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Archivio del mese di Agosto, 2010

L’ ADATTAMENTO DELLE VESPE

I tempi sono cambiati e di molto, forse troppo: - la mia infanzia l’ho passata praticamente tutta in campagna, anche se i miei l’abbandonarono quando io ed il mio secondo fratello eravamo piccoli; noi spesso ci recavamo dai nostri zii e talvolta aiutandoli nei campi o giocando con i nostri cugini, vivevamo in un ambiente sano che era un’autentica palestra: - portare a casa il fieno; correre sui prati; andare su e giù per gli alberi giocando o per mangiare frutta (il fico non ebbe più segreti per noi dopo il primo tonfo); i fichi li mangiavamo interi senza togliere la buccia e quelli non proprio maturi provocavano i “papui”, cioè delle piccole ferite agli angoli della bocca; le ciliegie le mangiavamo con l’osso, non c’era tempo per sputarlo, così anche i cocomeri. Al di la del solfato di rame, calce e zolfo, che avevano una carenza breve, non esistevano altri anticrittogamici, così pesche, mele, pere, albicocche, susine e tutta la frutta in genere, noi bambini, la si mangiava appena colta sull’albero, forse anche perchè non c’era informazione o meglio, perchè non c’erano ancora tutti quei veleni che esistono oggi.  


Se io voglio produrre della frutta ad uso privato non posso fare a meno di trattare le piante come le tratta il grande produttore o quasi (penso sia anche per i portainnesti di qualità  scadente). Per fare una battuta: - quando acquisti delle piante da frutta, devi prendere tutto il pacchetto, cioè anche concimi specifici ed anticrittogamici; più o meno come si deve fare quando acquisti un PC, devi acquistare i programmi e anche l’antivirus, altrimenti ti viene sabotato tutto. 

La battuta che viene ora: - sembrerebbe che il buon Dio ci abbia donato una natura meravigliosa, divertendosi a metterci delle trappole come la peronospora, l’oidio, la tignola, la gommosi, ecc., così noi ci danniamo e avveleniamo per mangiare proprio quel ben di Dio, mentre per il PC, senz’altro qualcuno deve averLo copiato, ma non per divertirsi…;  senza dubbio Dio non c’entra per niente!

 

Come diceva qualcuno tanto tempo fa e che conta ancora ai nostri giorni, purtroppo: - a pensar male è peccato, ma quasi sempre ci si azzecca.

  

La mortalità  infantile, oggi è diminuita di molto, rispetto a 50-60 anni fa e secondo me quella mortalità si verifica spesso circa 20 anni dopo la nascita di un bambino: - quando il bambino era troppo debole o gracilino, quando il “concime” non faceva effetto, il bimbo moriva, perchè il suo corpicino non sviluppava la “memoria antivirus” per combattere gli attacchi di malattie che assalivano tanta debolezza; quell’esercito di piccoli riparatori chiamati anticorpi o erano in sciopero o non si erano formati. 


Purtroppo per interessi ben precisi, ma che pochi ne ammettono l’esistenza, quella mortalità  è stata ritardata ad arte di circa 20 anni e per capire cosa intendo, basta leggere i necrologi dei fine settimana e relative date: - un ragazzo di vent’anni, appena si affaccia in modo autonomo alla vita, fa molta fatica a tenere alta la propria “difesa”, dato le overdose di trattamenti “antibiotici” propinate da medici, informazione, moda e quanto altro serve al giorno d’oggi ad alimentare le multinazionali, vere padrone del mondo e del futuro dei nostri figli.

 

A parte la “mancanza” di tempo per fare figli, oggi e non solo oggi, cioè da quando qualcuno ha sviluppato il business della “vita a comando” tempestandoci di medicinali, forse appunto perchè è un affare per tutti più che per i genitori, i bambini che nascono, “benessere” dei genitori permettendo, sopravvivono a qualsiasi malattia e non perchè sono più forti di natura, ma perchè sono gonfiati con “mangime” specifico e “trattamenti” simili a quelli che si fanno agli animali da allevamento o a piante da frutto. 

  

Quando nacquero i miei figli, io e mia moglie eravamo giovani, 25-30anni e l’ingenuità era tanta; eravamo convinti che i figli fossero solo nostri, ma ci accorgemmo presto che in classifica eravamo ultimi, anzi eravamo solo coloro che contribuivano alle varie “istituzioni” sociali: - tra pannolini, latte in polvere, cibi particolari e medicine, prescritti da “onestissimi” e capaci pediatri, abbigliamenti costosi per non far emarginare le nostre creature e man mano che crescevano si doveva spendere sempre di più, cercando sempre comunque di trovare un compromesso con le possibilità. 


La scuola dalla materna all’università , lo sport, i passatempi, sono un super business per tutti, di cui i nostri figli sono la “merce” di scambio.

Dire al mister del calcio che tuo figlio deve prima fare bene a scuola, sembrerebbe un’assurdità nell’ambito dello sport; spiegare al docente che più che il suo stipendio e le gite, è importante il profitto di tuo figlio, è una bestemmia nell’ambito della scuola; dire al tuo medico che tuo figlio prima o poi dovrà  vivere senza medicinali o integratori, ti farà sentire come un’irresponsabile parsimonioso, dato che le medicine efficaci non le passa certo l’assistenza e le meno efficaci mutuabili non sono per niente gratis.


Certo che seguire i sistemi antichi della nonna e del nonno, per chi li conosce ancora, spiazzerebbe buona parte dei sucitati filantropi.

  

Gli alberi da legna per ardere come il carpino o il faggio, se sono cresciuti esposti in pieno sole e su terreni grassi, il loro legno non sarà mai compatto, resistente e con una resa in calorie come invece sarà per le piante cresciute con bassa insolazione e su terra magra; il ciclo vitale sarà più lungo per quest’ultime e la loro forza supererà  tante malattie e carenze.   dsc05440-ai-limiti-del-bosco-di-carpini-faggi-e-noci-da-legno-circa-2200-piante.JPG 


Imparare a saper soffrire da giovani, al contrario di ciò che si pensa, tempra il fisico ed il carattere, esempio: - aiutare i genitori; studiare; lavorare; fare sport. 


Quelle palestre affollate non irrobustiscono altro che i conti in banca dei gestori; la tragedia è che tutti lo sappiamo, ma è la moda e non puoi ignorarla per non essere emarginato. 


Mi viene in mente mia figlia a 9 anni, quando mi chiese se poteva avere il suo conto corrente, dato che dei signori di una banca erano passati in scuola per raccogliere adesioni (pensate un pò a cosa erano arrivati direttori scolastici e banchieri), praticamente per irretire i bambini: - dissi a mia figlia che purtroppo lei aveva un papà diverso da quelli dei suoi compagni che avevano aderito al progetto, che non le sarebbe mai mancato nulla del vero necessario e che quella moda non avrebbe portato a niente di buono. 


Le dissi anche che anzichè seguire una moda, sarebbe stato più intelligente, costruttivo e meno costoso crearla; ad esempio portare o esibire con disinvoltura una qualsiasi cosa fatta da lei, poteva diventare una moda. Dopo qualche giorno, mi disse tutta raggiante: - avevi ragione papà e mi racconta delle sue amiche che avrebbero copiato un suo vezzo. 

Si parlava di anticorpi necessari per la propria immunità: - per migliaia di anni l’uomo non ha avuto saponi o antisettici e certo che la mortalità era alta, ma la esagerata e maniacale pulizia non è assolutamente positiva perchè quell’esercito di anticorpi (ammesso si sia formato) a guardia del nostro fisico, non dovendo lavorare quasi mai, verrà licenziato dal nostro corpo e quando servirà, il soggetto sarà  in balia dei “predatori”. 


Il possessore di un personal computer può decidere di non acquistare l’antivirus per proteggerlo e finchè non si collegherà  in rete, non dovrà  temere nulla, nessun virus potrà  entrare nel suo PC, ma appena avrà  bisogno di inserire una memoria esterna avuta da qualcuno o collegarsi ad internet, saranno “dolori”.

 

Il mi povero papà , io, mio figlio e mio fratello secondo, siamo sempre stati allergici alle punture delle vespe, chi più, chi meno; mio fratello è stato in pericolo di vita ben due volte per lo shock anafilattico provocato da punture di vespe. Quando feci il militare, il maresciallo mi fece revisionare delle cassette di derivazione elettrica che però erano piene di nidi di vespe; spiegai la mia allergia, ma lui mi insegnò come annientarle: - prese un oliatore a pompetta e lo riempì di gasolio, poi mivespe-adattate.JPG disse di aspettare la sera o la mattina presto per poterle prendere tutte con una nebulizzata di gasolio ben assestata. In effetti funzionava veramente, in tre secondi erano morte.

 

Quando ritornai alla vita civile, dato che spesso facevo l’antennista, oltre all’elettricista, mi portavo sempre appresso la pompetta di gasolio e sui tetti mi difesi sempre bene. Poi per anni non ebbi più di questi problemi, ma avendo fatto una legnaia in pieno sole, a fianco del capannone di casa, mi ritrovai con una quantità di nidi di vespe davvero preoccupante e provai ad intervenire come al solito con il gasolio; sembrava che volassero meglio; provai a miscelare di tutto: - benzina; diluente nitro; olio; trielina. Niente da fare, volavano senza problemi. Allora tornai all’antico sistema del fuoco, molto più pericoloso ma sistemai la faccenda. Non riuscivo a capire come mai con il gasolio non funzionasse; le vespe non potevano essere diverse e nemmeno il gasolio. 

  Un giorno a casa di mio fratello provai ancora a neutralizzare le vespe con il gasolio e caso molto strano il sistema li, funzionava.


Mi venne in mente solo allora cosa poteva essere successo: la mia casa è sulla linea di atterraggio degli aerei della base, a circa due chilometri dalla pista ed il kerosene avio scaricato o incombusto dagli stessi, ha fatto adattare gradualmente le vespe agli idrocarburi e questo è un altro grande problema, che noi viviamo o meno all’aperto in queste zone!

  

Intanto “l’industria” della sanità  fa passi da gigante! per chi, lo sappiamo!


LA SCUOLA - al servizio o servita?…

LA SCUOLA  (al servizio o servita?)

La scuola era sempre stata per me, allora ragazzino, come una “pietanza” che proprio non riuscivo a digerire, ma non perchè mi fosse difficile apprendere le lezioni, anzi al contrario: - i miei libri di scuola, a fine anno, erano praticamente stati aperti pochissime volte e nonostante ciò, fui promosso sempre con buoni voti; forse sarebbe bastata una motivazione diversa e chissà  che avrei potuto appassionarmi di più agli studi e, denaro permettendo, anche continuare; nella mia famiglia la situazione non era proprio così serena da lasciar coltivare delle ambizioni e così mi era sembrato che al termine della scuola dell’obbligo, allora era la terza “media”o come nel mio caso, fu la terza “avviamento”, trovarmi al più presto possibile un lavoro, mi avrebbe dato un pò più di libertà , soprattutto finanziaria (da studente non avevo mai una lira in tasca), ma mi sbagliavo perchè l’unica cosa che cambiò, fu che indossai la tuta da lavoro e anzichè avere i professori come giudici del mio manufatto, trovai il datore di lavoro che a”calci” nel sedere mi dava i primi rudimenti del mestiere, pagandomi proprio una miseria e come la pagella, il prodotto era consegnato interamente in casa, senza avere in cambio nulla di diverso da prima.

Un giorno del primo anno di “avviamento”, nell’ora di francese, fui chiamato all’interrogazione dalla professoressa (si chiamava Carla, una giovane molto bella) e quando ritornai al posto, mi accorsi che la mia merenda era sparita; Tonin, il mio compagno di banco, se la stava mangiando: - come impazzito, afferrai il banco e glielo diedi in testa, prendendolo poi a pugni, mentre la professoressa gridava di smetterla. Dei compagni vennero a dividerci; poi dovemmo tutti e due scendere giù dal preside per l’inevitabile punizione che fu la sospensione per 2 giorni. Il vero problema era doverlo dire a mia madre e così fu: - presi una sonora battuta, dato che non ero mai stato sospeso prima, ma lasciatala sfogare, riuscii a spiegare cosa mi era realmente successo, al chè il giorno stesso si recò dal preside e riuscì a far cancellare tutto; fu l’unica volta che ricevetti da mia madre l’assoluzione dopo la punizione e fu anche l’unica volta che venni alle mani con un compagno, almeno nell’ambito della scuola.
A causa del mio lavoro, purtroppo, sono sempre stato lontano dai problemi che avrebbero potuto incontrare i miei figli con la scuola; per fortuna con essa hanno avuto un discreto rapporto, nel senso che non erano dei secchioni, ma tutto sommato, io e mia moglie non ci potevamo lamentare; ai colloqui con gli insegnanti andava sempre mia moglie ed i “rapporti” che ricevevo, erano quasi sempre lusinghieri, tranne che in un paio di occasioni.

Un giorno mia moglie mi raccontò di nostra figlia che era all’ultimo trimestre, in IV° superiore;  stava incontrando grossi problemi con l’inglese e la professoressa vedeva la cosa veramente grave; non avrebbe dato la sufficienza, almeno se non avveniva un miracolo. Allora decisi di andare anch’io al prossimo colloquio con l’insegnante d’inglese, non per difendere mia figlia, ma per comprendere cosa mai fosse successo, dato che sino ad allora non erano mai sorti problemi rilevanti e specie nelle lingue estere, avendo lei studiato inglese alle elementari, tedesco alle medie, di nuovo inglese alle superiori e fino ad allora con buon profitto; era molto strano che il problema sorgesse in IV° superiore, a fine anno e solo in inglese; volevo vederci chiaro: - la professoressa inizia a raccontarci delle delusioni avute con mia figlia; della scarsa applicazione con cui studiava e rispondeva nelle interrogazioni; nello scritto va bene, ma in orale si blocca e fatica a rispondere alle domande più elementari; che aveva perso la fiducia di poterla promuovere.

Chiesi se potevo intervenire e ricevuto il consenso spiegai all’insegnante che senz’altro si trattava di un problema psicologico e che dovevamo trovare la chiave di lettura, dati i precedenti positivi. Spiegai inoltre all’insegnante, che si stava ripetendo ciò che succedeva a me come artigiano, che anch’io incontravo spesso quei problemi con dei ragazzi che assumevo e poi addirittura dovevo far loro anche la paga; se non volevo buttare il mio tempo e denaro, dovevo mio malgrado trovare la “chiave” per comprenderli e a sua volta far comprendere loro come io avrei voluto che il lavoro fosse eseguito; lo strappo non avrebbe fatto bene a nessuno, perciò il dialogo era d’obbligo.

Bocciare uno studente o licenziare un operaio, è sempre il fallimento di un progetto e a questo riguardo avrei un altro curioso episodio da raccontare più avanti.

Salutammo l’insegnante con l’augurio di trovare una soluzione al problema che avevamo in comune. Il mese successivo, come d’incanto, mia figlia ritornò a casa tutta raggiante per il voto preso nell’interrogazione di inglese; venne poi promossa con una buona media alla V°.

Di quel periodo rimase a tutti noi solo che un brutto ricordo, anche perchè conoscemmo più avanti i gravi problemi di equilibrio di cui soffriva quell’insegnante. La nostra comprensione verso la professoressa fu totale, ma non nei confronti del preside, il quale doveva rendersi conto della situazione.

Un anno dopo, a una visita medica di verifica fatta in un centro specialistico, a mia moglie venne riscontrato un nodulo al seno da asportare subito, mentre nell’ospedale dove andava di solito a fare l’ecografia, dicevano che quel nodulo non avrebbe dato problemi; l’operazione era urgente ma bisognava aspettare circa tre o quattro mesi, tali erano le liste di attesa; di colpo era come ci fosse caduto il mondo addosso. Passammo un periodo d’inferno; mia zia e mia cugina purtroppo, per lo stesso problema non c’erano più; io non riuscivo più a concentrarmi sul lavoro; mia figlia, era alla sua prima esperienza lavorativa: - giusto per essere impegnata e fare qualcosa, vendeva calzini e spaghi per scarpe ai mercati paesani con un’ambulante, prendendosi solenni rimproveri se faceva qualche scontrino fiscale; con la situazione di casa, era sempre più abbattuta; mio figlio era al primo anno di elettrotecnica, ma neanche a lui girava bene; mia moglie sembrava la più forte e ci incoraggiava tutti; in quelle condizioni tutte le cose sembrava andassero per traverso.

Finalmente mia moglie fu operata e per fortuna dissero che erano intervenuti appena in tempo e che quasi certamente non ci sarebbero più stati problemi; fu un grande sollievo per tutti noi, ma avemmo anche la consapevolezza della precarietà della nostra vita, della nostra serenità.

Gradualmente mia moglie riprese in mano la situazione di famiglia: - la casa era un’altra cosa con lei serena; io ritornavo a fischiettare quando lavoravo; mia figlia era molto più tranquilla, anche se il suo datore di lavoro la trattava sempre male; mio figlio, anche lui aveva raggiunto una buona serenità, ma aveva un grosso problema con la matematica e non solo; dai colloqui con gli insegnanti a cui partecipò mia moglie, risultò che non c’erano speranze per la matematica, mentre per le altre materie in cui non aveva la sufficienza, ci poteva essere un miglioramento. Mio figlio non aveva mai avuto grandi problemi con la scuola, negli anni precedenti e mi pareva strano che fosse diventato un disastro come diceva la professoressa di matematica, nonostante il brutto periodo che aveva passato, a causa della malattia di mia moglie, ma sicuramente anche l’età  stessa gli “remava” contro; così decisi di andare a far due parole con l’insegnante di matematica.

Ottenuto l’appuntamento, alle 7 e 50 ero nell’atrio dell’istituto, dove una signora minuta mi viene incontro e fatte le presentazioni inizia a parlarmi di mio figlio: - mi dice che oltre a non trarre nessun profitto nell’ora di matematica, è un maleducato, turbolento ed interrompe la lezione in continuazione. Dice che lo ha spostato dall’ultima fila alla prima, per vedere se desisteva dal suo atteggiamento, ma non c’era verso. Provai a spiegare alla professoressa che forse mi stava parlando di un altro ragazzo e che assolutamente non riconoscevo mio figlio dalla descrizione fattami; che mia moglie non mi aveva mai raccontato di tale atteggiamento. Era assurdo che quel ragazzo timido ed educato che conoscevo io, si fosse trasformato così e solo a scuola poi! Giocava a calcio con buoni risultati ed il suo allenatore mi parlava spesso della sua mitezza, che doveva governarla per poter giocare meglio.

Purtroppo non ci fù nulla da fare e ribadì ciò che aveva asserito prima, dandomi lo “zuccherino”, nel senso che lei ci avrebbe provato di nuovo per fargli raggiungere la sufficienza, ma non mi sembrò tanto convinta.

Quel giorno, dopo pranzo attesi il ritorno di mio figlio da scuola e gli chiesi cosa mai stesse combinando, dato il racconto della sua insegnante; le sue parole mi rasserenarono e preoccuparono allo stesso tempo; disse che lui era sempre stato in terza fila fin dall’inizio della scuola e che assolutamente non aveva mai disturbato nessuno e nemmeno si sarebbe comportato maleducatamente, anzi, quel ragazzo di cui l’insegnante parlava, lo conosceva bene e senz’altro c’era stato uno scambio di persona.

Purtroppo mi disse anche che la professoressa avrebbe avuto un periodo non proprio brillante, nel senso che spesso si alterava in modo esagerato, al chè pensai che sarebbe stato assurdo andare a chiedere soddisfazione ad una persona già disturbata, dopo che mi aveva quasi ammazzato con quella considerazione su mio figlio. Chiesi solo al mio ragazzo di avvisare l’insegnante che quella mattina, lei aveva parlato con il suo papà  e non con il papà  dell’altro studente, in modo che potesse ravvedersi da sola.

Tanta delicatezza non servì a niente, perchè nonostante l’impegno di mio figlio fosse migliorato, non cambiò assolutamente nulla e a fine anno scolastico ci fù la disfatta totale della classe I° H dello I.T.I.S. di Pordenone, anno 1995/96: - su 29 studenti, di cui 3 ritirati durante l’anno, ne furono promossi solo 7, fra i quali come pronosticato, non c’era mio figlio!

Non servirebbe fare nessun commento.

Devo fare una precisazione però, per i presidi poco attenti e quegli insegnanti disturbati, o supponenti, o arroganti, o troppo “arrivati”: - i materiali di cui abbisogna un “artigiano”, non devono essere sprecati, o usati in modo scriteriato, perchè hanno un “costo” e soprattutto, quando è il “cliente” a fornirli, è deleterio per tutti, non solo per i “primi interessati”! …

Certo che ho avuto davvero una “buona” sorte, nelle uniche due volte che sono entrato in una scuola per i miei figli!

Chissà se quelle due professoresse avranno vissuto episodi analoghi con i loro figli?

Chissà se si saranno divertiti o se avranno sofferto quegli insegnanti al seguito della gita scolastica di primavera di qualche anno dopo, quando mio figlio fu dimenticato sotto la Tour Eiffel, mentre stava scattando qualche foto? Rimase solo tutto il giorno e per fortuna ritornò da solo all’hotel.

Era un minorenne come tutti i bambini e quasi tutti i ragazzi delle scuole, a prescindere da qualsiasi attenuante di chi sceglie l’incarico di insegnante.


UNA CAGNETTA CHIAMATA “CHANEL”

dsc05511-1 Piana del Cansiglio e il Monte Cavallo.JPG

 

Come rovinare una bellissima domenica

Domenica scorsa, io e mia moglie avevamo progettato una gita in moto con seguente pranzo in un agriturismo, così di buon mattino, dato che a sera avremmo avuto a cena i nostri figli, mia moglie si mette ai fornelli per preparare un arrosto e altre cose, mentre io sistemo poche cose sul computer e poi cerco in Internet una mappa degli agriturismi della provincia di Belluno, dato che intendavamo recarci da quelle parti. Trovata la lista con relativa mappa, faccio qualche telefonata, prenoto un tavolo e verso le 11,00 partiamo. La giornata è splendida e c’è una temperatura ideale; con tutto ciò che c’è sempre da fare, dobbiamo purtroppo ancora passare al bancomat e a far benzina, così tengo una velocità un pò sostenuta ed appena partiti, una pattuglia di vigili urbani quasi ci ferma, ma forse mi spediscono il conto a casa, dato che quelli me lo hanno già confezionato un “pacchetto”, anni prima. Il viaggio prosegue bene, molte moto più veloci ci sorpassano e ci offrono uno spettacolo cromatico davvero bello.

dsc05521  Prealpi venete JPG Verso la Mezza, come calcolato, arriviamo all’agriturismo e la sorpresa è forte perchè l’ambiente è fatiscente, disordinato e sporco. Sperando sia solo un’impressione, accettiamo di accomodarci all’aperto dove c’era già una coppietta di trevigiani; la sedia, tipo “regista”, sembra non tenere il mio peso, ma non ce n’erano altre; la signora ci chiede se vogliamo da bere ed è l’unica cosa che ci chiederà, perchè poi ha fatto tutto lei. Intanto che aspettiamo ci viene a far visita un cagnone più alto del tavolo e con il muso bavoso si struscia sull’angolo della tovaglia, poi sentiamo una gallina che faceva un baccano da scannata (la signora dice che è il cane che si è liberato); dopo un pò viene anche lui a farci visita, ma questo scodinzolava sotto i tavoli. C’erano solo tre tavoli apparecchiati ed il terzo viene occupato da una coppia un pò più datata di noi: -lui,sorriso cordiale e spigliato; -lei, sostenuta, platinata, debordante e con in braccio una cagnetta che chiamavano Chanel. I due sembrano di casa e intanto che attendono le portate, lui prende il cellulare ed inizia uno show che a breve mi fa saltare i nervi: - parla con diversi interlocutori, con un perfetto italiano e a voce alta dei propri affari, di rogiti, di ville, di piscine, di viaggi, di super ristoranti. Con il suo intercalare, rivela che era romano, al chè mi misi a raccontare a mia moglie, a voce alta pure io, di Giulio Cesare e degli antichi romani, rapportandoli agli antichi greci, agli inglesi ed agli americani; tutti guerrafondai, prevaricatori e sfruttatori di braccia e cervelli “occupati”. Lo show del “guitto” finì all’istante e per chiamare Chanel usava un tono più basso di prima . Mentre la signora serviva le pietanze super condite e senza darci la possibilità di replicare, il cane si era liberato già diverse volte dalla catena e a un certo punto si era anche “sdoppiato” perchè era arrivato anche il suo gemello, al quale Chanel non stava simpatica e pensò bene di azzannarla, con il seguente parapiglia: la compassata “mamma platinata”, gridando, ha fatto volare Chanel, tirandola per il guinzaglio.

Fino a poco prima era anche divertente, ma ora era troppo. Ho chiesto il conto e non arriva; allora vado dentro e la signora che mi stava aspettando, mi chiede 40,00 euro spicci perchè non ha resto dei miei 50,00 (ero il primo che

dsc05527 Revine laghi .JPG

pagava); chiede pure a suo marito, ma neanche lui ne ha e mentre lei va verso casa sua, a prendere i soldi, mia moglie consegna i 40,00 euro al marito e finalmente ce ne andiamo. Per fortuna la bella giornata ci ha regalato un pomeriggio veramente stupendo, così quel pranzo allucinante è stato presto accantonato. Certo mi viene da pensare che tutta la padronanza della situazione ostentata da quel signore aveva spiegato che lì era di casa (chiamava la signora per nome) e che con tutta la “ricchezza” che sfoggiava, poteva bene permettersi qualcos’altro che quel tugurio. Vien da chiedersi se rende di più l’apparire o l’essere?

Da: donchi51 | Visto: 0 | Aggiunto: 05 Agosto 2010