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Archivio della categoria 'Curiosità'

L’ORTO

spesa annullata anzi, piacere per gli occhi e al palato, fatica spontanea

L’orto si può considerare una buona “palestra” che ha un “costo” ben superiore a quelle vere; intendo dire quelle con tanti attrezzi ginnici e con il Personal Trayner che ti aggiorna sempre il programma degli esercizi, nonchè ti informa delle novità  da aggiungere al tuo pacchetto già  pinguo.

L’orto è palestra di vita in tutti i sensi; tanti dicono che non vale la pena  fare tanta fatica, perchè quando puoi iniziare a raccogliere i prodotti, al supermercato gli stessi, costano davvero poco.

Non sono di quell’idea per diversi motivi: l’orto è un’impegno che ti occupa per tutto l’anno con delle pause che puoi fare, se vuoi, nel periodo invernale; tra concimare, dissodare, seminare, piantumare, togliere le erbacce, raccogliere il prodotto, e poi ancora tutto da capo perchè le stagioni incalzano e si cambiano i prodotti da coltivare, come dovrà  riposare la terra, anche chi la lavora ne avrà  bisogno.

Se andiamo a valutarne il vero costo in euro, un attento amministratore bloccherebbe subito quel tipo di “produzione”, esattamente come fà  ad esempio l’ente per l’energia elettrica che piuttosto di sforzarsi a produrre l’energia a prezzi giusti per l’utenza, acquista direttamente dall’estero ciò di cui ha bisogno, così gli rimangono, secondo qualcuno, tempo e denaro per fare chissà quante altre “cose”, compreso dare il premio di produzione ai dipendenti, quando le punte di consumo salgono, tanto i “finanziatori” continuano nelle loro attività  ricreative che sono più convenienti che fare l’orto.

Ma vuoi mettere la soddisfazione che si prova a mangiare un pomodoro nell’orto, o un cetriolo, o una fragola, o un ravanello! Senza contare che tu facendo l’orto non sei andato in giro con l’auto, così non puoi aver speso soldi, se non quelli investiti sull’orto; non sei andato in palestra e non ci andrai perchè sarai stanco, così non incontrerai il Personal Trayner che proverà  a spillarti altri quattrini.

Mia moglie non è  sempre convinta di questo e dice che poi deve spendere soldi dal fisioterapista per via dei dolori articolari, dimenticandosi quanti ne ha spesi nostro figlio da medici, fisioterapisti e massaggiatori, per fare il calciatore e i vari sport che per un giovane sono sempre meglio di un orto…

Finchè uno ne ha la possibilità però!

IL GIARDINO DI MIA MOGLIE

giardino, orto, fiori e colori, passatempo

Il nostro giardino è “naif”, nel senso che non segue nessuna moda o indicazione di esperti; è curato nelle minuzie da mia moglie, mentre io mi occupo sopratutto di piantumare, potare e concimare.

Circa 25 anni fa acquistammo una casa in campagna, quasi nuova e con un’area di pertinenza di mq 2.300; iniziammo subito a modificare ciò che c’era perchè abbastanza caotico e non curato.

Mantenemmo tutte le piante di alto fusto: - 3 pini marittimi; 2 cedri; 1 magnolia; 2 abeti argentati; 2 tuie. Facemmo subito delle aiuole: - 3 con circa 50 metri con rose variopinte; 4 con fiori e botanica varia. Poi con delle siepi, di lauro e di gelsomino demmo un pò di privacy al giardino.

Con ulteriori modifiche aggiungemmo: - 1 Liquidamba, un tipo di acero; 1 Tulipifero, alto fusto che fa fiori a forma di tulipano; 1 quercia americana; una quindicina di tipi di uva da tavola; 8 piante di kiwi (due maschi e 6 femmine).

Quasi subito facemmo costruire una vasca in cemento armato di mc 32 che viene riempita d’acqua con il turno di irrigazione del consorzio.

Costruii un impianto di irrigazione automatico, ma non sono mai arrivato a completarlo, date anche le continue modifiche al giardino.

Tanto, tanto lavoro, per tanta, tanta soddisfazione!

LA NOSTRA VALLE AURINA

vacanze, relax, aria pulita

Da parecchi anni andiamo a fine agosto a passare una settimana in Sud Tirolo, nella valle Aurina; la scoprimmo tramite degli amici e da quella volta non abbiamo più cambiato; la valle Aurina è la più bella e luminosa vallata che io abbia mai visto.

Essendo io, un bel pò sovrappeso, non amo particolarmente le escursioni, ma secondo le mie possibilità accetto volentieri le esortazioni di mia moglie; le bellezze che puoi rubare con l’occhio, con la fotocamera o la videocamera, sono meravigliose. Si rimane completamente estasiati dalla natura incontaminata; l’ordine con cui l’ambiente viene trattato, anche dai noi turisti che piano, piano abbiamo capito che quel paradiso è come se fosse “nostro”.

L’ ACERO DI MONTAGNA

In un’agosto di parecchi anni fa, io e mia moglie decidemmo di andare per una settimana in ferie in Alto Adige, in Valle Aurina sopra Brunico. Dei nostri amici frequentavano da anni la vallata e ascoltando i loro racconti sulle bellezze di quei luoghi, ci convincemmo che sarebbe stato bello provare anche noi.

In realtà  quell’anno furono le prime vere ferie che facemmo da soli, perchè il mio lavoro purtroppo non mi permetteva di essere libero nel periodo estivo, così non era mai successo che io avessi fatto una settimana di ferie vera e propria; mia moglie con i bambini, quando erano piccoli, per alcuni anni andarono per un paio di settimane al mare o in montagna e io il fine settimana mi univo a loro. Io non sopportavo il mare, da ragazzo lavorai nei litorali del Friuli e del Veneto e ricordo che al lunedì (si rientrava ogni fine settimana), quando si arrivava a pochi chilometri dal mare, solo sentendo l’odore della salsedine mi provocava malessere e agitazione.

Lavorai per tre anni in quei posti, sui palazzi in costruzione, da febbraio ad ottobre.

Ritornando alle ferie: - Fatalità  quell’anno fui bloccato nel lavoro per mancanza di materiali, così dissi a mia moglie di prenotare per qualche giorno, se riusciva a trovare una camera e cosi fù: nostra figlia già adulta, partiva anche lei con il suo fidanzato per il mare e nostro figlio diciassettenne, andava dalla nonna che abitava poco distante, per i pochi giorni che stavamo via.

Controllato che tutto fosse a posto (dissi a mia moglie di nascondere le chiavi della sua auto, per ogni evenienza), così partimmo. Ricordo una sensazione di insicVilla Ottone.JPGurezza, di disagio; forse era perchè non ero abituato a lasciare la casa incustodita; di solito quando partivo per lavoro c’era sempre mia moglie a casa.

Avevamo trovato alloggio proprio alla Pensione Reichegger di Villa Ottone, poco sopra Brunico, dove andavano i nostri amici, che purtroppo quell’anno erano già rientrati a casa.

A Brunico, prendendo per la Valle Aurina, indicai a mia moglie un albero maestoso isolato, in un pascolo nella montagna che si innalzava di fronte a noi.

Arrivati alla pensione, avemmo la gradita sorpresa di trovare una coppia di amici della nostra compagnia al paese, anche loro solitari e non avvezzi alle ferie come noi. Fummo invitati a pranzare con loro e di seguito, di comune accordo trascorremmo i pochi giorni di vacanza sempre insieme.

Nel primo giorno, mentre eravamo a cena, ricevemmo una telefonata da nostro figlio e dato che il telefonino ancora non l’avevamo, mia moglie andò alla reception; mentre con i miei amici si dialogava del più e del meno, mia moglie non tornava più ed iniziavo a preoccuparmi; quando ritornò mi disse serenamente: - tuo figlio ha in parte distrutto la mia auto, ma non si sono fatti nulla; - poi vorrebbe parlarti.

Di colpo mi si gelò il sangue: - era tutto il giorno che presagivo qualcosa di poco piacevole;Valle Rio Bianco -fienagione.JPG - ma come aveva fatto a trovare le chiavi, chi era con lui, ero sicuro che da solo non l’avrebbe mai fatta una cosa del genere, perchè proprio giorni prima chiesi a lui di spostare la macchina nel cortile, e mi confidò che non bramava per niente di guidare l’auto; gli bastava il suo scooter.

Mi ci volle parecchio per ritornare ad un ragionamento razionale; i nostri amici ci rincuoravano dicendoci che era andata anche bene, perchè era uscito illeso (a loro purtroppo, molti anni prima, era morto un figlio di nove anni, finito sotto il pullman che sopraggiungeva, sembra per uno sfortunato scherzo di un amico). Continuavo a pensare in che stato si trovava, cosa provava mio figlio in quel momento; sapevo che stava soffrendo e che aveva compiuto purtroppo, un errore che molti giovani compiono, ma proprio attraverso questa sofferenza forse avrebbe imparato la lezione.

Più tardi telefonai a mia suocera e riuscii a farmi spiegare da lui cosa avesse combinato: - nel pomeriggio, mentre si trovava ancora a casa nostra, andò a trovarlo un suo amico e fu lo stesso a chiedergli di andare a fare un giro con la “Y 10″ di sua madre, così riuscì a trovare le chiavi di riserva, a cui io non avevo proprio pensato prima di partire; - uscì dal garage solo per fare qualche manovra nel cortile, così disse, ma invitato dall’amico uscirono nella stradina di campagna, per altro non asfaltata, che passa davanti a casa; - mi disse che fecero circa 200 metri, arrivando fino al vecchio gelso gigante, dove girò l’auto per tornare indietro; al chè, il suo amico gli chiese di guidare lui. Fatto il cambio di pilota, questo parte come un vero campione del volante e subito dopo pianta una “staccata” che lo indirizza in pieno contro un sifone in cemento per lirrigazione dei campi.

Risultato: - nessun ferito per fortuna; - avantreno sventrato, aperto, con una ruota girata a sinistra e l’altra a destra, con danni anche al motore. Disse che prese paura di un trattore che sopraggiungeva in lontananza e proprio a quel ragazzo che lo guidava chiesero di aiutarli ad alzare l’auto con il sollevatore del trattore e portargliela a casa.

Dopo aver ascoltato in silenzio il suo racconto, mi rivolsi a lui avvisandolo che tutti e due dovevano preparare i loro risparmi per riparare l’auto e che doveva tornare come prima; nel frattempo doveva tranquillizzarsi perchè la frittata oramai era fatta e avremmo risolto il problema quando saremmo ritornati a casa. 

Per non pensare più, evitai di telefonare al carrozziere per avere delle informazioni e mi ripetevo che poteva andare molto peggio se non si fossero fermati su quel sifone: - sicuramente dopo aver provato la stradina, avrebbero provato la strada provinciale e poi chissà…

Passammo 5 giorni lontani da casa non proprio idilliaci e la compagnia dei nostri amici ci aiutò a distrarci. Quando rientrammo, salutammo il nostro albero che ci guardava dalla montagna, con il proposito un giorno di andarlo a trovare.

Nonostante tutto non riuscii ad essere cattivo con mio figlio e lo abbracciai; vedemmo insieme poi per far riparare l’auto, così venne un mio amico carrozziere che con una fatica assurda riuscì a caricarla sul carro attrezzi, tanto era messa male; chiesi a mio figlio se aveva informato il suo “copilota” dell’operazione finanziaria che doveva essere fatta, al chè mi disse che gli avrebbe già parlato e che non dovevano esserci problemi, se non fosse per quanto avrebbero dovuto sborsare; a questo ci avremmo pensato io ed il papà  del suo “copilota”, mio amico e mio omonimo, a finanziare la loro operazione e che piano piano poi, avrebbero ritornato i soldi con gli interessi, così la lezione sarebbe stata esemplare. Passò quasi un mese e stranamente il papà  dell’amico non si fece sentire, così decisi di forzare la situazione, perchè era ovvio che il bravo compagno d’avventura, non aveva detto niente al paparino, oppure …

Telefonai al mio amico, dicendogli che il giorno dopo sarei passato da lui perchè avevo un problema da risolvere; dopo neanche 10 minuti mi richiamò lui stesso dicendomi che aveva ancora la mano che gli bolliva per le sventole che aveva assestato a suo figlio (suo figlio dopo che seppe della mia telefonata, probabilmente si sentì alle strette e gli raccontò cosa avessero combinato quel giorno); - mi chiedeva scusa perchè l’aveva saputo solo allora e mi invitava a passare da lui a definire il tutto. Abbastanza umile, non vi pare? 

Il giorno dopo, trovatomi di fronte a cotanta contrizione, mi limitai a redarguire il bravo figliolo, che così non avrebbe dovuto comportarsi e assicurai al mio amico, che se avessi saputo che avrebbe condonato la pena a suo figlio, lo avrei sputtanato ovunque; poi per cercare di sdebitarsi, lui e la moglie mi offrirono delle vecchie fioraie in cemento inutilizzate; ovviamente rifiutai. Fu l’ultima volta che parlai con loro. 

L’auto venguglie-fianco.JPGne riparata alla meglio perchè non valeva più tanto e a fronte di una spesa preventivata di 6.000.000 di lire, circa 3.000 euro, riuscii a ridurre la spesa a 1.300 euro, facendo installare pezzi di recupero e aggiustando la carrozzeria alla meglio. Mio figlio pagò la sua metà  della riparazione con i suoi risparmi; il suo amico portò la sua parte di denaro, ma dubito che sia stato lo stesso sacrificio per lui, per il semplice fatto che alla base dei due svezzamenti c’erano due differenti educazioni! 

In quella valle meravigliosa, da quella volta ci siamo sempre ritornati ogni anno, per una settimana, non per molto; giusto il tempo per fare il pieno di tutte -targa-su-acero.JPGquelle bellezze impareggiabili.

Dopo una decina d’anni, facendo un’escursione, per puro caso un bel giorno ci imbattemmo nel “nostro” albero: - a mè venne un tuffo al cuore quando lo riconobbi in lontananza e mano a mano che ci avvicinavamo eravamo sempre più sicuri che era lui, un bellissimo acero di montagna dal fusto e la chioma imponenti; quando fummo davanti a lui però, ci accorgemmo che era già  stato occupato; non era occupata la panchina rustica che c’era alla sua base, bensì il tronco dove faceva bella vista una targa in bronzo con dedica, la quale ricordava il cinquantesimo anniversario di matrimonio di Eduard e Maria - 1997 -. 

Era proprio nel 1997 che vedemmo per la prima volta quel bellissimo acero di montagna e sicuramente Eduard e Maria non sarebbero contrari a dividere con noi la sua ombra. 

L’ acero-di-montagna.JPG

“L’ AMICO ITALO”

Nonostante mi sarebbe piaciuto, non ho mai avuto molto tempo per leggere libri; forse perchè preso da mille cose da fare; il cercare di fare da solo tutto o quasi tutto e alla fine, la domenica sera capisci che è già  lunedì. Va avanti così da più di 45 anni e un bel giorno ti rendi conto che la vita è passata, che assolutamente non ti manca niente, però i ricordi di gioventù che di tanto in tanto riaffioravano, ora diventano sempre più presenti. Nei pochi momenti che la mente si rilassa, corre ai ricordi del passato, come se quelle amicizie interrotte dal corso della vita mancassero in modo importante.

Il personaggio Tom Sayer di Mark Twain, da bambino mi aveva sempre appassionato ed in lui mi rivedevo, anche se ora il tempo ha sfocato tutto. Il mio carattere ribelle e mai domo mi aveva creato una scorza apparentemente dura, ma se uno ci provava appena un po, ero capace di dargli il cuore, pur consapevole che abbassando così la guardia, diventavo vulnerabile.

Ai miei figli ho sempre raccontato della mia infanzia, dei miei compagni e anche dei miei amici; già, degli amici veri e di quelli solo interessati. Penso che nessun genitore abbia piacere di far rivivere ai propri figli le vicende spiacevoli che ha provato nella sua vita,  così può limitarsi solo a raccontare aneddoti e metafore per rendere un’idea di ciò che era un tempo e di ciò che potrebbe essere ancora.

La scuola, il lavoro, la vita, separano spesso dei rapporti di amicizia più o meno forti e magari il tempo, per tanti, aiuta a dimenticare, mentre per altri è il contrario.

Forse però, il rapporto di amicizia più forte e che ti lega per tutta la vita, nonostante il tutto sia soggettivo, è l’amicizia che si consolida durante il servizio militare; senz’altro il vivere insieme per tanti mesi e con delle privazioni in comune da condividere (io però ero accusato di scappare troppe volte dalla caserma), fa scendere tutti un pò sullo stesso livello e sotto questo punto di vista sembrerebbe positiva come esperienza di vita. Il servizio militare di leva è stato abolito, ma qualcosa che assomigliasse almeno un pò a quella disciplina di vita, bisognerebbe reinventarla.

Circa vent’anni fa dissi al mio compagno di naja Carlo, che ora purtroppo non c’è più, che sarebbe stato bello ritrovarsi tutti, circa una decina, tra noi due friulani e gli altri nove tutti veneti, organizzando un pranzo.

Lui entusiasta anche più di me, disse che bisognava farlo, così mi misi a cercare i contatti telefonici e mi ci volle più di un mese per ritrovarli tutti; erano passati vent’anni e non fù per niente facile. Ricordo che io e Carlo facemmo il giro dei ristoranti più rinomati in una zona a metà  strada per agevolare tutti. Alla fine però Trombetta, un nostro compagno, insistendo ci portò in un ristorante a lui noto. Fatalità  volle che Carlo fù preso da forti dolori alla schiena, causa un’ernia al disco e proprio non ce la fece a far parte di noi al ristorante.

Ritrovarsi dopo vent’anni fù un vero avvenimento: - i racconti di naja e le barzellette si sprecarono e quando il titolare del ristorante trovò il coraggio di farci alzare, sulla grande tavola c’erano tante bottiglie vuote, quanti erano stati i momenti ricordati in quella meravigliosa domenica. Proposi, dopo la grande abbuffata, di andare a far visita in “infermeria”; Carlo purtroppo non aveva potuto esserci ed era giusto che godesse qualche momento di felicità  anche lui: quando rivide tutti i compagni non riuscì a trattenere le lacrime e poi giù a sbellicarci dalle risate, ricordando i tempi passati. Sua moglie Isolde, una tedesca che Carlo conobbe quando, emigrante, lavorò in Germania, ci servì del vino ed il caffè, poi arrivò il momento di lasciarci. Carlo di lavoro faceva la guardia giurata e tre mesi dopo, il primo luglio del 1990, fu ucciso in una fabbrica da un ladro, mentre la polizia da lui allertata, procedeva all’arresto del complice. Lasciò oltre alla moglie, giovane e straniera in un paese poco aperto alle diversità , anche due ragazzini, uno di 14 e l’altro di 12 anni.

Anni dopo ebbi modo di riunire ancora la squadra; riuscii a fare per tutti un DVD a ricordo di tutti i nostri incontri, l’ultimo è stato quest’anno, per un pranzo nel meraviglioso Cansiglio che ci vide militari (eravamo VAM, guardie dell’Aeronautica Militare).

Quest’anno mi ha preso una frenesia di ricordi che non so spiegarmi ed in pratica sono riuscito a raggruppare oltre i miei compagni di naja, anche i miei cugini dalla parte di mia madre; un progetto che avevo in mente da troppi anni. Anche in questo caso c’è stata l’adesione di quasi tutti con la promessa che ci ritroveremo ogni anno.

Pur essendo un artigiano in pensione da 5 anni ma che lavora ancora, nei ritagli di tempo, davvero pochi, con l’insostituibile aiuto del computer e del telefono sono riuscito a rintracciare due amici che non vedevo da quasi quarant’anni: - Roberto, dopo che andò all’università a Padova, non lo vidi più; - Italo nello stesso periodo, cambiò residenza.

Roberto anche se era tifoso del Milan, mentre io lo ero della Juve, aveva un modo piacevole di proporsi come amico perchè nonostante i suoi vivessero in modo agiato rispetto alla mia famiglia, non lo faceva assolutamente pesare, anzi; con lui passai dei bei periodi anche se pur brevi: - a 18 / 19 anni corteggiare le ragazze era più un divertimento che altro e allora noi appassionati della musica di allora, con il mio registratore Geloso ed il suo giradischi da sala, incidevamo su nastro delle canzoni sopra delle basi musicali che mandavamo con il giradischi; ricordo che dedicammo per scherzo ad una ragazza un brano, modificando il nome nella canzone da Monia a Sonia; quel pezzo non venne per niente male, sebbene principianti, tanto da far cadere nello scherzo più di qualche sprovveduto/a.

Roberto si è sposato e abita a Padova; ha due figli anche lui, un ragazzo di 26 e una ragazza di 23. Proprio l’altro giorno, in occasione dell’anniversario della morte di sua madre, dopo tanti anni è venuto a farmi visita e fermatosi a cena abbiamo ricordato i tempi andati.

Italo, pur anche lui con storie di vita diverse sia dalle mie che da quelle di Roberto, viveva con sua madre, la sorella maggiore e i nonni; di suo padre non mi aveva mai parlato. Al tempo delle medie si andava a pesca assieme nel ruscello che passava vicino a noi e ricordo che una volta sua madre ci preparò una cenetta solo per noi a base di pesce che avevamo pescato, in verità  non ci siamo strafogati di pesce. Passai poi con Italo, tra i 17 e i 20 anni, momenti che a volte erano esilaranti, mentre altre volte di autentica rabbia: - io avendo iniziato a lavorare a 14 anni, mentre sia Roberto che Italo proseguirono con gli studi, per poter andare al lavoro dovetti comperarmi una Vespa usata, così essendo solo io il motorizzato, dovevo pensare sempre ai trasferimenti e non solo; mentre Italo si limitava a lanciare le idee: - andiamo quà? andiamo là? beviamo un caffè? beviamo un grappino? Poi al momento di pagare andava sempre al bagno, sperando che poi ci pensassi io; per fortuna avevo qualche risparmio messo via con i lavori che facevo per conto mio, alla domenica.

Era tanto pittoresco da averlo portato, tanti anni dopo, come esempio negativo ai miei figli; in effetti ogni tanto mio figlio mi racconta di qualche suo amico “Italo” e mi dice che anche lui ogni tanto accetta abbastanza di buon grado quelle furberie, sempre per lo stesso motivo che adducevo io: - senza amici da adottare non c’è gusto.

Dopo che lo avevo tanto cercato, ho finalmente trovato il mio “vecchio amico” Italo, ma chissà perchè ho aspettato una decina di giorni prima di chiamarlo; forse perchè la memoria recondita consigliava prudenza? L’ho contattato ma non mi ha riconosciuto, non si ricordava e da quello che ho poi capito, ha finto di non ricordarsi di me, perchè stava recitando come da par suo, la parte del personaggio importante, cercato da un buzzurro.

Ricordandomi del suo fare, tra me dicevo che avrebbe dovuto avere degli spettatori che assistevano alla telefonata perchè si è ricordato di Roberto, di Aurelio, di Paolo e di altri nostri amici con cui aveva avuto poco a che fare, mentre di me, dei miei fratelli, di mia madre che spesso lo invitò a mangiare da noi, praticamente un decennio passato insieme, non esisteva nessuna traccia nella sua mente. In effetti, per darsi poi un tono da persona arrivata e cercata, da autentico guitto della peggior specie, mi fa il nome di chi è la con lui, Gianni, un altro amico di gioventù e di sale da ballo, con sua moglie, anche lei conosciuta; pure loro “scomparsi” da tanti anni.

La consapevolezza che il tempo non lo aveva minimamente cambiato è stata abbastanza bruciante, però mi ha dato lo spunto per questa ripassata che senz’altro resterà  a qualcuno.

Ancor più bruciante è il fatto che una persona, a cui ovviamente ero affezzionato, accettando di buon grado il suo vizietto di usare un amico, sia riuscito a mantenere un comportamento così puerile e meschino fino all’età di sessant’anni.

Se non si vivesse sopratutto per gli altri, che senso avrebbe dannarsi tanto l’anima.

 

L’ ADATTAMENTO DELLE VESPE

I tempi sono cambiati e di molto, forse troppo: - la mia infanzia l’ho passata praticamente tutta in campagna, anche se i miei l’abbandonarono quando io ed il mio secondo fratello eravamo piccoli; noi spesso ci recavamo dai nostri zii e talvolta aiutandoli nei campi o giocando con i nostri cugini, vivevamo in un ambiente sano che era un’autentica palestra: - portare a casa il fieno; correre sui prati; andare su e giù per gli alberi giocando o per mangiare frutta (il fico non ebbe più segreti per noi dopo il primo tonfo); i fichi li mangiavamo interi senza togliere la buccia e quelli non proprio maturi provocavano i “papui”, cioè delle piccole ferite agli angoli della bocca; le ciliegie le mangiavamo con l’osso, non c’era tempo per sputarlo, così anche i cocomeri. Al di la del solfato di rame, calce e zolfo, che avevano una carenza breve, non esistevano altri anticrittogamici, così pesche, mele, pere, albicocche, susine e tutta la frutta in genere, noi bambini, la si mangiava appena colta sull’albero, forse anche perchè non c’era informazione o meglio, perchè non c’erano ancora tutti quei veleni che esistono oggi.  


Se io voglio produrre della frutta ad uso privato non posso fare a meno di trattare le piante come le tratta il grande produttore o quasi (penso sia anche per i portainnesti di qualità  scadente). Per fare una battuta: - quando acquisti delle piante da frutta, devi prendere tutto il pacchetto, cioè anche concimi specifici ed anticrittogamici; più o meno come si deve fare quando acquisti un PC, devi acquistare i programmi e anche l’antivirus, altrimenti ti viene sabotato tutto. 

La battuta che viene ora: - sembrerebbe che il buon Dio ci abbia donato una natura meravigliosa, divertendosi a metterci delle trappole come la peronospora, l’oidio, la tignola, la gommosi, ecc., così noi ci danniamo e avveleniamo per mangiare proprio quel ben di Dio, mentre per il PC, senz’altro qualcuno deve averLo copiato, ma non per divertirsi…;  senza dubbio Dio non c’entra per niente!

 

Come diceva qualcuno tanto tempo fa e che conta ancora ai nostri giorni, purtroppo: - a pensar male è peccato, ma quasi sempre ci si azzecca.

  

La mortalità  infantile, oggi è diminuita di molto, rispetto a 50-60 anni fa e secondo me quella mortalità si verifica spesso circa 20 anni dopo la nascita di un bambino: - quando il bambino era troppo debole o gracilino, quando il “concime” non faceva effetto, il bimbo moriva, perchè il suo corpicino non sviluppava la “memoria antivirus” per combattere gli attacchi di malattie che assalivano tanta debolezza; quell’esercito di piccoli riparatori chiamati anticorpi o erano in sciopero o non si erano formati. 


Purtroppo per interessi ben precisi, ma che pochi ne ammettono l’esistenza, quella mortalità  è stata ritardata ad arte di circa 20 anni e per capire cosa intendo, basta leggere i necrologi dei fine settimana e relative date: - un ragazzo di vent’anni, appena si affaccia in modo autonomo alla vita, fa molta fatica a tenere alta la propria “difesa”, dato le overdose di trattamenti “antibiotici” propinate da medici, informazione, moda e quanto altro serve al giorno d’oggi ad alimentare le multinazionali, vere padrone del mondo e del futuro dei nostri figli.

 

A parte la “mancanza” di tempo per fare figli, oggi e non solo oggi, cioè da quando qualcuno ha sviluppato il business della “vita a comando” tempestandoci di medicinali, forse appunto perchè è un affare per tutti più che per i genitori, i bambini che nascono, “benessere” dei genitori permettendo, sopravvivono a qualsiasi malattia e non perchè sono più forti di natura, ma perchè sono gonfiati con “mangime” specifico e “trattamenti” simili a quelli che si fanno agli animali da allevamento o a piante da frutto. 

  

Quando nacquero i miei figli, io e mia moglie eravamo giovani, 25-30anni e l’ingenuità era tanta; eravamo convinti che i figli fossero solo nostri, ma ci accorgemmo presto che in classifica eravamo ultimi, anzi eravamo solo coloro che contribuivano alle varie “istituzioni” sociali: - tra pannolini, latte in polvere, cibi particolari e medicine, prescritti da “onestissimi” e capaci pediatri, abbigliamenti costosi per non far emarginare le nostre creature e man mano che crescevano si doveva spendere sempre di più, cercando sempre comunque di trovare un compromesso con le possibilità. 


La scuola dalla materna all’università , lo sport, i passatempi, sono un super business per tutti, di cui i nostri figli sono la “merce” di scambio.

Dire al mister del calcio che tuo figlio deve prima fare bene a scuola, sembrerebbe un’assurdità nell’ambito dello sport; spiegare al docente che più che il suo stipendio e le gite, è importante il profitto di tuo figlio, è una bestemmia nell’ambito della scuola; dire al tuo medico che tuo figlio prima o poi dovrà  vivere senza medicinali o integratori, ti farà sentire come un’irresponsabile parsimonioso, dato che le medicine efficaci non le passa certo l’assistenza e le meno efficaci mutuabili non sono per niente gratis.


Certo che seguire i sistemi antichi della nonna e del nonno, per chi li conosce ancora, spiazzerebbe buona parte dei sucitati filantropi.

  

Gli alberi da legna per ardere come il carpino o il faggio, se sono cresciuti esposti in pieno sole e su terreni grassi, il loro legno non sarà mai compatto, resistente e con una resa in calorie come invece sarà per le piante cresciute con bassa insolazione e su terra magra; il ciclo vitale sarà più lungo per quest’ultime e la loro forza supererà  tante malattie e carenze.   dsc05440-ai-limiti-del-bosco-di-carpini-faggi-e-noci-da-legno-circa-2200-piante.JPG 


Imparare a saper soffrire da giovani, al contrario di ciò che si pensa, tempra il fisico ed il carattere, esempio: - aiutare i genitori; studiare; lavorare; fare sport. 


Quelle palestre affollate non irrobustiscono altro che i conti in banca dei gestori; la tragedia è che tutti lo sappiamo, ma è la moda e non puoi ignorarla per non essere emarginato. 


Mi viene in mente mia figlia a 9 anni, quando mi chiese se poteva avere il suo conto corrente, dato che dei signori di una banca erano passati in scuola per raccogliere adesioni (pensate un pò a cosa erano arrivati direttori scolastici e banchieri), praticamente per irretire i bambini: - dissi a mia figlia che purtroppo lei aveva un papà diverso da quelli dei suoi compagni che avevano aderito al progetto, che non le sarebbe mai mancato nulla del vero necessario e che quella moda non avrebbe portato a niente di buono. 


Le dissi anche che anzichè seguire una moda, sarebbe stato più intelligente, costruttivo e meno costoso crearla; ad esempio portare o esibire con disinvoltura una qualsiasi cosa fatta da lei, poteva diventare una moda. Dopo qualche giorno, mi disse tutta raggiante: - avevi ragione papà e mi racconta delle sue amiche che avrebbero copiato un suo vezzo. 

Si parlava di anticorpi necessari per la propria immunità: - per migliaia di anni l’uomo non ha avuto saponi o antisettici e certo che la mortalità era alta, ma la esagerata e maniacale pulizia non è assolutamente positiva perchè quell’esercito di anticorpi (ammesso si sia formato) a guardia del nostro fisico, non dovendo lavorare quasi mai, verrà licenziato dal nostro corpo e quando servirà, il soggetto sarà  in balia dei “predatori”. 


Il possessore di un personal computer può decidere di non acquistare l’antivirus per proteggerlo e finchè non si collegherà  in rete, non dovrà  temere nulla, nessun virus potrà  entrare nel suo PC, ma appena avrà  bisogno di inserire una memoria esterna avuta da qualcuno o collegarsi ad internet, saranno “dolori”.

 

Il mi povero papà , io, mio figlio e mio fratello secondo, siamo sempre stati allergici alle punture delle vespe, chi più, chi meno; mio fratello è stato in pericolo di vita ben due volte per lo shock anafilattico provocato da punture di vespe. Quando feci il militare, il maresciallo mi fece revisionare delle cassette di derivazione elettrica che però erano piene di nidi di vespe; spiegai la mia allergia, ma lui mi insegnò come annientarle: - prese un oliatore a pompetta e lo riempì di gasolio, poi mivespe-adattate.JPG disse di aspettare la sera o la mattina presto per poterle prendere tutte con una nebulizzata di gasolio ben assestata. In effetti funzionava veramente, in tre secondi erano morte.

 

Quando ritornai alla vita civile, dato che spesso facevo l’antennista, oltre all’elettricista, mi portavo sempre appresso la pompetta di gasolio e sui tetti mi difesi sempre bene. Poi per anni non ebbi più di questi problemi, ma avendo fatto una legnaia in pieno sole, a fianco del capannone di casa, mi ritrovai con una quantità di nidi di vespe davvero preoccupante e provai ad intervenire come al solito con il gasolio; sembrava che volassero meglio; provai a miscelare di tutto: - benzina; diluente nitro; olio; trielina. Niente da fare, volavano senza problemi. Allora tornai all’antico sistema del fuoco, molto più pericoloso ma sistemai la faccenda. Non riuscivo a capire come mai con il gasolio non funzionasse; le vespe non potevano essere diverse e nemmeno il gasolio. 

  Un giorno a casa di mio fratello provai ancora a neutralizzare le vespe con il gasolio e caso molto strano il sistema li, funzionava.


Mi venne in mente solo allora cosa poteva essere successo: la mia casa è sulla linea di atterraggio degli aerei della base, a circa due chilometri dalla pista ed il kerosene avio scaricato o incombusto dagli stessi, ha fatto adattare gradualmente le vespe agli idrocarburi e questo è un altro grande problema, che noi viviamo o meno all’aperto in queste zone!

  

Intanto “l’industria” della sanità  fa passi da gigante! per chi, lo sappiamo!


LA SCUOLA - al servizio o servita?…

LA SCUOLA  (al servizio o servita?)

La scuola era sempre stata per me, allora ragazzino, come una “pietanza” che proprio non riuscivo a digerire, ma non perchè mi fosse difficile apprendere le lezioni, anzi al contrario: - i miei libri di scuola, a fine anno, erano praticamente stati aperti pochissime volte e nonostante ciò, fui promosso sempre con buoni voti; forse sarebbe bastata una motivazione diversa e chissà  che avrei potuto appassionarmi di più agli studi e, denaro permettendo, anche continuare; nella mia famiglia la situazione non era proprio così serena da lasciar coltivare delle ambizioni e così mi era sembrato che al termine della scuola dell’obbligo, allora era la terza “media”o come nel mio caso, fu la terza “avviamento”, trovarmi al più presto possibile un lavoro, mi avrebbe dato un pò più di libertà , soprattutto finanziaria (da studente non avevo mai una lira in tasca), ma mi sbagliavo perchè l’unica cosa che cambiò, fu che indossai la tuta da lavoro e anzichè avere i professori come giudici del mio manufatto, trovai il datore di lavoro che a”calci” nel sedere mi dava i primi rudimenti del mestiere, pagandomi proprio una miseria e come la pagella, il prodotto era consegnato interamente in casa, senza avere in cambio nulla di diverso da prima.

Un giorno del primo anno di “avviamento”, nell’ora di francese, fui chiamato all’interrogazione dalla professoressa (si chiamava Carla, una giovane molto bella) e quando ritornai al posto, mi accorsi che la mia merenda era sparita; Tonin, il mio compagno di banco, se la stava mangiando: - come impazzito, afferrai il banco e glielo diedi in testa, prendendolo poi a pugni, mentre la professoressa gridava di smetterla. Dei compagni vennero a dividerci; poi dovemmo tutti e due scendere giù dal preside per l’inevitabile punizione che fu la sospensione per 2 giorni. Il vero problema era doverlo dire a mia madre e così fu: - presi una sonora battuta, dato che non ero mai stato sospeso prima, ma lasciatala sfogare, riuscii a spiegare cosa mi era realmente successo, al chè il giorno stesso si recò dal preside e riuscì a far cancellare tutto; fu l’unica volta che ricevetti da mia madre l’assoluzione dopo la punizione e fu anche l’unica volta che venni alle mani con un compagno, almeno nell’ambito della scuola.
A causa del mio lavoro, purtroppo, sono sempre stato lontano dai problemi che avrebbero potuto incontrare i miei figli con la scuola; per fortuna con essa hanno avuto un discreto rapporto, nel senso che non erano dei secchioni, ma tutto sommato, io e mia moglie non ci potevamo lamentare; ai colloqui con gli insegnanti andava sempre mia moglie ed i “rapporti” che ricevevo, erano quasi sempre lusinghieri, tranne che in un paio di occasioni.

Un giorno mia moglie mi raccontò di nostra figlia che era all’ultimo trimestre, in IV° superiore;  stava incontrando grossi problemi con l’inglese e la professoressa vedeva la cosa veramente grave; non avrebbe dato la sufficienza, almeno se non avveniva un miracolo. Allora decisi di andare anch’io al prossimo colloquio con l’insegnante d’inglese, non per difendere mia figlia, ma per comprendere cosa mai fosse successo, dato che sino ad allora non erano mai sorti problemi rilevanti e specie nelle lingue estere, avendo lei studiato inglese alle elementari, tedesco alle medie, di nuovo inglese alle superiori e fino ad allora con buon profitto; era molto strano che il problema sorgesse in IV° superiore, a fine anno e solo in inglese; volevo vederci chiaro: - la professoressa inizia a raccontarci delle delusioni avute con mia figlia; della scarsa applicazione con cui studiava e rispondeva nelle interrogazioni; nello scritto va bene, ma in orale si blocca e fatica a rispondere alle domande più elementari; che aveva perso la fiducia di poterla promuovere.

Chiesi se potevo intervenire e ricevuto il consenso spiegai all’insegnante che senz’altro si trattava di un problema psicologico e che dovevamo trovare la chiave di lettura, dati i precedenti positivi. Spiegai inoltre all’insegnante, che si stava ripetendo ciò che succedeva a me come artigiano, che anch’io incontravo spesso quei problemi con dei ragazzi che assumevo e poi addirittura dovevo far loro anche la paga; se non volevo buttare il mio tempo e denaro, dovevo mio malgrado trovare la “chiave” per comprenderli e a sua volta far comprendere loro come io avrei voluto che il lavoro fosse eseguito; lo strappo non avrebbe fatto bene a nessuno, perciò il dialogo era d’obbligo.

Bocciare uno studente o licenziare un operaio, è sempre il fallimento di un progetto e a questo riguardo avrei un altro curioso episodio da raccontare più avanti.

Salutammo l’insegnante con l’augurio di trovare una soluzione al problema che avevamo in comune. Il mese successivo, come d’incanto, mia figlia ritornò a casa tutta raggiante per il voto preso nell’interrogazione di inglese; venne poi promossa con una buona media alla V°.

Di quel periodo rimase a tutti noi solo che un brutto ricordo, anche perchè conoscemmo più avanti i gravi problemi di equilibrio di cui soffriva quell’insegnante. La nostra comprensione verso la professoressa fu totale, ma non nei confronti del preside, il quale doveva rendersi conto della situazione.

Un anno dopo, a una visita medica di verifica fatta in un centro specialistico, a mia moglie venne riscontrato un nodulo al seno da asportare subito, mentre nell’ospedale dove andava di solito a fare l’ecografia, dicevano che quel nodulo non avrebbe dato problemi; l’operazione era urgente ma bisognava aspettare circa tre o quattro mesi, tali erano le liste di attesa; di colpo era come ci fosse caduto il mondo addosso. Passammo un periodo d’inferno; mia zia e mia cugina purtroppo, per lo stesso problema non c’erano più; io non riuscivo più a concentrarmi sul lavoro; mia figlia, era alla sua prima esperienza lavorativa: - giusto per essere impegnata e fare qualcosa, vendeva calzini e spaghi per scarpe ai mercati paesani con un’ambulante, prendendosi solenni rimproveri se faceva qualche scontrino fiscale; con la situazione di casa, era sempre più abbattuta; mio figlio era al primo anno di elettrotecnica, ma neanche a lui girava bene; mia moglie sembrava la più forte e ci incoraggiava tutti; in quelle condizioni tutte le cose sembrava andassero per traverso.

Finalmente mia moglie fu operata e per fortuna dissero che erano intervenuti appena in tempo e che quasi certamente non ci sarebbero più stati problemi; fu un grande sollievo per tutti noi, ma avemmo anche la consapevolezza della precarietà della nostra vita, della nostra serenità.

Gradualmente mia moglie riprese in mano la situazione di famiglia: - la casa era un’altra cosa con lei serena; io ritornavo a fischiettare quando lavoravo; mia figlia era molto più tranquilla, anche se il suo datore di lavoro la trattava sempre male; mio figlio, anche lui aveva raggiunto una buona serenità, ma aveva un grosso problema con la matematica e non solo; dai colloqui con gli insegnanti a cui partecipò mia moglie, risultò che non c’erano speranze per la matematica, mentre per le altre materie in cui non aveva la sufficienza, ci poteva essere un miglioramento. Mio figlio non aveva mai avuto grandi problemi con la scuola, negli anni precedenti e mi pareva strano che fosse diventato un disastro come diceva la professoressa di matematica, nonostante il brutto periodo che aveva passato, a causa della malattia di mia moglie, ma sicuramente anche l’età  stessa gli “remava” contro; così decisi di andare a far due parole con l’insegnante di matematica.

Ottenuto l’appuntamento, alle 7 e 50 ero nell’atrio dell’istituto, dove una signora minuta mi viene incontro e fatte le presentazioni inizia a parlarmi di mio figlio: - mi dice che oltre a non trarre nessun profitto nell’ora di matematica, è un maleducato, turbolento ed interrompe la lezione in continuazione. Dice che lo ha spostato dall’ultima fila alla prima, per vedere se desisteva dal suo atteggiamento, ma non c’era verso. Provai a spiegare alla professoressa che forse mi stava parlando di un altro ragazzo e che assolutamente non riconoscevo mio figlio dalla descrizione fattami; che mia moglie non mi aveva mai raccontato di tale atteggiamento. Era assurdo che quel ragazzo timido ed educato che conoscevo io, si fosse trasformato così e solo a scuola poi! Giocava a calcio con buoni risultati ed il suo allenatore mi parlava spesso della sua mitezza, che doveva governarla per poter giocare meglio.

Purtroppo non ci fù nulla da fare e ribadì ciò che aveva asserito prima, dandomi lo “zuccherino”, nel senso che lei ci avrebbe provato di nuovo per fargli raggiungere la sufficienza, ma non mi sembrò tanto convinta.

Quel giorno, dopo pranzo attesi il ritorno di mio figlio da scuola e gli chiesi cosa mai stesse combinando, dato il racconto della sua insegnante; le sue parole mi rasserenarono e preoccuparono allo stesso tempo; disse che lui era sempre stato in terza fila fin dall’inizio della scuola e che assolutamente non aveva mai disturbato nessuno e nemmeno si sarebbe comportato maleducatamente, anzi, quel ragazzo di cui l’insegnante parlava, lo conosceva bene e senz’altro c’era stato uno scambio di persona.

Purtroppo mi disse anche che la professoressa avrebbe avuto un periodo non proprio brillante, nel senso che spesso si alterava in modo esagerato, al chè pensai che sarebbe stato assurdo andare a chiedere soddisfazione ad una persona già disturbata, dopo che mi aveva quasi ammazzato con quella considerazione su mio figlio. Chiesi solo al mio ragazzo di avvisare l’insegnante che quella mattina, lei aveva parlato con il suo papà  e non con il papà  dell’altro studente, in modo che potesse ravvedersi da sola.

Tanta delicatezza non servì a niente, perchè nonostante l’impegno di mio figlio fosse migliorato, non cambiò assolutamente nulla e a fine anno scolastico ci fù la disfatta totale della classe I° H dello I.T.I.S. di Pordenone, anno 1995/96: - su 29 studenti, di cui 3 ritirati durante l’anno, ne furono promossi solo 7, fra i quali come pronosticato, non c’era mio figlio!

Non servirebbe fare nessun commento.

Devo fare una precisazione però, per i presidi poco attenti e quegli insegnanti disturbati, o supponenti, o arroganti, o troppo “arrivati”: - i materiali di cui abbisogna un “artigiano”, non devono essere sprecati, o usati in modo scriteriato, perchè hanno un “costo” e soprattutto, quando è il “cliente” a fornirli, è deleterio per tutti, non solo per i “primi interessati”! …

Certo che ho avuto davvero una “buona” sorte, nelle uniche due volte che sono entrato in una scuola per i miei figli!

Chissà se quelle due professoresse avranno vissuto episodi analoghi con i loro figli?

Chissà se si saranno divertiti o se avranno sofferto quegli insegnanti al seguito della gita scolastica di primavera di qualche anno dopo, quando mio figlio fu dimenticato sotto la Tour Eiffel, mentre stava scattando qualche foto? Rimase solo tutto il giorno e per fortuna ritornò da solo all’hotel.

Era un minorenne come tutti i bambini e quasi tutti i ragazzi delle scuole, a prescindere da qualsiasi attenuante di chi sceglie l’incarico di insegnante.


UNA CAGNETTA CHIAMATA “CHANEL”

dsc05511-1 Piana del Cansiglio e il Monte Cavallo.JPG

 

Come rovinare una bellissima domenica

Domenica scorsa, io e mia moglie avevamo progettato una gita in moto con seguente pranzo in un agriturismo, così di buon mattino, dato che a sera avremmo avuto a cena i nostri figli, mia moglie si mette ai fornelli per preparare un arrosto e altre cose, mentre io sistemo poche cose sul computer e poi cerco in Internet una mappa degli agriturismi della provincia di Belluno, dato che intendavamo recarci da quelle parti. Trovata la lista con relativa mappa, faccio qualche telefonata, prenoto un tavolo e verso le 11,00 partiamo. La giornata è splendida e c’è una temperatura ideale; con tutto ciò che c’è sempre da fare, dobbiamo purtroppo ancora passare al bancomat e a far benzina, così tengo una velocità un pò sostenuta ed appena partiti, una pattuglia di vigili urbani quasi ci ferma, ma forse mi spediscono il conto a casa, dato che quelli me lo hanno già confezionato un “pacchetto”, anni prima. Il viaggio prosegue bene, molte moto più veloci ci sorpassano e ci offrono uno spettacolo cromatico davvero bello.

dsc05521  Prealpi venete JPG Verso la Mezza, come calcolato, arriviamo all’agriturismo e la sorpresa è forte perchè l’ambiente è fatiscente, disordinato e sporco. Sperando sia solo un’impressione, accettiamo di accomodarci all’aperto dove c’era già una coppietta di trevigiani; la sedia, tipo “regista”, sembra non tenere il mio peso, ma non ce n’erano altre; la signora ci chiede se vogliamo da bere ed è l’unica cosa che ci chiederà, perchè poi ha fatto tutto lei. Intanto che aspettiamo ci viene a far visita un cagnone più alto del tavolo e con il muso bavoso si struscia sull’angolo della tovaglia, poi sentiamo una gallina che faceva un baccano da scannata (la signora dice che è il cane che si è liberato); dopo un pò viene anche lui a farci visita, ma questo scodinzolava sotto i tavoli. C’erano solo tre tavoli apparecchiati ed il terzo viene occupato da una coppia un pò più datata di noi: -lui,sorriso cordiale e spigliato; -lei, sostenuta, platinata, debordante e con in braccio una cagnetta che chiamavano Chanel. I due sembrano di casa e intanto che attendono le portate, lui prende il cellulare ed inizia uno show che a breve mi fa saltare i nervi: - parla con diversi interlocutori, con un perfetto italiano e a voce alta dei propri affari, di rogiti, di ville, di piscine, di viaggi, di super ristoranti. Con il suo intercalare, rivela che era romano, al chè mi misi a raccontare a mia moglie, a voce alta pure io, di Giulio Cesare e degli antichi romani, rapportandoli agli antichi greci, agli inglesi ed agli americani; tutti guerrafondai, prevaricatori e sfruttatori di braccia e cervelli “occupati”. Lo show del “guitto” finì all’istante e per chiamare Chanel usava un tono più basso di prima . Mentre la signora serviva le pietanze super condite e senza darci la possibilità di replicare, il cane si era liberato già diverse volte dalla catena e a un certo punto si era anche “sdoppiato” perchè era arrivato anche il suo gemello, al quale Chanel non stava simpatica e pensò bene di azzannarla, con il seguente parapiglia: la compassata “mamma platinata”, gridando, ha fatto volare Chanel, tirandola per il guinzaglio.

Fino a poco prima era anche divertente, ma ora era troppo. Ho chiesto il conto e non arriva; allora vado dentro e la signora che mi stava aspettando, mi chiede 40,00 euro spicci perchè non ha resto dei miei 50,00 (ero il primo che

dsc05527 Revine laghi .JPG

pagava); chiede pure a suo marito, ma neanche lui ne ha e mentre lei va verso casa sua, a prendere i soldi, mia moglie consegna i 40,00 euro al marito e finalmente ce ne andiamo. Per fortuna la bella giornata ci ha regalato un pomeriggio veramente stupendo, così quel pranzo allucinante è stato presto accantonato. Certo mi viene da pensare che tutta la padronanza della situazione ostentata da quel signore aveva spiegato che lì era di casa (chiamava la signora per nome) e che con tutta la “ricchezza” che sfoggiava, poteva bene permettersi qualcos’altro che quel tugurio. Vien da chiedersi se rende di più l’apparire o l’essere?

Da: donchi51 | Visto: 0 | Aggiunto: 05 Agosto 2010

LE BIZZARRIE DELLA NATURA

L’USIGNOLO, IL MERLO ED IL CUCULO

Circa 25 ausignolo-dsc04469.JPGnni fà  io e mia moglie decidemmo di andare, con i nostri 2 figli, a vivere in campagna, così acquistammo una casa in una zonfemmina-di-usignolo-dsc04466.JPGa isolata, paragonata a dove vivevamo: il vicino più vicino distava da noi un centinaio di metri e attorno a noi c’era solo verde, campi coltivati, arbusti e cespugli; la strada provinciale passava ad un centinaio di metri, ma in quegli anni il traffico era davvero poco e non se ne sentiva nemmeno il rumore, rispetto alla statale a cui eravamo  purtroppo abituati.

A primavera si era frastornati dal canto di uccelli a cui non eravamo più abituati (tutti e due avevamo origini contadine). Mio figlio di 5 anni correva come un forsennato senza stancarsi mai, attorno alla casa, con gli zigomi così rossi che sprizzavano gioia e salute da tutti i pori, mentre prima in appartamento condominiale era pallido che sembrava ammalato. Già  da marzo il concerto dei merli in amore era bellissimo, poi tra aprile e maggio iniziavano gli usignoli che da diversi cespugli, soprattutto di notte, mandavano richiami alle loro future compagne, eseguendo veri e propri concerti ; le rondini già da anni avevano nidificato sotto la linda della casa e ritornarono ogni anno, per poi di colpo sparire; probabilmente l’habitat era cambiato, tra pesticidi e veleni vari usati in agricoltura che fortunatamente vennero regolamentati, purtroppo, diversi anni dopo. Questo favorì il ritorno delle rondini in campagna, ma anche di una quantità impressionante di tortorelle (nella zona si insediarono delle megastalle, paradiso per quelle fastidiose creature) e penso che furono loro ad allontanare di nuovo quegli splendidi “frac” volanti; in effetti pur essendoci, non nidificano più da noi da qualche anno.

Nel 2002, poco dopo che mia figlia si sposò, io e mio figlio decidemmo di tinteggiarci la casa all’esterno, dato che i preventivi avuti erano un pò troppo esosi, così con i nostri trabattelli da elettricista (impalcature), a tempo perso, eseguimmo il lavoro. Stavamo per innalzare l’impalcatura per terminare la tinteggiatura della facciata posteriore della casa, proprio dove c’era un nido di rondini e ci accorgemmo che erano già nati i piccoli, così la spola costante ed incessante delle rondini per alimentarli, ci bloccò, fino a che decisi di provare lo stesso ad innalzare l’impalcatura: mio figlio mi avvisava quando arrivava la rondine ed io mi abbassavo immobile, fino a che arrivai alla sommità e piano piano, quasi potevo toccare quei solerti genitori; finimmo di tinteggiare la facciata senza interrompere il compito delle rondini. L’anno dopo, forse per troppa confidenza, quando mia moglie arieggiava la casa, le rondini iniziarono a svolazzare nelle stanze, facendola arrabbiare non poco.

La primavera scorsa, mentre accatastavo legna nella tettoia avevo la compagnia di una coppia di usignoli e una di merli che avevano nidificato proprio sotto il tetto della rimessa: l’usignolo in un anfratto del muro (non visibile) ed il merlo un metro più in la, all’apice di tavole appoggiate al muro. Salii per vedere quante uova c’erano e rimasi stupito perchè c’e n’erano 3 di merlo color verde ed uno di colore chiaro; subito pensai al cuculo che sentivo cantare un pò più lontano, ma poi lasciai perdere. Ogni giorno assistevo alla spola per la cova che pur con il rumore che facevo, non si interrompeva, finchè iniziò la corsa affannosa all’alimentazione che svelava la nascita dei piccoli. Feci delle foto ai pulcini informi del merlo e mi nido di merloaccorsi che l’uovo diverso non era schiuso; qualche giorno dopo trovai i piccoli del merlo morti a terra e pensai ad un rapace o ai gatti. Giorni dopo ritornai nella rimessa a fare dei lavori e mi accorsi di un uccelletto fermo sulla trave vicino al nido del merlo, che sembrava non ce la facesse a volare. Lo fotografai ma non riuscii a capire di che specie fosse.

Qualche giorno fa, un ricercatore inglese, in una rubrica sulla natura, spiegava il comportamento del cuculo femmina e dell’unico piccolo che nasce dalla covata in “prestito” (nella stagione, fa un solo uovo in circa 15 nidi diversi) e pulcino-di-cuculo-allevato-dalla-merla-dsc04488.JPGle foto riportate davano la conferma che il piccolo di cuculo era proprio quello che avevo fotografato. In pratica, come spiegava il ricercatore, fu lo stesso “bastardo” a buttare dal nido i pulcini di merlo, per potersi godere tutto il cibo che mamma merla portava.

In sostanza, la mamma cuculo approfittava della momentanea assenza della titolare del nido e deponeva un suo uovo, addirittura a volte con colore simile alle uova dell’ospite, non prima di averne inghiottito uno di quelli già  deposti dall’altro uccello, compiendo un’operazione matematica, ed il suo piccolo “bastardo”, nei suoi geni aveva il resto del “copione”.

Don Chisciotte

LE MIE AMICHE

LE MIE MOTO

-VESPA SUPER SPORT 180 -1965-.JPGNel 1970, ancora ragazzo, dovetti acquistare contro il volere di mia madre e per questo, con non poche difficoltà, uno scooter Vespa usato, per recarmi al lavoro, dato che già da mesi, avendo cambiato posto di lavoro, mi dovevo sorbire fra andata e ritorno in bicicletta, a volte anche una cinquantina di km.; mi parve un sogno quando la provai: - avevo 19 anni e già da 5 lavoravo come elettricista, per 3 anni in trasferta e per il resto nella zona in cui vivevo; la mia bicicletta era spesso carica di attrezzi e di materiale, con il posto sempre per la borsa del mangiare che mia madre mi preparava.

Avendo grossi problemi in casa (mio padre e mia madre avevano avuto dei gravi problemi di convivenza, in pratica, la mai soddisfatta madre aveva preferito rinunciare a un corrispondente, per lei, non più motivato, perchè si sentiva forte del supporto finanziario dei figli) ed essendo il più vecchio di 3 fratelli, praticamente, la mia paga avrebbe dovuto compensare quella di mio padre; con il lavoro ad ore di mia madre e del mio secondo fratello, che faceva il garzone di bottega, si riusciva a vivere.

Appunto per i sucitati problemi dovetti cambiare posto di lavoro e la mia busta paga che prima era di apprendista, circa 25.000/30.000 lire, di colpo divenne, come operaio, di 60.000/70.000 lire e comunque doveva essere sempre consegnata in casa, pertanto a me restavano le mille lire che mi dava alla settimana e i soldi che guadagnavo a insaputa di mia madre, facendo dei lavori per conto mio, alla domenica. Quando mi lamentavo con mia madre per la necessità di comperarmi uno scooter, lei diceva sempre di aspettare perchè i soldi non bastavano e io intanto pedalavo e pedalavo.

L’azienda per cui lavoravo risiedeva in un altro comune. Il mio nuovo titolare mi aveva mentito quando mi convinse ad accettare la sua offerta di lavoro: - mi aveva promesso l’auto, la “bianchina” (dato che non potevo permettermi un motorino), così al mattino sarei passato a prendere altri 3 compagni di lavoro, che abitavano dalle mie parti, per poi recarci al cantiere. Il primo giorno di lavoro capii che mi aveva gabellato, allora in forza di quanto credito io vantavo nei suoi confronti, dopo diversi mesi trovai il coraggio di fargli una proposta, cioè: - lei mi presta 70.000 lire per l’acquisto di uno scooter usato ed io le ritorno 10.000 lire al mese con i miei risparmi, in modo che la busta paga resti integra. Acconsentì ed acquistai una Vespa usata.

Quando mia madre vide la Vespa, andò su tutte le furie e mi chiuse i battenti, nel senso che nonostante non mancasse nulla dalla busta paga, per quasi 3 mesi in casa mi dovetti arrangiare a fare tutto, come se fossi stato un estraneo in affitto. Alla riapertura dei “rapporti diplomatici” mi chiese dove avessi trovato il denaro per comperare la Vespa ed io non potei dirglielo perchè se avesse saputo che avevo dei risparmi mi avrebbe considerato un vigliacco traditore , dato che secondo lei c’era la famiglia innanzi tutto. Così ancora oggi a distanza di tanti anni, lei pensa ancora che io abbia rubato la moto o i soldi per acquistarla. Una cosa però tenne a precisare, mi disse: - non pensare che la Vespa sia solo tua, è anche di tuo fratello.

Dopo ben 37 anni decisi di informarmi per rimettere a posto la mia adorata Vespa e chiesi dei preventivi; un meccanico però mi fece vedere nel suo retrobottega, una Yamaha DragStar 650 Classic usata che era praticamente come nuova: 3 anni di vita e 4.000 km. Quando ritornai a casa, per scherzo dissi a mia moglie che avrei comperato una moto, mandandola su tutte le furie. In realtà, anche se era stuzzicante l’idea perchè la moto era molto bella e tenuta bene, non l’avrei mai comperata; ma non avevo fatto i conti con la reazione di mia moglie: - di colpo mi riportò indietro di tanti anni e così decisi che non avrei più permesso che una donna mi privasse di una mia necessità  o di un mio capriccio, in questo caso una soddisfazione dopo 40 anni di lavoro. Percependo già la pensione e continuando a lavorare come artigiano con mio figlio, non mi trovai squattrinato come molti anni prima e l’acquistai. Quando portai a casa la moto, sebbene mia moglie avesse detto che non ci sarebbe mai salita , tranquillamente e senza problemi invece salì e ne fu anche entusiasta.

Due racconti simili ma con radici diverse: - il primo impostato da una ideologia comunista e delle pdsc00806-moto.JPGiù dure, mentre l’altro al contrario, essenzialmente ha radici molto democratiche. Questi tipi di episodi dovrebbero essere riportati sui libri di scuola, per far capire che la vera libertà va pagata sempre a caro prezzo, e che niente nasce dal niente.

Sicuramente ai miei figli, fin da bambini, è servito molto conoscere la vicenda della Vespa, perchè tutte le cose che avrebbero desiderato avere, se non strettamente necessarie, sapevano benissimo che dovevano comperarsele con i loro risparmi. Sopratutto, avendo avuto molte occasioni per risparmiare, hanno avuto anche la facoltà di togliersi molte soddisfazioni.