti esposti in pieno sole e su terreni grassi, il loro legno non sarà mai compatto, resistente e con una resa in calorie come invece sarà per le piante cresciute con bassa insolazione e su terra magra; il ciclo vitale sarà più lungo per quest’ultime e la loro forza supererà  tante malattie e carenze.   dsc05440-ai-limiti-del-bosco-di-carpini-faggi-e-noci-da-legno-circa-2200-piante.JPG 


Imparare a saper soffrire da giovani, al contrario di ciò che si pensa, tempra il fisico ed il carattere, esempio: - aiutare i genitori; studiare; lavorare; fare sport. 


Quelle palestre affollate non irrobustiscono altro che i conti in banca dei gestori; la tragedia è che tutti lo sappiamo, ma è la moda e non puoi ignorarla per non essere emarginato. 


Mi viene in mente mia figlia a 9 anni, quando mi chiese se poteva avere il suo conto corrente, dato che dei signori di una banca erano passati in scuola per raccogliere adesioni (pensate un pò a cosa erano arrivati direttori scolastici e banchieri), praticamente per irretire i bambini: - dissi a mia figlia che purtroppo lei aveva un papà diverso da quelli dei suoi compagni che avevano aderito al progetto, che non le sarebbe mai mancato nulla del vero necessario e che quella moda non avrebbe portato a niente di buono. 


Le dissi anche che anzichè seguire una moda, sarebbe stato più intelligente, costruttivo e meno costoso crearla; ad esempio portare o esibire con disinvoltura una qualsiasi cosa fatta da lei, poteva diventare una moda. Dopo qualche giorno, mi disse tutta raggiante: - avevi ragione papà e mi racconta delle sue amiche che avrebbero copiato un suo vezzo. 

Si parlava di anticorpi necessari per la propria immunità: - per migliaia di anni l’uomo non ha avuto saponi o antisettici e certo che la mortalità era alta, ma la esagerata e maniacale pulizia non è assolutamente positiva perchè quell’esercito di anticorpi (ammesso si sia formato) a guardia del nostro fisico, non dovendo lavorare quasi mai, verrà licenziato dal nostro corpo e quando servirà, il soggetto sarà  in balia dei “predatori”. 


Il possessore di un personal computer può decidere di non acquistare l’antivirus per proteggerlo e finchè non si collegherà  in rete, non dovrà  temere nulla, nessun virus potrà  entrare nel suo PC, ma appena avrà  bisogno di inserire una memoria esterna avuta da qualcuno o collegarsi ad internet, saranno “dolori”.

 

Il mi povero papà , io, mio figlio e mio fratello secondo, siamo sempre stati allergici alle punture delle vespe, chi più, chi meno; mio fratello è stato in pericolo di vita ben due volte per lo shock anafilattico provocato da punture di vespe. Quando feci il militare, il maresciallo mi fece revisionare delle cassette di derivazione elettrica che però erano piene di nidi di vespe; spiegai la mia allergia, ma lui mi insegnò come annientarle: - prese un oliatore a pompetta e lo riempì di gasolio, poi mivespe-adattate.JPG disse di aspettare la sera o la mattina presto per poterle prendere tutte con una nebulizzata di gasolio ben assestata. In effetti funzionava veramente, in tre secondi erano morte.

 

Quando ritornai alla vita civile, dato che spesso facevo l’antennista, oltre all’elettricista, mi portavo sempre appresso la pompetta di gasolio e sui tetti mi difesi sempre bene. Poi per anni non ebbi più di questi problemi, ma avendo fatto una legnaia in pieno sole, a fianco del capannone di casa, mi ritrovai con una quantità di nidi di vespe davvero preoccupante e provai ad intervenire come al solito con il gasolio; sembrava che volassero meglio; provai a miscelare di tutto: - benzina; diluente nitro; olio; trielina. Niente da fare, volavano senza problemi. Allora tornai all’antico sistema del fuoco, molto più pericoloso ma sistemai la faccenda. Non riuscivo a capire come mai con il gasolio non funzionasse; le vespe non potevano essere diverse e nemmeno il gasolio. 

  Un giorno a casa di mio fratello provai ancora a neutralizzare le vespe con il gasolio e caso molto strano il sistema li, funzionava.


Mi venne in mente solo allora cosa poteva essere successo: la mia casa è sulla linea di atterraggio degli aerei della base, a circa due chilometri dalla pista ed il kerosene avio scaricato o incombusto dagli stessi, ha fatto adattare gradualmente le vespe agli idrocarburi e questo è un altro grande problema, che noi viviamo o meno all’aperto in queste zone!

  

Intanto “l’industria” della sanità  fa passi da gigante! per chi, lo sappiamo!


LA SCUOLA - al servizio o servita?…

LA SCUOLA  (al servizio o servita?)

La scuola era sempre stata per me, allora ragazzino, come una “pietanza” che proprio non riuscivo a digerire, ma non perchè mi fosse difficile apprendere le lezioni, anzi al contrario: - i miei libri di scuola, a fine anno, erano praticamente stati aperti pochissime volte e nonostante ciò, fui promosso sempre con buoni voti; forse sarebbe bastata una motivazione diversa e chissà  che avrei potuto appassionarmi di più agli studi e, denaro permettendo, anche continuare; nella mia famiglia la situazione non era proprio così serena da lasciar coltivare delle ambizioni e così mi era sembrato che al termine della scuola dell’obbligo, allora era la terza “media”o come nel mio caso, fu la terza “avviamento”, trovarmi al più presto possibile un lavoro, mi avrebbe dato un pò più di libertà , soprattutto finanziaria (da studente non avevo mai una lira in tasca), ma mi sbagliavo perchè l’unica cosa che cambiò, fu che indossai la tuta da lavoro e anzichè avere i professori come giudici del mio manufatto, trovai il datore di lavoro che a”calci” nel sedere mi dava i primi rudimenti del mestiere, pagandomi proprio una miseria e come la pagella, il prodotto era consegnato interamente in casa, senza avere in cambio nulla di diverso da prima.

Un giorno del primo anno di “avviamento”, nell’ora di francese, fui chiamato all’interrogazione dalla professoressa (si chiamava Carla, una giovane molto bella) e quando ritornai al posto, mi accorsi che la mia merenda era sparita; Tonin, il mio compagno di banco, se la stava mangiando: - come impazzito, afferrai il banco e glielo diedi in testa, prendendolo poi a pugni, mentre la professoressa gridava di smetterla. Dei compagni vennero a dividerci; poi dovemmo tutti e due scendere giù dal preside per l’inevitabile punizione che fu la sospensione per 2 giorni. Il vero problema era doverlo dire a mia madre e così fu: - presi una sonora battuta, dato che non ero mai stato sospeso prima, ma lasciatala sfogare, riuscii a spiegare cosa mi era realmente successo, al chè il giorno stesso si recò dal preside e riuscì a far cancellare tutto; fu l’unica volta che ricevetti da mia madre l’assoluzione dopo la punizione e fu anche l’unica volta che venni alle mani con un compagno, almeno nell’ambito della scuola.
A causa del mio lavoro, purtroppo, sono sempre stato lontano dai problemi che avrebbero potuto incontrare i miei figli con la scuola; per fortuna con essa hanno avuto un discreto rapporto, nel senso che non erano dei secchioni, ma tutto sommato, io e mia moglie non ci potevamo lamentare; ai colloqui con gli insegnanti andava sempre mia moglie ed i “rapporti” che ricevevo, erano quasi sempre lusinghieri, tranne che in un paio di occasioni.

Un giorno mia moglie mi raccontò di nostra figlia che era all’ultimo trimestre, in IV° superiore;  stava incontrando grossi problemi con l’inglese e la professoressa vedeva la cosa veramente grave; non avrebbe dato la sufficienza, almeno se non avveniva un miracolo. Allora decisi di andare anch’io al prossimo colloquio con l’insegnante d’inglese, non per difendere mia figlia, ma per comprendere cosa mai fosse successo, dato che sino ad allora non erano mai sorti problemi rilevanti e specie nelle lingue estere, avendo lei studiato inglese alle elementari, tedesco alle medie, di nuovo inglese alle superiori e fino ad allora con buon profitto; era molto strano che il problema sorgesse in IV° superiore, a fine anno e solo in inglese; volevo vederci chiaro: - la professoressa inizia a raccontarci delle delusioni avute con mia figlia; della scarsa applicazione con cui studiava e rispondeva nelle interrogazioni; nello scritto va bene, ma in orale si blocca e fatica a rispondere alle domande più elementari; che aveva perso la fiducia di poterla promuovere.

Chiesi se potevo intervenire e ricevuto il consenso spiegai all’insegnante che senz’altro si trattava di un problema psicologico e che dovevamo trovare la chiave di lettura, dati i precedenti positivi. Spiegai inoltre all’insegnante, che si stava ripetendo ciò che succedeva a me come artigiano, che anch’io incontravo spesso quei problemi con dei ragazzi che assumevo e poi addirittura dovevo far loro anche la paga; se non volevo buttare il mio tempo e denaro, dovevo mio malgrado trovare la “chiave” per comprenderli e a sua volta far comprendere loro come io avrei voluto che il lavoro fosse eseguito; lo strappo non avrebbe fatto bene a nessuno, perciò il dialogo era d’obbligo.

Bocciare uno studente o licenziare un operaio, è sempre il fallimento di un progetto e a questo riguardo avrei un altro curioso episodio da raccontare più avanti.

Salutammo l’insegnante con l’augurio di trovare una soluzione al problema che avevamo in comune. Il mese successivo, come d’incanto, mia figlia ritornò a casa tutta raggiante per il voto preso nell’interrogazione di inglese; venne poi promossa con una buona media alla V°.

Di quel periodo rimase a tutti noi solo che un brutto ricordo, anche perchè conoscemmo più avanti i gravi problemi di equilibrio di cui soffriva quell’insegnante. La nostra comprensione verso la professoressa fu totale, ma non nei confronti del preside, il quale doveva rendersi conto della situazione.

Un anno dopo, a una visita medica di verifica fatta in un centro specialistico, a mia moglie venne riscontrato un nodulo al seno da asportare subito, mentre nell’ospedale dove andava di solito a fare l’ecografia, dicevano che quel nodulo non avrebbe dato problemi; l’operazione era urgente ma bisognava aspettare circa tre o quattro mesi, tali erano le liste di attesa; di colpo era come ci fosse caduto il mondo addosso. Passammo un periodo d’inferno; mia zia e mia cugina purtroppo, per lo stesso problema non c’erano più; io non riuscivo più a concentrarmi sul lavoro; mia figlia, era alla sua prima esperienza lavorativa: - giusto per essere impegnata e fare qualcosa, vendeva calzini e spaghi per scarpe ai mercati paesani con un’ambulante, prendendosi solenni rimproveri se faceva qualche scontrino fiscale; con la situazione di casa, era sempre più abbattuta; mio figlio era al primo anno di elettrotecnica, ma neanche a lui girava bene; mia moglie sembrava la più forte e ci incoraggiava tutti; in quelle condizioni tutte le cose sembrava andassero per traverso.

Finalmente mia moglie fu operata e per fortuna dissero che erano intervenuti appena in tempo e che quasi certamente non ci sarebbero più stati problemi; fu un grande sollievo per tutti noi, ma avemmo anche la consapevolezza della precarietà della nostra vita, della nostra serenità.

Gradualmente mia moglie riprese in mano la situazione di famiglia: - la casa era un’altra cosa con lei serena; io ritornavo a fischiettare quando lavoravo; mia figlia era molto più tranquilla, anche se il suo datore di lavoro la trattava sempre male; mio figlio, anche lui aveva raggiunto una buona serenità, ma aveva un grosso problema con la matematica e non solo; dai colloqui con gli insegnanti a cui partecipò mia moglie, risultò che non c’erano speranze per la matematica, mentre per le altre materie in cui non aveva la sufficienza, ci poteva essere un miglioramento. Mio figlio non aveva mai avuto grandi problemi con la scuola, negli anni precedenti e mi pareva strano che fosse diventato un disastro come diceva la professoressa di matematica, nonostante il brutto periodo che aveva passato, a causa della malattia di mia moglie, ma sicuramente anche l’età  stessa gli “remava” contro; così decisi di andare a far due parole con l’insegnante di matematica.

Ottenuto l’appuntamento, alle 7 e 50 ero nell’atrio dell’istituto, dove una signora minuta mi viene incontro e fatte le presentazioni inizia a parlarmi di mio figlio: - mi dice che oltre a non trarre nessun profitto nell’ora di matematica, è un maleducato, turbolento ed interrompe la lezione in continuazione. Dice che lo ha spostato dall’ultima fila alla prima, per vedere se desisteva dal suo atteggiamento, ma non c’era verso. Provai a spiegare alla professoressa che forse mi stava parlando di un altro ragazzo e che assolutamente non riconoscevo mio figlio dalla descrizione fattami; che mia moglie non mi aveva mai raccontato di tale atteggiamento. Era assurdo che quel ragazzo timido ed educato che conoscevo io, si fosse trasformato così e solo a scuola poi! Giocava a calcio con buoni risultati ed il suo allenatore mi parlava spesso della sua mitezza, che doveva governarla per poter giocare meglio.

Purtroppo non ci fù nulla da fare e ribadì ciò che aveva asserito prima, dandomi lo “zuccherino”, nel senso che lei ci avrebbe provato di nuovo per fargli raggiungere la sufficienza, ma non mi sembrò tanto convinta.

Quel giorno, dopo pranzo attesi il ritorno di mio figlio da scuola e gli chiesi cosa mai stesse combinando, dato il racconto della sua insegnante; le sue parole mi rasserenarono e preoccuparono allo stesso tempo; disse che lui era sempre stato in terza fila fin dall’inizio della scuola e che assolutamente non aveva mai disturbato nessuno e nemmeno si sarebbe comportato maleducatamente, anzi, quel ragazzo di cui l’insegnante parlava, lo conosceva bene e senz’altro c’era stato uno scambio di persona.

Purtroppo mi disse anche che la professoressa avrebbe avuto un periodo non proprio brillante, nel senso che spesso si alterava in modo esagerato, al chè pensai che sarebbe stato assurdo andare a chiedere soddisfazione ad una persona già disturbata, dopo che mi aveva quasi ammazzato con quella considerazione su mio figlio. Chiesi solo al mio ragazzo di avvisare l’insegnante che quella mattina, lei aveva parlato con il suo papà  e non con il papà  dell’altro studente, in modo che potesse ravvedersi da sola.

Tanta delicatezza non servì a niente, perchè nonostante l’impegno di mio figlio fosse migliorato, non cambiò assolutamente nulla e a fine anno scolastico ci fù la disfatta totale della classe I° H dello I.T.I.S. di Pordenone, anno 1995/96: - su 29 studenti, di cui 3 ritirati durante l’anno, ne furono promossi solo 7, fra i quali come pronosticato, non c’era mio figlio!

Non servirebbe fare nessun commento.

Devo fare una precisazione però, per i presidi poco attenti e quegli insegnanti disturbati, o supponenti, o arroganti, o troppo “arrivati”: - i materiali di cui abbisogna un “artigiano”, non devono essere sprecati, o usati in modo scriteriato, perchè hanno un “costo” e soprattutto, quando è il “cliente” a fornirli, è deleterio per tutti, non solo per i “primi interessati”! …

Certo che ho avuto davvero una “buona” sorte, nelle uniche due volte che sono entrato in una scuola per i miei figli!

Chissà se quelle due professoresse avranno vissuto episodi analoghi con i loro figli?

Chissà se si saranno divertiti o se avranno sofferto quegli insegnanti al seguito della gita scolastica di primavera di qualche anno dopo, quando mio figlio fu dimenticato sotto la Tour Eiffel, mentre stava scattando qualche foto? Rimase solo tutto il giorno e per fortuna ritornò da solo all’hotel.

Era un minorenne come tutti i bambini e quasi tutti i ragazzi delle scuole, a prescindere da qualsiasi attenuante di chi sceglie l’incarico di insegnante.


IL GATTO, LA VOLPE E …


Verso la fine degli anni 80, ci successe una sequenza di avvenimenti a dir poco curiosa, quando io e mia moglie pensammo di costruire la nostra casa. Avendo già  due appezzamenti di terreno, di proprietà  di mia moglie, uno già  edificabile in parte e l’altro agricolo ma in procinto di essere trasformato in area urbanizzata, chiedemmo informazioni all’ufficio tecnico del comune.il-gatto-la-volpe-e.jpg

Nel primo terreno il comune ci avrebbe permesso di costruire una casa troppo stretta e lunga, per esempio: - corridoio da un lato e stanze dall’altro; il motivo era che non mi davano la facoltà di sfruttare l’accordo con i confinanti per la distanza della casa dai confini, come tra l’altro in diversi casi avevano già concesso e come concedettero poi a chi vendemmo il terreno.

Il secondo appezzamento, avevano promesso che nelle prossime varianti al piano regolatore, lo avrebbero reso edificabile ma così per molti anni non fu.

Ricevemmo anche una proposta da parte del responsabile dell’ufficio tecnico: - in poche parole ci offrì un terreno edificabile di sua proprietà al “modico” prezzo di 80.000 lire il metro, circa tre volte la quotazione del nostro terreno. Ovviamente su quel terreno non avremmo avuto nessuna noia con il comune per il progetto, ci assicurò il “corretto funzionario”.

Lanciai un’avvertimento sia al sindaco che al geometra comunale: - dissi loro che era solo una questione di tempo, ma prima o poi sarebbero finiti in galera e che in ogni caso, in quel comune non avremmo costruito niente; o trovavamo una casa in vendita, o cambiavamo comune. Così facemmo: vendemmo il piccolo appartamento che avevamo ed acquistammo una casa quasi nuova, di 2 appartamenti con seminterrato in un’area di 2.300 mq. con più di un’ettaro di terreno agricolo annesso, commettendo l’errore di rimanere nello stesso comune. Di li a poco me ne sarei reso conto più a fondo.

Ad ogni nostra domanda in comune per modificare la casa, (recinzione, ricovero attrezzi agricoli, ampliamento minimo dell’abitazione) la risposta era sempre negativa e piena di intoppi.

Per anni presentammo progetti, anche rivisti, ma sempre la risposta era no.

Maledicendo il giorno che decidemmo di inoltrarci in quelle avventure, abbandonammo completamente tutti i progetti e dirottammo così il denaro risparmiato in altri investimenti.

Venne il momento delle votazioni comunali ed il geometra a cui avevamo affidato l’incarico di sviluppare i nostri progetti, ci avvisò che il comune aveva dato l’OK a procedere con tutti i lavori.

Io e mia moglie avevamo già impegnato i nostri risparmi, così ci trovammo di fronte ad un problema non da poco. Dover sviluppare in un colpo solo, i progetti accumulati in circa quattro anni e far fronte alla spesa ci sembrò impossibile, ma decidemmo di osare lo stesso, anche perchè il mio lavoro di artigiano in quel periodo stava andando bene.

Cercammo un’impresa edile e purtroppo dovemmo affidare l’incarico proprio a coloro che costruirono la casa (noi l’acquistammo che aveva 8 anni), le cui finiture lasciavano a dir poco a desiderare (a fine lavori ci saremmo resi conto che questi “artisti” erano addirittura peggiorati). Avremmo dovuto aspettare troppo per avere un’altra impresa, con il rischio di protrarre troppo i lavori e oltrepassare il termine fissato dal comune.

A parte il-gatto-e-la-volpe-confabulano.jpgi vari ostacoli all’inizio dei lavori, posti proprio dal geometra comunale che aveva avallato i progetti (esempio, blocco dei lavori al secondo giorno, per una denuncia da parte di un confinante al quale sarebbe bastato spiegare che era cambiato il piano regolatore e tutto era in regola) al quale non pareva vero di farmela pagare, i lavori male o bene (disastrosamente meglio dire) furono terminati ed arrivammo alla resa dei conti. Avevamo chiesto e ci avevano concesso di costruire un ricovero per attrezzi agricoli, previo un atto notarile di “vincolo d’uso”, pagato con oltre 700.000 lire; quando arrivò la cartella delle tasse sulle immondizie, l’importo per l’abitazione era di 800 lire circa a mq. e l’importo per il “deposito attrezzi agricoli” era di 1600 lire circa a mq. Era chiaro che qualcuno si era già  attivato alla seconda fase del suo progetto, perchè scrivendo sul documento delle tasse, “deposito attrezzi agricoli” e non ricovero attrezzi agricoli, come stava scritto sul concessione edilizia, fece passare il tutto come fosse una attività  commerciale. Esibimmo il documento che ci fecero fare dal notaio, cioè il vincolo d’uso, ma non ci fu niente da fare. Dissero che anche se io ero iscritto ai coltivatori diretti, la mia attività principale non era quella, pertanto c’era poco da contestare perchè io avrei usato l’immobile per la mia attività. Spiegai che la mia attività di artigiano si svolgeva totalmente nelle sedi dei miei clienti e che i vari laboratori e depositi materiali erano situati in aree che loro mi mettevano a disposizione.

Mi chiedevo in continuazione che male avevo fatto per andare ad incappare in “casini” di questo tipo.

Un giorno si presenta a casa un vigile urbano e chiede a mia moglie che le apra il “deposito” attrezzi agricoli perchè deve controllarne il contenuto, al che lo fa entrare; redige il verbale e sto figlio di una puzzola va a scrivere queste testuali parole: - sono state trovate tracce di rame su uno scaffale; praticamente avendo trovato in mezzo alle varie cianfrusalie di casa, circa un metro di filo di rame, era palese per quel vigile, che si era in presenza di una attività commerciale occulta, non dichiarata; ma vi rendete conto di cosa sono stati capaci?

In quel caso penso di essere stato fortunato, perchè in quei giorni mi trovavo per lavoro in Francia, così non assistendo all’accaduto, evitai di incorrere in qualche sanzione; qualcuno mi dica come una persona normale può rimanere impassibile a tanta arroganza?

Ricordo che quando mia moglie mi informò dell’accaduto, volevo rientrare a casa subito, tanto era il mio furore, ma avrei messo a repentaglio il buon esito del lavoro, considerando che avevo dei dipendenti da dirigere e scadenze da rispettare.

Al rientro la rabbia si era calmata e non avendo tempo non andai subito a protestare in comune; lo feci qualche tempo dopo e nel frattempo arrivò la nuova cartella della tassa/immondizie, in cui era così suddiviso il “deposito” attrezzi agricoli: - il 70% come attività commerciale ed 30% come attività agricola.

Tornai a protestare con una lettera all’ufficio competente e dopo qualche mese, mentre tutto intabarrato per il freddo, stavo potando le piante in giardino, suona al cancello un vigile urbano, lo stesso che aveva redatto il verbale di cui sopra; era accompagnato da un suo collega molto giovane. Fingendo di non conoscermi, mi chiede: - la signora è a casa? al chè rispondo, senza distogliermi dal mio lavoro: - è uscita per la spesa; chiedo di che cosa avesse bisogno: - devo controllare il “deposito attrezzi”, mi dice; - ma è suo il deposito? Gli chiedo; - no, è della signora! Mi rispose; - allora deve aspettare che ritorni! Ribattei io.

Scendo dalla scala dove stavo potando un albero e mi avvicino al cancello dicendogli che era male informato, perchè il primo intestatario del ricovero attrezzi ero io e in ogni caso la sua arroganza faceva presagire che invece fosse lui il vero padrone e che allora non avrebbe dovuto aspettare la signora e sarebbe potuto entrare da solo se aveva le chiavi. A quel punto andò su tutte le furie ed iniziò a minacciarmi con frasi come: - voi evasori dovrete pagare per le vostre azioni illecite; che ci penserà lui a mettermi a posto; al chè dissi al suo collega di portarlo via prima che ricevesse una meritata “lezione” che mi avrebbe potuto mandare in carcere e mentre il “giustiziere degli evasori” continuava ad inveire contrla-volpe.jpgo di me, il suo collega lo trascinò via.

Dopo mezz’ora arrivò il capitano dei vigili che mi chiese scusa per il comportamento del suo subalterno ed addusse delle scusanti veramente sconvolgenti: - sai, a quello non posso fargli fare altro perchè è ammalato! Mi disse; Le risposi: - ma sai che se mi partiva un pugno (e avevo motivo per darglielo), a quell’ora sarei già stato arrestato e comunque la responsabilità sarebbe stata tua, se era vero che era in quelle condizioni? Mi invitò al comando per esibirmi il documento che certificava quanto mi aveva detto, però prima mi chiese di essere così gentile da fargli vedere il contenuto del “deposito attrezzi”; risposi che era la, aperto e se voleva, andasse da solo a vederlo. Si arrese e mentre stava salendo in macchina, lo accompagnai al ricovero attrezzi e gli chiesi dove vedesse materiali o attrezzature per attività “extra contadine”. Prese atto e mi accompagnò al comando, dove commise un fatto veramente grave: mi fece leggere il certificato medico del vigile che mi aveva minacciato, al che, ribadii che le sue responsabilità erano gravi e solo perchè aveva trovato me, non ci sarebbero stati strascici al fatto; che comunque confidavo che dopo aver preso atto dell’uso del ricovero attrezzi, mi avrebbe sistemato una volta per tutte la questione della tassa sulle immondizie. Non fu proprio così perchè suddivisero in un 40% per uso garage e il restante 60% per uso agricolo. Questo avvenne dopo 3 anni che pagavo tasse come se avessi avuto un negozio in centro e ci fu una restituzione simbolica degli importi versati in più, come dire: - va la che ti è andata anche troppo bene!

Nel tempo le giunte comunali cambiarono e soprattutto nel periodo di “tangentopoli”, i vari personaggi a cui feci delle “previsioni future”, per pura “fatalità” andarono tutti, anche se per troppo poco tempo, in carcere. La nuova giunta che si installò al posto dei succitati, da buona “sinistra”, vide il sistema per far denaro rimanendo nel lecito e ci invitò a richiedere il cambio d’uso al ricovero attrezzi agricoli, per sfruil-gatto.jpgttarlo come capannone artigianale; non importava se serviva a me, ma con l’ ICI che applicavano, senz’altro a loro sì; rifiutai ovviamente.

Oggi, se io dovessi vendere l’immobile, potrei venderlo solo come ricovero attrezzi agricoli, non certo come “deposito” e nemmeno come garage, ma non è questo il problema! …

IL RAZZISMO E’ ANCHE QUESTO


Parecchi anni fa un famoso, almeno per il nordest, gruppo musicale veneziano, i “Pitura Freska”, venne invitato dalla TV di stato per un’esibizione in una trasmissione; questi accettarono di buon grado, era un’occasione imperdibile per la loro visibilità a livello nazionale, però qualcosa non andò come doveva, oppure era solo stata una mossa provocatoria, fatto sta che dopo essersi preparati con grande meticolosità, ricevettero da Roma un messaggio che diceva in parole povere: - abbiamo deciso, nostro malgrado, di non portare più avanti il programma per la Vs. esibizione nei Ns. studi, in quanto i Vs. testi risultano incomprensibili alla maggior parte degli utenti, il Vs. dialetto non si comprende bene. Questa testimonianza è dei Pitura Freska.pitura-fresca-5.jpg

Io mi domando come si può essere così di parte in una struttura pubblica:

- è vero o no che da quando l’ente TV esiste, le canzoni siciliane, napoletane, romane, toscane, milanesi, ecc., sono sempre state trasmesse, anche a sproposito?

- è vero o no che da parecchi anni, specialmente con l’avvento delle “fiction”, c’è stato un condizionamento da flessioni dialettali nella lingua parlata nelle trasmissioni del nostro glorioso ente TV?

- è vero o no che buona parte degli spot pubblicitari, fiction e conduzioni di programmi che passa l’ente TV, sono in romanesco o ditemi qual’è la flessione dialettale che pone la Z al posto della S, che si mangia le R doppie, che mette le doppie dappertutto fuorchè dove devono andare?

La nuova moda dell’elite: far passare per termini in italiano, parole ed espressioni che riguardano solo determinate regioni?

A questo proposito mi viene in mente la “lotta italiana” contro i difensori del territorio della Lega Nord. Qualcuno li ha definiti barbari, zoticoni e bifolchi, solo perchè si esprimono nel loro dialetto e con la loro cultura, senza quel ronzio fastidioso, per me, di tutte quelle “zeta” che invece si usano nella “nuova lingua italiana” imposta dai media. Posso capire che chi non si proclama “dottore”, possa mantenere la sua flessione dialettale, ma soprattutto per i dottori in letteratura e specie nei programmi radiotelevisivi nazionali è d’obbligo la dizione corretta della nostra lingua, anche per non essere scambiati per “burini”, e siccome i media pullulano di “dottori burini”, sarebbe opportuno rientrare nelle regole dettate dai nostri padri.

Nelle barzellette italiane che coinvolgono personaggi di diverse nazionalità, si fa sempre risultare il personaggio italiano sempre nella parte del più furbo!

Nelle barzellette “italiane” che coinvolgono personaggi di diverse regioni, c’è da sempre la moda di assegnare, con la sua espressione dialettale, al personaggio veneto, friulano o altoatesino, il ruolo più negativo: o tonto, o ubriacone, o puttaniere, mentre il personaggio più scaltro parla sempre con la “ZETA” onnipresente tanto da aver condizionato il modo di penZare di un integerrimo giornaliZta che conduceva una trasmiZZione sulla III° rete Rai, il quale apertamente e senza paura disse che il boom economico del nordest era frutto di tanti piccoli imprenditori disonesti e pure evasori fiscali che invece di far lavorare tanti disoccupati, facevano 20 ore al giorno, per poi andare a spendere i proventi in alcool, puttane e casinò, quando sappiamo bene che i bar erano pieni di “parsimoniosi lavoratori disoccupati” e che non li schiodavi da li neanche con il flauto magico. Penso comunque che dopo 20 ore di lavoro duro, rimanga ben poco da “spendere”.

Questo illuminato personaggio non ha voluto precisare che spendevano soldi loro e non provenienti dalla “caZZA per il mezzodì. La disonestà e l’evasione fiscale andava provata, come si usa in un paese civile; oppure il nostro stato di diritto è proprio solo quello “ROMANO”?

ForZe è per queZto che la parola “razziZmo” suona molto bene in bocca a certi perZonaggi.macro-dell-insetto-della-cicala-thumb8987283.jpgmacro-formica.jpg

Non con rancore, ma è con compassione che saluto tutti quei personaggi che non capiscono che un popolo può davvero diventare grande se impara a dominare, anzichè il prossimo, i propri sentimenti di invidia di rancore verso i “fratelli” ritenuti più fortunati a torto o a ragione, se si può considerare fortunata la formica, rispetto alla cicala!

IL SUPERFLUO, L’ESSENZIALE E L’AZZARDO

A giugno 2008, mio fratello e mia cognata decisero di installare una “stube”, un tipo di stufa tradizionale tirolese a legna e così si misero a cercare delle offerte; subito capirono che esistevano diversi materiali e metodi di costruzione così la loro ricerca si protrasse per quasi tre mesi, riuscendo ad avere sette offerte abbastanza diversificate, vuoi per tecnologia, vuoi per peso, vuoi per materiali, vuoi per prezzo.

Premettendo che a tutti i fornitori era stata richiesta una “stube” per riscaldare circa 100 mq, era una bella impresa individuare la migliore offerta, dato poi che di “stube”, una persona non ne acquista tante nella sua vita, la scelta, per mio fratello, doveva essere molto accurata. La prima offerta l’ebbero da una ditta di Vicenza: prima elencarono loro tutte le loro magnifiche installazioni di varia fattura, gli diedero un’idea di cosa chiedere, poi quando passarono alla composizione finale del progetto, il titolare della ditta, spiegò loro le proprietà  meravigliose del “Carburo di Silicio”, materiale di cui sono fatti gli elementi prefabbricati del girofumi che lui intendeva adoperare, al che diventò chiaro che lui stava proponendo una stube preassemblata e perciò lontano da ciò che loro cercavano. In ogni caso prendono nota e si riservano di decidere più avanti.

Nella loro zona ebbero altre tre offerte, con tipo di materiali refrattari standard; due offerte con maioliche tedesche e una con maioliche di produzione propria. Tutti e tre più o meno con lo stesso prezzo, però con grandezze e/o pesi diversi; quella con maioliche proprie, era spaventosamente sproporzionata, dice mio fratello, addirittura 38/40 ql. di peso, contro i 25/27 ql. delle altre due; ovviamente Laterale stube lato salaoffrivano quasi le stesse caratteristiche ad eccezione fatta per la più pesante che offriva una resa maggiore ma non spiegava tutto quel peso in più e il prezzo addirittura leggermente inferiore alle altre. Entrambi furono sconcertati, sopratutto perchè nessuno degli interpellati aveva mai parlato di problemi di “struttura portante” della casa, dato che tutti avevano avuto le planimetrie dell’abitazione e pertanto sapevano che la stube andava installata sul piano rialzato di una villetta di tre piani costruita senza accorgimenti antisismici; al titolare che offriva la più pesante, chiesero se serviva rinforzare la struttura portante della casa e se si poteva ridurre le dimensioni del foro sul muro portante che lui richiedeva (h. mt. 2,10 x l. mt.1,20), perchè lo ritenevamo troppo rischioso: disse loro che secondo lui non serviva rinforzare niente e non si doveva modificare niente del suo progetto, pertanto, mio fratello dice, il suo preventivo si eliminò da solo.

Decisero di andare ancora in Internet per avere qualche altra idea e seguendo lo spunto dato da una nipote che era già in possesso di una stube austriaca, presero contatto con quella ditta ed un rappresentante andò loro a far visita. Dopo aver spiegato pure a lui tutto ciò che serviva, con un buon italiano, diede loro delle ottime idee e anche subito un’approssimazione sulla resa, sul peso, sul prezzo e sui tempi di consegna della stube, ma diede anche un avvertimento che fino a quel momento nessuno aveva dato, cioè: bisognava verificare che la struttura portante del solaio e del muro maestro fosse adeguata al peso da caricare. A questo riguardo interpellarono subito un geometra e questi spiegò loro che su quel tipo di casa non si sarebbe dovuto caricare assolutamente nulla e che anche rinforzando la struttura, secondo lui non ne sarebbe valsa la pena. Insistendo, mio fratello lo convinse e assieme ad un ingegnere gli preparò un progetto di rinforzo a mezzo travi in acciaio spaventose, al che mio fratello gli chiese: che senso avesse tutto ciò se dopo un terremoto, della casa rimaneva in piedi solo la stube? Ovviamente aveva fatto una battuta.

Si trattava di una stube tradizionale costruita in loco; il Sig. “Fritz” li aveva letteralmente sbalorditi e aveva anche aggiunto un problema in più; erano arrivati già a fine agosto e “Fritz”, in un attimo, sembrava avesse risolto tutti i loro problemi, addirittura avrebbe consegnato pFronte stube lato salarima degli altri, ma allo stesso tempo li fece riflettere sulla fattibilità del progetto.

Per capire il tutto bisogna andare a fare la spunta:

- peso “stube Fritz” ql. 15, contro il minimo di ql. 25 degli altri progetti;

- resa “stube Fritz”: +20° su tutto il piano con -5° esterni, facendo una carica al giorno di 18 kg. di legna, dove gli altri garantivano la stessa temperatura ma con due cariche al giorno di 10/15 kg. l’una e senza contare che per scaldare quella da 38/40 ql., ammesso che bastassero quei chili, servirebbe iniziare a scaldarla una settimana prima del bisogno, data la enorme massa;

- costo “stube Fritz”: stranamente allineata con gli altri, addirittura dopo aver ottenuto un buon sconto (tanto peso in meno, faceva sperare in un prezzo più ridotto); la spiegazione stava nella diversità dei materiali; ma c’era un’altra differenza importantissima rispetto agli altri preventivi: “Fritz” applicava due aliquote IVA in maniera conforme alle leggi vigenti (verificato poi da mio fratello), mentre sui preventivi italiani non c’era un conteggio che fosse uguale e conforme fra loro; chiedendo spiegazioni, il sig. Fritz disse che ad un terzo del valore della stube veniva applicata l’aliquota IVA del 20%, mentre per i due terzi era solo del 10%, per effetto delle agevolazioni concesse dalla legge sullo sfruttamento delle energie rinnovabili.

- il taglio del muro maestro per la comunicazione della stube tra la sala da pranzo e l’ingresso, il sig. Fritz aveva chiesto loro, un foro alto mt. 1,50 da pavimento e largo mt. 0,65 contro un minimo degli altri preventivi, di 1,70×0,85 ad un massimo di 2,10x 1,20, pertanto l’impatto del progetto austriaco, sulla struttura della casa risultava meno pesante;

- dato che la canna fumaria dovevano costruirla nuova e nessuna delle ditte italiane accettava di inserirla nel progetto, chiesero un paio di preventivi a delle ditte specializzate, ma anche il sig. Fritz propose loro un’offerta; così nonostante il prezzo fosse un pò più alto, sarebbe risultato più conveniente l’offerta del sig. Fritz, anche per avere una sola ditta per casa, a parte il taglio del muro;

- il rinforzo della struttura, dopo che mio fratello si trovò nel dubbio se farlo o meno, dato il peso molto inferiore della “stube Fritz”, decise di farlo comunque, però con una modifica sul progetto degli esperti e parlandone sia con il geometra che con una ditta specializzata, concordarono con lui che la sua proposta migliorava il rinforzo ed accettarono.

A questo punto mio fratello doveva decidere e purtroppo si accorse che solo per aver interpellato il sig. Fritz, anche se avesse fatto fare il lavoro a qualsiasi ditta, il costo complessivo era lievitato non di poco, però era anche vero che sarebbe stato sciocco tralasciare un problema così importante e magari dare anche l’incarico a una ditta che non aveva preso minimamente in considerazione la struttura portante.

Chiesero ad altre due aziende un’offerta, oltre alle succitate: una che probabilmente vendeva anche legna, visto quanto, secondo loro, avrebbero dovuto bruciare per scaldarsi; una che solo perchè arrivò troppo tardi, mio fratello l’accantonò prima di approfondirla, nonostante fosse abbastanza simile a quella del sig. Fritz. Ovvio allora che a mio fratello rimaneva solo che accettare la proposta del sig. Fritz e a conti fatti, dice mio fratello, era quella che garantiva il miglior risultato. Firmò l’ordine includendo una clausola particolarmente sottolineata fra le varie: la stube doveva essere costruita da tecnici austriaci, il che poi non fu così: addussero scuse molto “italiane”, come furono due “manovali” italiani a costruire il tutto, per fortuna con risultati negativi solo estetici! Ma questa è un’altra storia.

Qualcuno si chiederà il perchè di tutto questo racconto ma sono sicuro che rileggendolo accuratamente, dovrebbe comprendere. Se non altro per la differenza spaventosa di peso e ovviamente di materiali, fra i vari progetti. Poi, perchè nessuna ditta italiana ha preso in considerazione la gravità del problema “Struttura Portante”? Certo che il problema era di mio fratello, non loro!

Dimenticavo un problema che forse mio fratello evitò (ancora non si può sapere), acquistando la “stube Fritz”: - la legge che concede delle agevolazioni a chi investe sullo sfruttamento delle “energie rinnovabili”, pretende che l’iter di questi lavori e conseguente documentazione, segua una corretta via e cioè, se solo si sbaglia una “virgola” sulla presentazione degli incartamenti, addio agevolazioni! Allora mi chiedo: se mio fratello avesse presentato all’ufficio preposto per il rimborso della quota stabilita sulla spesa, una fattura con l’IVA tutta al 10%, o tutta al 20% (come proponevano le ditte italiane), o con 1/3 al 20% e 2/3 al 10% (come proponeva il sig. Fritz), che probabilità di successo sull’operazione avrebbe avuto?

Tutti coloro che hanno acquistato una stube da quelle “oneste” ditte italiane, avendo i problemi strutturali di mio fratello, come possono dormire tranquille?

Quando propongono questo tipo di prodotti con agevolazioni, almeno dovrebbero farci scegliere la “busta n° 1, 2 o 3, almeno così Stube lato ingressogiochiamo un pò d’azzardo!

Perchè non c’è abbastanza azzardo nel vivere quotidiano!!!

LA PARTITA ALLO STADIO

 Il calcio inteso come sport, per noi italiani è molto importante, tanto da farci incorrere in situazioni a dir poco assurde come è capitato a me e mio figlio, quando da ragazzino, lui giocava nella squadra degli “esordienti” nel comune dove abitiamo.

Era da tempo che mio figlio mi chiedeva di portarlo a vedere la Juventus a Udine in occasione della partita di campionato contro l’Udinese; purtroppo non era facile per il fatto che lui, giocando le partite della sua categoria alla domenica mattina, era libero troppo tardi per riuscire in tempo ad essere a Udine per l’inizio partita. Una domenica decisi all’ultimo istante di andarci, così mangiammo qualcosa in fretta e partimmo anche se avevamo l’incognita dei biglietti; una volta la, in qualche maniera speravo di trovare la soluzione. Non trovammo tanto traffico ed in poco tempo fummo la, al che mi recai subito alle biglietterie ma trovai, nonostante ci fosse gente dentro, tutto chiuso per esaurimento biglietti; cercai allora un “bagarino”, anche se sapevo che avrei pagato molto di più; lo trovai, guarda caso subito, e per di più aveva anche i biglietti che mi servivano, due distinti laterali (desideravo che mio figlio vedesse bene la sua prima partita di serie A), ma subito dopo aver pagato feci caso che un biglietto era per il settore nord e l’altro per il settore sud. Subito capii che non mi avrebbero mai lasciato entrare in coppia, sia da una parte che dall’altra.concerto-allo-stadio-friuli.jpg

Molto preoccupato mi girai cercando con lo sguardo di rintracciare il bagarino ed in mezzo a una marea di gente ebbi la fortuna di intravederlo; presi mio figlio e corsi da lui prima di perderlo di vista. Lo redarguii e gli feci presente che avrebbe dovuto capire che avevo con me un bambino di 10 anni e non un adulto. Mi rispose che non mi dovevo agitare e che non c’era alcun problema, così mi prese dalle mani i biglietti e si recò presso la biglietteria a cui io avevo invano bussato prima; qualcuno aprì e gli cambiò un biglietto, ritornò e mi disse sempre con il suo accento meridionale: - Guagliò, te l’avevo detto che non c’era problema!

Purtroppo non potevo pretendere di trovare il biglietto con il numero vicino all’altro e così ci guardammo la partita occupando un solo posto, tenendo mio figlio sulle mie ginocchia, ed è stato più bello per me!

Alla fine della partita, di cui non ricordo nemmeno il risultato, ritornammo a casa e strada facendo chiesi a mio figlio che impressione avesse avuto della partita e di quell’ambiente: mi disse che era proprio come l’aveva sempre sognato, quel momento, ma anche che era un mondo a dir poco”strano”, visto quel che ci era capitato. La domanda che mi fece: - papà  perchè quando abbiamo bussato noi, nessuno ci ha aperto, nonostante vedevamo che c’era qualcuno dentro e poi invece hanno aperto a quel signore, cambiandogli il biglietto? …

Da quella volta non ci sono più andato a vedere una partita di calcio professionista, mentre mio figlio c’è andato qualche volta con degli amici, procurandosi prima i biglietti, però.

Ho anche ulo-stadio-friuli-1.jpgna figlia che oggi ha 33 anni, sposata; lei e mio genero mi hanno donato una felicità immensa dandomi un nipotino, Tommaso; fra poco anche lui chiederà  di vedere una partita fra  campioni di serie A, ma sarà suo papà  questa volta a raccontare un’altra storia.

Mio figlio ora ha 28 anni, lavora nell’azienda di famiglia ed in tutti questi anni è riuscito a darmi delle belle soddisfazioni: - oltre che a vincere a livello scolastico (scuola media e media superiore) delle medaglie d’oro e d’argento, a livello provinciale e regionale, nelle specialità di corsa campestre e mille metri, partecipando anche alle finali studentesche a Catania; è stato anche campione d’Italia nell’anno 2000, con la squadra di calcio juniores del comune, dove io da ragazzino sognavo di poter giocare (mia madre venne due volte al campo con il bastone per farmi desistere e ci riuscì, purtroppo).

Da tutto ciò mi viene una considerazione da fare: - nonostante, in età  più giovane, avessi avuto dei rimpianti per non aver potuto fare sport, penso proprio di essere stato molto fortunato nella vita. L’amore di mia moglie e dei miei figli, le emozioni che loro mi hanno fatto provare, le belle soddisfazioni che il mio lavoro mi ha dato, valgono in assoluto molto di più di quelle che avrei potuto provare nel partecipare o assistere a qualsiasi grande evento sportivo. Inoltre sono felice che anche i miei figli abbiano capito quali siano le vere mete da raggiungere nella vita.

IL “GIARDINO DELLA SERENISSIMA” DEVE FARE CASSA

Ancora all’epoca degli antichi romani venivano costruite grandi vie di comunicazione che ancora oggi, anche se molto ammodernate, sono funzionali ed indispensabili. Quando vengono adattate e riparate è sempre un pò tardi. Soprattutto questo succede dove l’intensificazione Canale della Pietà.JPGesagerata del traffico è tale che i vari enti preposti non riescono, o per iter burocratici, o per scelte politiche, o per incapacità degli addetti ai lavori, a soddisfare al fabbisogno del contribuente.

Il contribuente dovrebbe essere quel tale che versando un importo stabilito dallo stato, acquisisce il diritto ad usufruire delle infrastrutture create dal succitato stato, atte ad agevolare il “libero” transito di tutti i veicoli ed autoveicoli. Di questi tempi, in Italia abbiamo assistito a cose allucinanti per quanto riguarda quel diritto a percorrere la penisola in modo veloce e sicuro: - cantieri perenni e deserti allo stesso modo; - strade ed autostrade bloccate da incidenti o da eventi atmosferici, con ritardi di allerta spaventosi, inoltre in totale mancanza di segnalazioni ed indicazioni di vie alternative, come quando tutti fiduciosi, entriamo in autostrada, e nessuno ci avvisa che è intasata o che è bloccata dai motivi succitati, con la sorpresa poi che devi pagare anche un servizio che non hai avuto, anzi ti ha danneggiato; si potrebbe chiedere cosa ne pensano coloro che sono stati “sequestrati” alcuni anni fa nell’autostrada del sole, prigionieri della neve; - vere trappole, come quelle semaforiche e quì si dovrebbe aprire un argomento solo per poter elencare tutte le nefandezze e le vigliaccate perpetrate verso l’utente della strada. Nel nostro paese non esiste il servizio per le varie utenze, bensì esiste il servizio opposto: - tutti i contribuenti dovrebbero farsi carico del mantenimento di tutto l’apparato statale e paraschiesetta-della-pieta.JPGtatale, ma soprattutto in funzione delle persone fisiche che compongono i vari quadri dirigenziali e personale “addetto ma poco presente”. Dissi ai miei figli, quando erano piccoli, che forse non loro ma sicuramente i miei nipoti si sarebbero messi in coda con le loro auto già  appena fuori del cancello di casa e che la cosa più importante sarebbe stata, versare i vari contributi e balzelli per tenere in vita un sistema sempre più marcio che produce poco, rispetto a ciò che riceve. Da ragazzo, quando apprendista elettricista, assistetti allo studio di una modifica all’impianto semaforico (il primo installato nel “Giardino della Serenissima”); mi ricordo con quanta cura il vigile urbano e l’elettricista anziano Angelo, studiavano i particolari ed i tempi da assegnare alle varie fasi del ciclo, per rendere agevole l’incrocio a tutti; il tutto era gestito in elettromeccanica, mentre ora c’è molta elettronica e come programmazione dovrebbe essere abbastanza più semplice e affidabile rispetto a quegli anni.

Ritengo di avere una buona esperienza sulla viabilità in genere, avendo lavorato come artigiano in tutta Italia ed anche all’estero, di chilometri ne ho percorsi parecchi e la sensazione che provai qualche anno fa e che provo ogni volta che devo percorrere la Statale 13, a Sacile in Viale della Repubblica, dopo l’intallazione della nuova semaforica, mi ha sempre tormentato: - non è concepibile che per percorrere poco più di un chilometro, questa più o meno è la distanza che intercorre fra il semaforo di San Liberale e il quarto semaforo con incrocio per Caneva, si impieghi alle volte anche un quarto d’ora, specie provenendo da Aviano; lo stesso tempo che serve per percorrere tutta la circonvallazione di Pordenone che è di molto più lunga e con il doppio dei semafori; non parliamo poi se devi girare a sinistra provenendo da Sarone; se lo fai una volta nelle ore di punta, capisci che ti conviene entrare in centro e percorrere le due alternative che hai: - la circonvallazione sud o il centro stesso (Campo Marzio > Contrada dell’Oca > Viale Trieste); praticamente la freccia verde a sinistra del semaforo ha lo stesso tempo dell’attraversamento dell’incrocio, pertanto quando torna rosso, se dal centro proviene un forte flusso di automezzi, tu rimani la, e dponte-della-vittoria.JPGopo al prossimo verde ancora la, e poi ancora; sopratutto non puoi cambiare corsia.

Ritornando al mio percorso usuale, più volte ho fatto la prova, provenendo da Aviano per Sacile ovest, percorrendo un tragitto più lungo come la circonvallazione sud o anche il centro, con il risultato che quasi sempre ci mettevo meno del tempo che serviva per fare il Viale della Repubblica.

Le circonvallazioni furono ideate “anche” per agevolare il traffico di passaggio e non per irritare chi è obbligato a percorrerle ed avvelenare gli abitanti che devono respirare i gas di scarico!

Un’altra trappola è il parcheggio con disco orario e ciò che ho visto ha dell’incredibile: - un sabato pomeriggio di qualche anno fa mi recai a Sacile per assistere alla partita di calcio che si svolgeva al campo sportivo in viale Martiri Sfriso e parcheggiai nel viale; a fine partita chiesi ad un mio amico perchè tante persone corressero verso l’uscita; - mi disse che andavano via prima che i vigili urbani facessero loro la multa per il disco orario scaduto, al che mi precipitai, io non l’avevo neppure esposto; era una segnalazione recente e non me n’ero accorto. Riuscii a portare via l’auto da sotto il naso dei vigili che staccavano multe a “manetta”. Riflettendo mi resi conto che era una vera carognata ciò che era successo: - il campo sportivo non possiede parcheggi propri, pertanto i giocatori e gli addetti che devono intrattenersi al campo anche per più di tre ore, non trovando parcheggi liberi (il più vicino è ad un chilometro circa) e quelli a pagamento, ammesso che ce ne siano a sufficienza, sarebbero abbastanza cari, o vengono in bicicletta od organizzano un pullman; ma ammettendo che fossero sufficienti per loro, di sicuro non lo sarebbero per gli spettatori che devono intrattenersi solo un paio d’ore e guarda caso il tempo-disco era solo di 90 minuti. Quel che è peggio è stato vedere i vigili che come dei “pescatori di frodo autorizzati” ritiravano le “nasse”.

Circa sei anni fa ricevetti via posta una contravvenzione sempre dai vigili di Sacile, per aver parcheggiato l’auto in posto non autorizzato; portava la data di tre mesi prima, così feci una ricerca sul mio rapporto di lavoro di quel periodo per capire dove, come e quando avrei potuto fare tale infrazione; risultò che io e mio figlio, quella sera alle ore 17,50 (l’ora riportata sulla multa) eravamo a Pordenone a ritirare dal concessionario l’auto interessata che aveva passato il tagliando di manutenzione.

Però mi venne in mente che una mezz’ora più tardi ci passai per Sacile, per delle commissioni e mi fermai un’attimo di fronte all’edicola di via Martiri Sfriso, dove avrei commesso l’infrazione, per prendere il giornale; risalii subito e me ne andai. Ciò voleva dire che in quell’attimo, “qualcuno” tanto zelante, avrebbe potuto prendere il numero della targa passando di la in corsa, senza rilasciare nessuna notifica e avrebbe redatto la contravvenzione, sbagliando a scrivere l’ora. Decisi di telefonare al comando dei vigili urbani di Sacile e spiegai che a quell’ora non poteva trattarsi della mia auto per i suddetti motivi, omettendo ovviamente di essere poi passato di la. L’interlocutore mi disse che mi avrebbe richiamato a breve e così fu; la frase che sentii: - scusi tanto, c’è stato un errore di numero di targa. Poco credibile direi, perchè nella contravvenzione era riportato anche il tipo di automobile e se non sbaglio anche il colore. Cosa piuttosto unica, non sembra?Il giardino della serenissima

Che dire d’estate, in occasione della “Sagra dei Osei”, chiudono completamente le vie del centro e fanno pagare un biglietto d’ingresso già dal sabato sera; certo che far pagare il biglietto a chi deve recarsi alla Santa Messa o a fare una qualsiasi commissione è proprio un’azione da paese “molto democratico”. Quello che fa indignare di più è che per l’interesse di pochi si possa calpestare il diritto di tutti coloro che convinti che pagando le tasse, possano ricevere in cambio un modo di vivere civile e non un continuo destreggiarsi in mezzo ad “accattoni” dichiarati e no.

Ma è poi così difficile riservare delle aree come si fa con le fiere?

A proposito di “rotonde”, visto che a Sacile non piacciono: - ci voleva l’Europa per insegnare ai primi grandi costruttori di strade al mondo (vedi le vie ancora esistenti degli antichi romani) che con una “rotonda” si riesce a far circolare tutti, nessuno rimane fermo, abbassando di molto il rischio di scontri frontali e collisioni. Erano anni che speravo in questa soluzione. In Francia già  più di trent’anni fa erano numerose e non serviva espropriare ettari di terreno per farne una. Ma forse è proprio per questo motivo che in Italia non volevano farle!

E sì che era una soluzione alla portata di tutti, bastava guardare come fa un liquido a scendere in un imbuto o in uno scarico!


LA DONAZIONE DI SANGUE E’ TROPPO IMPORTANTE! …

 Nel 1975, poco più di un anno dopo che io ventitreenne e mia moglie, due anni più giovane ci sposammo, decidemmo di diventare donatori di sangue, così ci recammo a digiuno un sabato mattina presto, presso il centro trasfusionale all’ospedale del capoluogo. Fatte le dovute visite di rito, io risultai idoneo e mi fecero fare la mia prima donazione, mentre mia moglie, essendo sottopeso le dissero, con suo grande dispiacere che non poteva donare. Ricordo benissimo che rifiutai qualsiasi iscrizione ad associazioni varie, anche dopo varie insistenze da parte degli addetti, al che spiegai loro il mio diritto a fare una donazione libera all’ospedale. Mi dissero che andava bene anche così e che mi avrebbero recapitato a domicilio il tesserino di libero donatore con le analisi ed ovviamente con il tipo di sangue. Un pò dispiaciuti, ma mia moglie di più, per non essere riusciti entrambi nell’intento, ce ne tornammo a casa consci che qualcosa di importante, in ogni caso, avevamo fatto.

Passarono delle settimane, ma dal centro trasfusionale non arrivava nulla; provai a telefonare ma non mi seppero dire niente, sembrava che la mia donazione non fosse mai stata fatta, non c’era traccia di nessuna analisi a mio nome. Dopo diversi mesi ricevetti un avviso per fare una donazione urgente, da eseguirsi presso l’ospedale del capoluogo alle ore 08,00 di domenica mattina. Non rendendomi neanche conto che tutto era un pò strano, mi presentai all’ospedale dove venni informato che il centro trasfusionale quel giorno era itinerante e la non c’era nessuno; alquanto sconcertato, anche perchè non avevo altri interlocutori, me ne tornai a casa proponendomi di non rincorrere mai più certi idealismi.

Un bel giorno di tre anni dopo, nella fabbrica dove come “esterno” eseguivo dei lavori, raccontando a dei miei amici ciò che mi era successo come donatore, mi fecero conoscere una persona che lavorava li e che era nientemeno che il presidente di un’associazione donatori di sangue; lo misi al corrente di quanto successomi e pure che non mi interessava più di fare il donatore; era veramente grave che dopo tre anni non mi avessero neanche invitato per una spiegazione, dopo le mie ripetute richieste.

Così come succede “spesso” nella vita, in meno di una settimana, il solerte presidente mi consegna il tanto cercato tesserino con su riportata la mia donazione di tre anni prima, il tipo di sangue che finalmente potevo conoscere e in bella evidenza sulla copertina la “sigla” dell’associazione. Rimasi sconcertato e per educazione o per vigliaccheria non feci nessun commento, ringraziai e dissi solo che avrei dovuto lavorare a fondo per convincermi che non era successo nulla e che era stato solo un semplice disguido.

Il presidente fu veramente bravo a temporeggiare, finchè riuscì a tirarmi a “riva”; con la sua giovialità riuscì perfino a farmi partecipare alle feste dell’associazione e tutto sommato c’era un’allegra atmosfera. Nel frattempo avevo iniziato a donare il sangue il che mi dava una certa soddisfazione, un qualcosa che mi faceva sentire utile, pensando a quanto bisogno c’era di sangue nel mondo; tutto ciò che mi era successo era quasi dimenticato. 


Lavorando spesso in trasferta, sia quando ero un lavoratore dipendente che quando divenni artigiano, fui un donatore non proprio assiduo, anche per il fatto che non ebbi mai chiesto o feci il giorno di riposo, ma una donazione annuale e qualcosa di più, riuscii a farla. 


Un giorno però ritornò a ronzarmi sul naso la stessa “mosca” di qualche anno prima, quando mi trovai cancellato dal registro donatori solo perchè erano tredici mesi che non donavo; questa la spiegazione che ricevetti. In realtà  penso che successe il disguido a causa dell’avvento dei registri informatici; tuttavia non era cosa da poco, era grave che in ambiti così seri come dovrebbero essere gli ospedali, ci fosse stata una superficialità tale; poi mi sembra che io ne avevo avuto già abbastanza e non avevo assolutamente bisogno di altri “test” sulla mia pazienza.

Dato che fui trattato piuttosto male, diciamo da personale scontroso, distratto e per nulla appassionato al suo lavoro, decisi di cambiare ospedale e come d’incanto trovai finalmente un ambiente normale, inteso così perchè il personale faceva esclusivamente il suo dovere, senza salamelecchi a “tizio” e scontrosità a “caio”. Era veramente una gioia, quando riuscivo a liberarmi e recarmi a donare sangue. 


Il presidente dell’associazione però non voleva che io facessi le donazioni in quell’ospedale perchè diceva che c’erano problemi “burocratici”, dato che lo stesso non era convenzionato con l’associazione. Io però continuai come prima fino a quando venni avvisato dal “capo” che avevano chiuso tutti i centri trasfusionali degli ospedali minori. Mi disse che avrei dovuto per forza ritornare a donare nel capoluogo; a questo punto, schifato alla saturazione, dissi chiaro che poteva finalmente cancellarmi dall’associazione. Poi però, passata l’arrabbiatura, continuai a donare e così ritornai in quell’odioso centro trasfusionale: 

- una volta trovai una dottoressa che mentre “preparava” i donatori in sala trasfusioni, si comportava in maniera seccata; osservandola, mi fece agitare a tal punto che quando venne a misurarmi la pressione, in modo sgarbato mi disse che ero troppo iperteso per fare la donazione, al che la scacciai letteralmente; dopo cinque minuti venne un’altro dottore a testarmi e mi trovò a posto, feci la donazione e via;  

- la volta successiva ritornai sempre al famoso centro e alla visita, candidamente un dottore romano mi chiede come mai io donassi sangue intero e nessuno mi avesse proposto di fare il “plasma feresi”, dato che il mio sangue, piuttosto raro, dopo qualche mese, se non richiesto lo buttavano; ci mancava solo questa informazione, ma non era mica finita li perchè ottenni di fare la donazione lo stesso e qui è successo un vero pastrocchio: - disteso sul lettino attendo che il buontempone di dottore, con l’accento non certo di Tarvisio, finisse di raccontare barzellette in corridoio, mentre una infermiera stava vicino la TV che la mia associazione aveva donato al centro, tutta interessata all’oroscopo ed un’altra, piuttosto brutta poverina, si avvicina con in mano sacca e ago con il chiaro intento di infilarmelo e vedendola non tanto convinta di ciò che faceva; dissi lei di non sognarsi nemmeno, che di solito erano i medici a mettere l’ago; intanto qualche cicalino di “peso raggiunto” dalle sacche degli altri donatori iniziava a farsi sentire, ma dalle persone interessate neanche una piega, al che dissi all’appassionata “astrologa” che la mia associazione aveva ordinato per loro una TV più grande in modo di poterla guardare dal posto di lavoro; intanto in corridoio le barzellette procedevano, allora dissi all’impaurita infermiera che se voleva poteva mettermi l’ago, altrimenti facevo tardi.

Non l’avessi mai detto! Dal suo atteggiamento non era per niente “navigata”, così successe che mi perforò la vena da parte a parte, e non riuscendo nel suo intento, chiamò la collega che seccata intervenne; girò l’ago e lo rigirò ma il sangue usciva a fatica, dissi loro di cambiare braccio ma non ne vollero sapere, poi finalmente apparve il “barzellettiere” e anche lui si divertì con la mia vena fino a che, dopo circa quaranta minuti di “tortura” completai la donazione e senza che qualcuno avesse chiesto ne scusa, ne se mi sentivo bene, mi diedero le carte, il cioccolato ed essendo un artigiano, passai a ritirare la quota di rimborso spese all’economato che come sempre non aveva denaro, così lasciai la quota per l’associazione, come sempre! 

Per la mia eccezionale giornata, al mio confronto il <rag. Ugo Fantozzi> sarebbe stato un superfortunato come Gastone, il cugino di Paperino.

Ritornato a casa mi tolsi la maglia e dove mi avevano infilato l’ago, c’era un’ematoma che prendeva buona parte del braccio.

Mi prese una tale ira che invece di andarmene a lavorare, mi misi al computer per scrivere una lettera di protesta alla responsabile del centro trasfusionale e mentre scrivevo rientrò a casa mio figlio di 19 anni che pieno di gioia mi disse di avere appena dato la sua adesione a donatore di sangue con i compagni di scuola, il che fu come uno schiaffo che mi svegliò dal mio stato alterato. Alla mia lettera rispose un’altra dottoressa, al telefono con mia moglie dicendo lei che io sarei dovuto passare di li  per ricevere una spiegazione. Il che mi demoralizzò talmente che non mi sognai nemmeno di accettare l’invito.

A mio figlio non raccontai nulla di quanto successomi, però per parecchi anni non me la sentii più di donare sangue anche per il fatto che il solo pensiero che poi avrebbero potuto buttarlo via, mi faceva andare in bestia.


Per un caso fortuito un giorno incontrai il dottore responsabile del centro trasfusionale dove andavo e che dovrebbe essere stato chiuso anni prima; chiesi a lui dove si trovasse ora, dato che non l’avevo più visto. Mi disse che era sempre lì con lo stesso centro trasfusionale; avevano ridotto le giornate per i prelievi, ma era sempre stato li. 

Di colpo tutto mi fu chiaro e non serve che ne spieghi il perc. Raccontai a lui il fatto che avrebbero gettato il mio sangue perchè inutilizzato e che avrei dovuto fare il plasma feresi in alternativa. Mi disse che erano tutte balle. 

Alla prima occasione ritornai a donare, li dove c’era ancora della professionalità  e per prima cosa chiesi al medico di fare una donazione libera e che mi cancellasse dall’associazione, così fu. Purtroppo però, per riuscire a farmi cancellare definitivamente dovetti fare diversi tentativi, perchè ad ogni cancellazione “qualcuno” mi reiscriveva, fino a che arrabbiato più che mai, all’ennesima donazione obbligai il medico responsabile a cancellare definitivamente il mio nome dall’associazione e verificarne il buon fine, minacciando di non donare più. Questo eseguì alla lettera le mie volontà e mi confidò che non mi dava poi torto; che avrebbe verificato anche in seguito se “qualcuno” mi reinseriva. In sostanza, per ovvi motivi non mi diede ragione e nemmeno torto; mi spiegò pure come veniva effettuata la transazione delle donazioni tra associazioni ed enti ospedalieri al che rimasi molto perplesso.


Ho pensato molto prima di scrivere questa denuncia, ma andava da lasciare le cose come stanno o provare a creare i presupposti per una raccolta di sangue e derivati che non portasse mai più ad episodi come quelli successi a me. 

Inoltre a mio avviso, dato che ormai non si può dire che non ci sia il mercato del sangue anche se tutti lo negano, in ogni transazione qualsiasi intermediario produce un aumento del costo del prodotto, dato sopratutto che la nostra legislatura, in materia, è ancora da paese delle banane, l’unico mezzo per eliminare questo mercato è donare il sangue e derivati direttamente ai nostri ospedali


Dal luogo comune che <neanche il cane muove la coda per niente>, non può essere che questi “passamano” abbiano costo zero. Poi tutti quei doni, notificati ai quattro venti, fatti dalle varie associazioni donatori alle unità  ospedaliere e non solo; le onorificenze che si sprecano, dove tutto dovrebbe essere trattato con sola umiltà. Basta con gli “zuccherini” ai donatori; il donatore dal momento che sceglie lui di esserlo, dovrebbe fare il donatore e basta.

Il legislatore però non può ignorare l’importanza che hanno le donazioni volontarie e mettiamo il caso che concedesse ai donatori, oltre il compenso della giornata lavorativa, anche uno sgravio fiscale nella giusta misura come lo è per le spese mediche che ogni lavoratore detrae dal suo reddito, forse si potrebbero ottenere più donazioni senza coinvolgere associazioni che oramai di volontario e di gratuito non hanno nulla.  


Da che mondo è mondo agli uomini, per ottenere certi favori dalle donne, serve qualcosa di extra, fuori dal comune, un qualcosa che una vita normale forse non può dare; specialmente se un uomo spazia da quelle “ufficiali” a quelle “non ufficiali”:  - sicuramente sarebbe già un’impresa poter accontentare bene la donna “ufficiale” con i proventi del proprio lavoro e altrettanto sicuramente non dovrebbero rimanere neanche le “briciole” per poter sperare in qualcosa di extra dalla donna “non ufficiale”. Pertanto tutte le varie associazioni, sportive e non, potrebbero dare una valida copertura, sia per l’alibi che uno deve trovare, che per le occasioni di procurarsi il “necessario” per soddisfare la nota bramosia di quel tipo di donne,  senza che il provento sia noto alla donna ufficiale. 

Ho avuto modo di assistere a diverse storie di questo tipo, avendo vissuto molto in giro per lavoro. Al rientro a casa bastava cambiare solo gli interpreti e il “film” che guardavo quando ero in trasferta, era lo stesso. 

Il denaro avuto con vera fatica, penso non venga quasi mai sprecato in cose futili da chiunque, mentre quello più “facile”, tutti un pò lo adoperiamo con leggerezza. Senza dimenticare che l’arrampicata sociale è il fine di molti fra gli interpreti succitati.  

E’ sempre l’occasione che fà  l’uomo ladro.

Doniamo il sangue e non permettiamo a chiunque di comportarsi in modo oltraggioso in questa iniziativa troppo importante.