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Archivio del mese di Gennaio, 2010

IL GATTO, LA VOLPE E …


Verso la fine degli anni 80, ci successe una sequenza di avvenimenti a dir poco curiosa, quando io e mia moglie pensammo di costruire la nostra casa. Avendo già  due appezzamenti di terreno, di proprietà  di mia moglie, uno già  edificabile in parte e l’altro agricolo ma in procinto di essere trasformato in area urbanizzata, chiedemmo informazioni all’ufficio tecnico del comune.il-gatto-la-volpe-e.jpg

Nel primo terreno il comune ci avrebbe permesso di costruire una casa troppo stretta e lunga, per esempio: - corridoio da un lato e stanze dall’altro; il motivo era che non mi davano la facoltà di sfruttare l’accordo con i confinanti per la distanza della casa dai confini, come tra l’altro in diversi casi avevano già concesso e come concedettero poi a chi vendemmo il terreno.

Il secondo appezzamento, avevano promesso che nelle prossime varianti al piano regolatore, lo avrebbero reso edificabile ma così per molti anni non fu.

Ricevemmo anche una proposta da parte del responsabile dell’ufficio tecnico: - in poche parole ci offrì un terreno edificabile di sua proprietà al “modico” prezzo di 80.000 lire il metro, circa tre volte la quotazione del nostro terreno. Ovviamente su quel terreno non avremmo avuto nessuna noia con il comune per il progetto, ci assicurò il “corretto funzionario”.

Lanciai un’avvertimento sia al sindaco che al geometra comunale: - dissi loro che era solo una questione di tempo, ma prima o poi sarebbero finiti in galera e che in ogni caso, in quel comune non avremmo costruito niente; o trovavamo una casa in vendita, o cambiavamo comune. Così facemmo: vendemmo il piccolo appartamento che avevamo ed acquistammo una casa quasi nuova, di 2 appartamenti con seminterrato in un’area di 2.300 mq. con più di un’ettaro di terreno agricolo annesso, commettendo l’errore di rimanere nello stesso comune. Di li a poco me ne sarei reso conto più a fondo.

Ad ogni nostra domanda in comune per modificare la casa, (recinzione, ricovero attrezzi agricoli, ampliamento minimo dell’abitazione) la risposta era sempre negativa e piena di intoppi.

Per anni presentammo progetti, anche rivisti, ma sempre la risposta era no.

Maledicendo il giorno che decidemmo di inoltrarci in quelle avventure, abbandonammo completamente tutti i progetti e dirottammo così il denaro risparmiato in altri investimenti.

Venne il momento delle votazioni comunali ed il geometra a cui avevamo affidato l’incarico di sviluppare i nostri progetti, ci avvisò che il comune aveva dato l’OK a procedere con tutti i lavori.

Io e mia moglie avevamo già impegnato i nostri risparmi, così ci trovammo di fronte ad un problema non da poco. Dover sviluppare in un colpo solo, i progetti accumulati in circa quattro anni e far fronte alla spesa ci sembrò impossibile, ma decidemmo di osare lo stesso, anche perchè il mio lavoro di artigiano in quel periodo stava andando bene.

Cercammo un’impresa edile e purtroppo dovemmo affidare l’incarico proprio a coloro che costruirono la casa (noi l’acquistammo che aveva 8 anni), le cui finiture lasciavano a dir poco a desiderare (a fine lavori ci saremmo resi conto che questi “artisti” erano addirittura peggiorati). Avremmo dovuto aspettare troppo per avere un’altra impresa, con il rischio di protrarre troppo i lavori e oltrepassare il termine fissato dal comune.

A parte il-gatto-e-la-volpe-confabulano.jpgi vari ostacoli all’inizio dei lavori, posti proprio dal geometra comunale che aveva avallato i progetti (esempio, blocco dei lavori al secondo giorno, per una denuncia da parte di un confinante al quale sarebbe bastato spiegare che era cambiato il piano regolatore e tutto era in regola) al quale non pareva vero di farmela pagare, i lavori male o bene (disastrosamente meglio dire) furono terminati ed arrivammo alla resa dei conti. Avevamo chiesto e ci avevano concesso di costruire un ricovero per attrezzi agricoli, previo un atto notarile di “vincolo d’uso”, pagato con oltre 700.000 lire; quando arrivò la cartella delle tasse sulle immondizie, l’importo per l’abitazione era di 800 lire circa a mq. e l’importo per il “deposito attrezzi agricoli” era di 1600 lire circa a mq. Era chiaro che qualcuno si era già  attivato alla seconda fase del suo progetto, perchè scrivendo sul documento delle tasse, “deposito attrezzi agricoli” e non ricovero attrezzi agricoli, come stava scritto sul concessione edilizia, fece passare il tutto come fosse una attività  commerciale. Esibimmo il documento che ci fecero fare dal notaio, cioè il vincolo d’uso, ma non ci fu niente da fare. Dissero che anche se io ero iscritto ai coltivatori diretti, la mia attività principale non era quella, pertanto c’era poco da contestare perchè io avrei usato l’immobile per la mia attività. Spiegai che la mia attività di artigiano si svolgeva totalmente nelle sedi dei miei clienti e che i vari laboratori e depositi materiali erano situati in aree che loro mi mettevano a disposizione.

Mi chiedevo in continuazione che male avevo fatto per andare ad incappare in “casini” di questo tipo.

Un giorno si presenta a casa un vigile urbano e chiede a mia moglie che le apra il “deposito” attrezzi agricoli perchè deve controllarne il contenuto, al che lo fa entrare; redige il verbale e sto figlio di una puzzola va a scrivere queste testuali parole: - sono state trovate tracce di rame su uno scaffale; praticamente avendo trovato in mezzo alle varie cianfrusalie di casa, circa un metro di filo di rame, era palese per quel vigile, che si era in presenza di una attività commerciale occulta, non dichiarata; ma vi rendete conto di cosa sono stati capaci?

In quel caso penso di essere stato fortunato, perchè in quei giorni mi trovavo per lavoro in Francia, così non assistendo all’accaduto, evitai di incorrere in qualche sanzione; qualcuno mi dica come una persona normale può rimanere impassibile a tanta arroganza?

Ricordo che quando mia moglie mi informò dell’accaduto, volevo rientrare a casa subito, tanto era il mio furore, ma avrei messo a repentaglio il buon esito del lavoro, considerando che avevo dei dipendenti da dirigere e scadenze da rispettare.

Al rientro la rabbia si era calmata e non avendo tempo non andai subito a protestare in comune; lo feci qualche tempo dopo e nel frattempo arrivò la nuova cartella della tassa/immondizie, in cui era così suddiviso il “deposito” attrezzi agricoli: - il 70% come attività commerciale ed 30% come attività agricola.

Tornai a protestare con una lettera all’ufficio competente e dopo qualche mese, mentre tutto intabarrato per il freddo, stavo potando le piante in giardino, suona al cancello un vigile urbano, lo stesso che aveva redatto il verbale di cui sopra; era accompagnato da un suo collega molto giovane. Fingendo di non conoscermi, mi chiede: - la signora è a casa? al chè rispondo, senza distogliermi dal mio lavoro: - è uscita per la spesa; chiedo di che cosa avesse bisogno: - devo controllare il “deposito attrezzi”, mi dice; - ma è suo il deposito? Gli chiedo; - no, è della signora! Mi rispose; - allora deve aspettare che ritorni! Ribattei io.

Scendo dalla scala dove stavo potando un albero e mi avvicino al cancello dicendogli che era male informato, perchè il primo intestatario del ricovero attrezzi ero io e in ogni caso la sua arroganza faceva presagire che invece fosse lui il vero padrone e che allora non avrebbe dovuto aspettare la signora e sarebbe potuto entrare da solo se aveva le chiavi. A quel punto andò su tutte le furie ed iniziò a minacciarmi con frasi come: - voi evasori dovrete pagare per le vostre azioni illecite; che ci penserà lui a mettermi a posto; al chè dissi al suo collega di portarlo via prima che ricevesse una meritata “lezione” che mi avrebbe potuto mandare in carcere e mentre il “giustiziere degli evasori” continuava ad inveire contrla-volpe.jpgo di me, il suo collega lo trascinò via.

Dopo mezz’ora arrivò il capitano dei vigili che mi chiese scusa per il comportamento del suo subalterno ed addusse delle scusanti veramente sconvolgenti: - sai, a quello non posso fargli fare altro perchè è ammalato! Mi disse; Le risposi: - ma sai che se mi partiva un pugno (e avevo motivo per darglielo), a quell’ora sarei già stato arrestato e comunque la responsabilità sarebbe stata tua, se era vero che era in quelle condizioni? Mi invitò al comando per esibirmi il documento che certificava quanto mi aveva detto, però prima mi chiese di essere così gentile da fargli vedere il contenuto del “deposito attrezzi”; risposi che era la, aperto e se voleva, andasse da solo a vederlo. Si arrese e mentre stava salendo in macchina, lo accompagnai al ricovero attrezzi e gli chiesi dove vedesse materiali o attrezzature per attività “extra contadine”. Prese atto e mi accompagnò al comando, dove commise un fatto veramente grave: mi fece leggere il certificato medico del vigile che mi aveva minacciato, al che, ribadii che le sue responsabilità erano gravi e solo perchè aveva trovato me, non ci sarebbero stati strascici al fatto; che comunque confidavo che dopo aver preso atto dell’uso del ricovero attrezzi, mi avrebbe sistemato una volta per tutte la questione della tassa sulle immondizie. Non fu proprio così perchè suddivisero in un 40% per uso garage e il restante 60% per uso agricolo. Questo avvenne dopo 3 anni che pagavo tasse come se avessi avuto un negozio in centro e ci fu una restituzione simbolica degli importi versati in più, come dire: - va la che ti è andata anche troppo bene!

Nel tempo le giunte comunali cambiarono e soprattutto nel periodo di “tangentopoli”, i vari personaggi a cui feci delle “previsioni future”, per pura “fatalità” andarono tutti, anche se per troppo poco tempo, in carcere. La nuova giunta che si installò al posto dei succitati, da buona “sinistra”, vide il sistema per far denaro rimanendo nel lecito e ci invitò a richiedere il cambio d’uso al ricovero attrezzi agricoli, per sfruil-gatto.jpgttarlo come capannone artigianale; non importava se serviva a me, ma con l’ ICI che applicavano, senz’altro a loro sì; rifiutai ovviamente.

Oggi, se io dovessi vendere l’immobile, potrei venderlo solo come ricovero attrezzi agricoli, non certo come “deposito” e nemmeno come garage, ma non è questo il problema! …

IL RAZZISMO E’ ANCHE QUESTO


Parecchi anni fa un famoso, almeno per il nordest, gruppo musicale veneziano, i “Pitura Freska”, venne invitato dalla TV di stato per un’esibizione in una trasmissione; questi accettarono di buon grado, era un’occasione imperdibile per la loro visibilità a livello nazionale, però qualcosa non andò come doveva, oppure era solo stata una mossa provocatoria, fatto sta che dopo essersi preparati con grande meticolosità, ricevettero da Roma un messaggio che diceva in parole povere: - abbiamo deciso, nostro malgrado, di non portare più avanti il programma per la Vs. esibizione nei Ns. studi, in quanto i Vs. testi risultano incomprensibili alla maggior parte degli utenti, il Vs. dialetto non si comprende bene. Questa testimonianza è dei Pitura Freska.pitura-fresca-5.jpg

Io mi domando come si può essere così di parte in una struttura pubblica:

- è vero o no che da quando l’ente TV esiste, le canzoni siciliane, napoletane, romane, toscane, milanesi, ecc., sono sempre state trasmesse, anche a sproposito?

- è vero o no che da parecchi anni, specialmente con l’avvento delle “fiction”, c’è stato un condizionamento da flessioni dialettali nella lingua parlata nelle trasmissioni del nostro glorioso ente TV?

- è vero o no che buona parte degli spot pubblicitari, fiction e conduzioni di programmi che passa l’ente TV, sono in romanesco o ditemi qual’è la flessione dialettale che pone la Z al posto della S, che si mangia le R doppie, che mette le doppie dappertutto fuorchè dove devono andare?

La nuova moda dell’elite: far passare per termini in italiano, parole ed espressioni che riguardano solo determinate regioni?

A questo proposito mi viene in mente la “lotta italiana” contro i difensori del territorio della Lega Nord. Qualcuno li ha definiti barbari, zoticoni e bifolchi, solo perchè si esprimono nel loro dialetto e con la loro cultura, senza quel ronzio fastidioso, per me, di tutte quelle “zeta” che invece si usano nella “nuova lingua italiana” imposta dai media. Posso capire che chi non si proclama “dottore”, possa mantenere la sua flessione dialettale, ma soprattutto per i dottori in letteratura e specie nei programmi radiotelevisivi nazionali è d’obbligo la dizione corretta della nostra lingua, anche per non essere scambiati per “burini”, e siccome i media pullulano di “dottori burini”, sarebbe opportuno rientrare nelle regole dettate dai nostri padri.

Nelle barzellette italiane che coinvolgono personaggi di diverse nazionalità, si fa sempre risultare il personaggio italiano sempre nella parte del più furbo!

Nelle barzellette “italiane” che coinvolgono personaggi di diverse regioni, c’è da sempre la moda di assegnare, con la sua espressione dialettale, al personaggio veneto, friulano o altoatesino, il ruolo più negativo: o tonto, o ubriacone, o puttaniere, mentre il personaggio più scaltro parla sempre con la “ZETA” onnipresente tanto da aver condizionato il modo di penZare di un integerrimo giornaliZta che conduceva una trasmiZZione sulla III° rete Rai, il quale apertamente e senza paura disse che il boom economico del nordest era frutto di tanti piccoli imprenditori disonesti e pure evasori fiscali che invece di far lavorare tanti disoccupati, facevano 20 ore al giorno, per poi andare a spendere i proventi in alcool, puttane e casinò, quando sappiamo bene che i bar erano pieni di “parsimoniosi lavoratori disoccupati” e che non li schiodavi da li neanche con il flauto magico. Penso comunque che dopo 20 ore di lavoro duro, rimanga ben poco da “spendere”.

Questo illuminato personaggio non ha voluto precisare che spendevano soldi loro e non provenienti dalla “caZZA per il mezzodì. La disonestà e l’evasione fiscale andava provata, come si usa in un paese civile; oppure il nostro stato di diritto è proprio solo quello “ROMANO”?

ForZe è per queZto che la parola “razziZmo” suona molto bene in bocca a certi perZonaggi.macro-dell-insetto-della-cicala-thumb8987283.jpgmacro-formica.jpg

Non con rancore, ma è con compassione che saluto tutti quei personaggi che non capiscono che un popolo può davvero diventare grande se impara a dominare, anzichè il prossimo, i propri sentimenti di invidia di rancore verso i “fratelli” ritenuti più fortunati a torto o a ragione, se si può considerare fortunata la formica, rispetto alla cicala!

IL SUPERFLUO, L’ESSENZIALE E L’AZZARDO

A giugno 2008, mio fratello e mia cognata decisero di installare una “stube”, un tipo di stufa tradizionale tirolese a legna e così si misero a cercare delle offerte; subito capirono che esistevano diversi materiali e metodi di costruzione così la loro ricerca si protrasse per quasi tre mesi, riuscendo ad avere sette offerte abbastanza diversificate, vuoi per tecnologia, vuoi per peso, vuoi per materiali, vuoi per prezzo.

Premettendo che a tutti i fornitori era stata richiesta una “stube” per riscaldare circa 100 mq, era una bella impresa individuare la migliore offerta, dato poi che di “stube”, una persona non ne acquista tante nella sua vita, la scelta, per mio fratello, doveva essere molto accurata. La prima offerta l’ebbero da una ditta di Vicenza: prima elencarono loro tutte le loro magnifiche installazioni di varia fattura, gli diedero un’idea di cosa chiedere, poi quando passarono alla composizione finale del progetto, il titolare della ditta, spiegò loro le proprietà  meravigliose del “Carburo di Silicio”, materiale di cui sono fatti gli elementi prefabbricati del girofumi che lui intendeva adoperare, al che diventò chiaro che lui stava proponendo una stube preassemblata e perciò lontano da ciò che loro cercavano. In ogni caso prendono nota e si riservano di decidere più avanti.

Nella loro zona ebbero altre tre offerte, con tipo di materiali refrattari standard; due offerte con maioliche tedesche e una con maioliche di produzione propria. Tutti e tre più o meno con lo stesso prezzo, però con grandezze e/o pesi diversi; quella con maioliche proprie, era spaventosamente sproporzionata, dice mio fratello, addirittura 38/40 ql. di peso, contro i 25/27 ql. delle altre due; ovviamente Laterale stube lato salaoffrivano quasi le stesse caratteristiche ad eccezione fatta per la più pesante che offriva una resa maggiore ma non spiegava tutto quel peso in più e il prezzo addirittura leggermente inferiore alle altre. Entrambi furono sconcertati, sopratutto perchè nessuno degli interpellati aveva mai parlato di problemi di “struttura portante” della casa, dato che tutti avevano avuto le planimetrie dell’abitazione e pertanto sapevano che la stube andava installata sul piano rialzato di una villetta di tre piani costruita senza accorgimenti antisismici; al titolare che offriva la più pesante, chiesero se serviva rinforzare la struttura portante della casa e se si poteva ridurre le dimensioni del foro sul muro portante che lui richiedeva (h. mt. 2,10 x l. mt.1,20), perchè lo ritenevamo troppo rischioso: disse loro che secondo lui non serviva rinforzare niente e non si doveva modificare niente del suo progetto, pertanto, mio fratello dice, il suo preventivo si eliminò da solo.

Decisero di andare ancora in Internet per avere qualche altra idea e seguendo lo spunto dato da una nipote che era già in possesso di una stube austriaca, presero contatto con quella ditta ed un rappresentante andò loro a far visita. Dopo aver spiegato pure a lui tutto ciò che serviva, con un buon italiano, diede loro delle ottime idee e anche subito un’approssimazione sulla resa, sul peso, sul prezzo e sui tempi di consegna della stube, ma diede anche un avvertimento che fino a quel momento nessuno aveva dato, cioè: bisognava verificare che la struttura portante del solaio e del muro maestro fosse adeguata al peso da caricare. A questo riguardo interpellarono subito un geometra e questi spiegò loro che su quel tipo di casa non si sarebbe dovuto caricare assolutamente nulla e che anche rinforzando la struttura, secondo lui non ne sarebbe valsa la pena. Insistendo, mio fratello lo convinse e assieme ad un ingegnere gli preparò un progetto di rinforzo a mezzo travi in acciaio spaventose, al che mio fratello gli chiese: che senso avesse tutto ciò se dopo un terremoto, della casa rimaneva in piedi solo la stube? Ovviamente aveva fatto una battuta.

Si trattava di una stube tradizionale costruita in loco; il Sig. “Fritz” li aveva letteralmente sbalorditi e aveva anche aggiunto un problema in più; erano arrivati già a fine agosto e “Fritz”, in un attimo, sembrava avesse risolto tutti i loro problemi, addirittura avrebbe consegnato pFronte stube lato salarima degli altri, ma allo stesso tempo li fece riflettere sulla fattibilità del progetto.

Per capire il tutto bisogna andare a fare la spunta:

- peso “stube Fritz” ql. 15, contro il minimo di ql. 25 degli altri progetti;

- resa “stube Fritz”: +20° su tutto il piano con -5° esterni, facendo una carica al giorno di 18 kg. di legna, dove gli altri garantivano la stessa temperatura ma con due cariche al giorno di 10/15 kg. l’una e senza contare che per scaldare quella da 38/40 ql., ammesso che bastassero quei chili, servirebbe iniziare a scaldarla una settimana prima del bisogno, data la enorme massa;

- costo “stube Fritz”: stranamente allineata con gli altri, addirittura dopo aver ottenuto un buon sconto (tanto peso in meno, faceva sperare in un prezzo più ridotto); la spiegazione stava nella diversità dei materiali; ma c’era un’altra differenza importantissima rispetto agli altri preventivi: “Fritz” applicava due aliquote IVA in maniera conforme alle leggi vigenti (verificato poi da mio fratello), mentre sui preventivi italiani non c’era un conteggio che fosse uguale e conforme fra loro; chiedendo spiegazioni, il sig. Fritz disse che ad un terzo del valore della stube veniva applicata l’aliquota IVA del 20%, mentre per i due terzi era solo del 10%, per effetto delle agevolazioni concesse dalla legge sullo sfruttamento delle energie rinnovabili.

- il taglio del muro maestro per la comunicazione della stube tra la sala da pranzo e l’ingresso, il sig. Fritz aveva chiesto loro, un foro alto mt. 1,50 da pavimento e largo mt. 0,65 contro un minimo degli altri preventivi, di 1,70×0,85 ad un massimo di 2,10x 1,20, pertanto l’impatto del progetto austriaco, sulla struttura della casa risultava meno pesante;

- dato che la canna fumaria dovevano costruirla nuova e nessuna delle ditte italiane accettava di inserirla nel progetto, chiesero un paio di preventivi a delle ditte specializzate, ma anche il sig. Fritz propose loro un’offerta; così nonostante il prezzo fosse un pò più alto, sarebbe risultato più conveniente l’offerta del sig. Fritz, anche per avere una sola ditta per casa, a parte il taglio del muro;

- il rinforzo della struttura, dopo che mio fratello si trovò nel dubbio se farlo o meno, dato il peso molto inferiore della “stube Fritz”, decise di farlo comunque, però con una modifica sul progetto degli esperti e parlandone sia con il geometra che con una ditta specializzata, concordarono con lui che la sua proposta migliorava il rinforzo ed accettarono.

A questo punto mio fratello doveva decidere e purtroppo si accorse che solo per aver interpellato il sig. Fritz, anche se avesse fatto fare il lavoro a qualsiasi ditta, il costo complessivo era lievitato non di poco, però era anche vero che sarebbe stato sciocco tralasciare un problema così importante e magari dare anche l’incarico a una ditta che non aveva preso minimamente in considerazione la struttura portante.

Chiesero ad altre due aziende un’offerta, oltre alle succitate: una che probabilmente vendeva anche legna, visto quanto, secondo loro, avrebbero dovuto bruciare per scaldarsi; una che solo perchè arrivò troppo tardi, mio fratello l’accantonò prima di approfondirla, nonostante fosse abbastanza simile a quella del sig. Fritz. Ovvio allora che a mio fratello rimaneva solo che accettare la proposta del sig. Fritz e a conti fatti, dice mio fratello, era quella che garantiva il miglior risultato. Firmò l’ordine includendo una clausola particolarmente sottolineata fra le varie: la stube doveva essere costruita da tecnici austriaci, il che poi non fu così: addussero scuse molto “italiane”, come furono due “manovali” italiani a costruire il tutto, per fortuna con risultati negativi solo estetici! Ma questa è un’altra storia.

Qualcuno si chiederà il perchè di tutto questo racconto ma sono sicuro che rileggendolo accuratamente, dovrebbe comprendere. Se non altro per la differenza spaventosa di peso e ovviamente di materiali, fra i vari progetti. Poi, perchè nessuna ditta italiana ha preso in considerazione la gravità del problema “Struttura Portante”? Certo che il problema era di mio fratello, non loro!

Dimenticavo un problema che forse mio fratello evitò (ancora non si può sapere), acquistando la “stube Fritz”: - la legge che concede delle agevolazioni a chi investe sullo sfruttamento delle “energie rinnovabili”, pretende che l’iter di questi lavori e conseguente documentazione, segua una corretta via e cioè, se solo si sbaglia una “virgola” sulla presentazione degli incartamenti, addio agevolazioni! Allora mi chiedo: se mio fratello avesse presentato all’ufficio preposto per il rimborso della quota stabilita sulla spesa, una fattura con l’IVA tutta al 10%, o tutta al 20% (come proponevano le ditte italiane), o con 1/3 al 20% e 2/3 al 10% (come proponeva il sig. Fritz), che probabilità di successo sull’operazione avrebbe avuto?

Tutti coloro che hanno acquistato una stube da quelle “oneste” ditte italiane, avendo i problemi strutturali di mio fratello, come possono dormire tranquille?

Quando propongono questo tipo di prodotti con agevolazioni, almeno dovrebbero farci scegliere la “busta n° 1, 2 o 3, almeno così Stube lato ingressogiochiamo un pò d’azzardo!

Perchè non c’è abbastanza azzardo nel vivere quotidiano!!!