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LA DONAZIONE DI SANGUE E’ TROPPO IMPORTANTE! …

 Nel 1975, poco più di un anno dopo che io ventitreenne e mia moglie, due anni più giovane ci sposammo, decidemmo di diventare donatori di sangue, così ci recammo a digiuno un sabato mattina presto, presso il centro trasfusionale all’ospedale del capoluogo. Fatte le dovute visite di rito, io risultai idoneo e mi fecero fare la mia prima donazione, mentre mia moglie, essendo sottopeso le dissero, con suo grande dispiacere che non poteva donare. Ricordo benissimo che rifiutai qualsiasi iscrizione ad associazioni varie, anche dopo varie insistenze da parte degli addetti, al che spiegai loro il mio diritto a fare una donazione libera all’ospedale. Mi dissero che andava bene anche così e che mi avrebbero recapitato a domicilio il tesserino di libero donatore con le analisi ed ovviamente con il tipo di sangue. Un pò dispiaciuti, ma mia moglie di più, per non essere riusciti entrambi nell’intento, ce ne tornammo a casa consci che qualcosa di importante, in ogni caso, avevamo fatto.

Passarono delle settimane, ma dal centro trasfusionale non arrivava nulla; provai a telefonare ma non mi seppero dire niente, sembrava che la mia donazione non fosse mai stata fatta, non c’era traccia di nessuna analisi a mio nome. Dopo diversi mesi ricevetti un avviso per fare una donazione urgente, da eseguirsi presso l’ospedale del capoluogo alle ore 08,00 di domenica mattina. Non rendendomi neanche conto che tutto era un pò strano, mi presentai all’ospedale dove venni informato che il centro trasfusionale quel giorno era itinerante e la non c’era nessuno; alquanto sconcertato, anche perchè non avevo altri interlocutori, me ne tornai a casa proponendomi di non rincorrere mai più certi idealismi.

Un bel giorno di tre anni dopo, nella fabbrica dove come “esterno” eseguivo dei lavori, raccontando a dei miei amici ciò che mi era successo come donatore, mi fecero conoscere una persona che lavorava li e che era nientemeno che il presidente di un’associazione donatori di sangue; lo misi al corrente di quanto successomi e pure che non mi interessava più di fare il donatore; era veramente grave che dopo tre anni non mi avessero neanche invitato per una spiegazione, dopo le mie ripetute richieste.

Così come succede “spesso” nella vita, in meno di una settimana, il solerte presidente mi consegna il tanto cercato tesserino con su riportata la mia donazione di tre anni prima, il tipo di sangue che finalmente potevo conoscere e in bella evidenza sulla copertina la “sigla” dell’associazione. Rimasi sconcertato e per educazione o per vigliaccheria non feci nessun commento, ringraziai e dissi solo che avrei dovuto lavorare a fondo per convincermi che non era successo nulla e che era stato solo un semplice disguido.

Il presidente fu veramente bravo a temporeggiare, finchè riuscì a tirarmi a “riva”; con la sua giovialità riuscì perfino a farmi partecipare alle feste dell’associazione e tutto sommato c’era un’allegra atmosfera. Nel frattempo avevo iniziato a donare il sangue il che mi dava una certa soddisfazione, un qualcosa che mi faceva sentire utile, pensando a quanto bisogno c’era di sangue nel mondo; tutto ciò che mi era successo era quasi dimenticato. 


Lavorando spesso in trasferta, sia quando ero un lavoratore dipendente che quando divenni artigiano, fui un donatore non proprio assiduo, anche per il fatto che non ebbi mai chiesto o feci il giorno di riposo, ma una donazione annuale e qualcosa di più, riuscii a farla. 


Un giorno però ritornò a ronzarmi sul naso la stessa “mosca” di qualche anno prima, quando mi trovai cancellato dal registro donatori solo perchè erano tredici mesi che non donavo; questa la spiegazione che ricevetti. In realtà  penso che successe il disguido a causa dell’avvento dei registri informatici; tuttavia non era cosa da poco, era grave che in ambiti così seri come dovrebbero essere gli ospedali, ci fosse stata una superficialità tale; poi mi sembra che io ne avevo avuto già abbastanza e non avevo assolutamente bisogno di altri “test” sulla mia pazienza.

Dato che fui trattato piuttosto male, diciamo da personale scontroso, distratto e per nulla appassionato al suo lavoro, decisi di cambiare ospedale e come d’incanto trovai finalmente un ambiente normale, inteso così perchè il personale faceva esclusivamente il suo dovere, senza salamelecchi a “tizio” e scontrosità a “caio”. Era veramente una gioia, quando riuscivo a liberarmi e recarmi a donare sangue. 


Il presidente dell’associazione però non voleva che io facessi le donazioni in quell’ospedale perchè diceva che c’erano problemi “burocratici”, dato che lo stesso non era convenzionato con l’associazione. Io però continuai come prima fino a quando venni avvisato dal “capo” che avevano chiuso tutti i centri trasfusionali degli ospedali minori. Mi disse che avrei dovuto per forza ritornare a donare nel capoluogo; a questo punto, schifato alla saturazione, dissi chiaro che poteva finalmente cancellarmi dall’associazione. Poi però, passata l’arrabbiatura, continuai a donare e così ritornai in quell’odioso centro trasfusionale: 

- una volta trovai una dottoressa che mentre “preparava” i donatori in sala trasfusioni, si comportava in maniera seccata; osservandola, mi fece agitare a tal punto che quando venne a misurarmi la pressione, in modo sgarbato mi disse che ero troppo iperteso per fare la donazione, al che la scacciai letteralmente; dopo cinque minuti venne un’altro dottore a testarmi e mi trovò a posto, feci la donazione e via;  

- la volta successiva ritornai sempre al famoso centro e alla visita, candidamente un dottore romano mi chiede come mai io donassi sangue intero e nessuno mi avesse proposto di fare il “plasma feresi”, dato che il mio sangue, piuttosto raro, dopo qualche mese, se non richiesto lo buttavano; ci mancava solo questa informazione, ma non era mica finita li perchè ottenni di fare la donazione lo stesso e qui è successo un vero pastrocchio: - disteso sul lettino attendo che il buontempone di dottore, con l’accento non certo di Tarvisio, finisse di raccontare barzellette in corridoio, mentre una infermiera stava vicino la TV che la mia associazione aveva donato al centro, tutta interessata all’oroscopo ed un’altra, piuttosto brutta poverina, si avvicina con in mano sacca e ago con il chiaro intento di infilarmelo e vedendola non tanto convinta di ciò che faceva; dissi lei di non sognarsi nemmeno, che di solito erano i medici a mettere l’ago; intanto qualche cicalino di “peso raggiunto” dalle sacche degli altri donatori iniziava a farsi sentire, ma dalle persone interessate neanche una piega, al che dissi all’appassionata “astrologa” che la mia associazione aveva ordinato per loro una TV più grande in modo di poterla guardare dal posto di lavoro; intanto in corridoio le barzellette procedevano, allora dissi all’impaurita infermiera che se voleva poteva mettermi l’ago, altrimenti facevo tardi.

Non l’avessi mai detto! Dal suo atteggiamento non era per niente “navigata”, così successe che mi perforò la vena da parte a parte, e non riuscendo nel suo intento, chiamò la collega che seccata intervenne; girò l’ago e lo rigirò ma il sangue usciva a fatica, dissi loro di cambiare braccio ma non ne vollero sapere, poi finalmente apparve il “barzellettiere” e anche lui si divertì con la mia vena fino a che, dopo circa quaranta minuti di “tortura” completai la donazione e senza che qualcuno avesse chiesto ne scusa, ne se mi sentivo bene, mi diedero le carte, il cioccolato ed essendo un artigiano, passai a ritirare la quota di rimborso spese all’economato che come sempre non aveva denaro, così lasciai la quota per l’associazione, come sempre! 

Per la mia eccezionale giornata, al mio confronto il <rag. Ugo Fantozzi> sarebbe stato un superfortunato come Gastone, il cugino di Paperino.

Ritornato a casa mi tolsi la maglia e dove mi avevano infilato l’ago, c’era un’ematoma che prendeva buona parte del braccio.

Mi prese una tale ira che invece di andarmene a lavorare, mi misi al computer per scrivere una lettera di protesta alla responsabile del centro trasfusionale e mentre scrivevo rientrò a casa mio figlio di 19 anni che pieno di gioia mi disse di avere appena dato la sua adesione a donatore di sangue con i compagni di scuola, il che fu come uno schiaffo che mi svegliò dal mio stato alterato. Alla mia lettera rispose un’altra dottoressa, al telefono con mia moglie dicendo lei che io sarei dovuto passare di li  per ricevere una spiegazione. Il che mi demoralizzò talmente che non mi sognai nemmeno di accettare l’invito.

A mio figlio non raccontai nulla di quanto successomi, però per parecchi anni non me la sentii più di donare sangue anche per il fatto che il solo pensiero che poi avrebbero potuto buttarlo via, mi faceva andare in bestia.


Per un caso fortuito un giorno incontrai il dottore responsabile del centro trasfusionale dove andavo e che dovrebbe essere stato chiuso anni prima; chiesi a lui dove si trovasse ora, dato che non l’avevo più visto. Mi disse che era sempre lì con lo stesso centro trasfusionale; avevano ridotto le giornate per i prelievi, ma era sempre stato li. 

Di colpo tutto mi fu chiaro e non serve che ne spieghi il perc. Raccontai a lui il fatto che avrebbero gettato il mio sangue perchè inutilizzato e che avrei dovuto fare il plasma feresi in alternativa. Mi disse che erano tutte balle. 

Alla prima occasione ritornai a donare, li dove c’era ancora della professionalità  e per prima cosa chiesi al medico di fare una donazione libera e che mi cancellasse dall’associazione, così fu. Purtroppo però, per riuscire a farmi cancellare definitivamente dovetti fare diversi tentativi, perchè ad ogni cancellazione “qualcuno” mi reiscriveva, fino a che arrabbiato più che mai, all’ennesima donazione obbligai il medico responsabile a cancellare definitivamente il mio nome dall’associazione e verificarne il buon fine, minacciando di non donare più. Questo eseguì alla lettera le mie volontà e mi confidò che non mi dava poi torto; che avrebbe verificato anche in seguito se “qualcuno” mi reinseriva. In sostanza, per ovvi motivi non mi diede ragione e nemmeno torto; mi spiegò pure come veniva effettuata la transazione delle donazioni tra associazioni ed enti ospedalieri al che rimasi molto perplesso.


Ho pensato molto prima di scrivere questa denuncia, ma andava da lasciare le cose come stanno o provare a creare i presupposti per una raccolta di sangue e derivati che non portasse mai più ad episodi come quelli successi a me. 

Inoltre a mio avviso, dato che ormai non si può dire che non ci sia il mercato del sangue anche se tutti lo negano, in ogni transazione qualsiasi intermediario produce un aumento del costo del prodotto, dato sopratutto che la nostra legislatura, in materia, è ancora da paese delle banane, l’unico mezzo per eliminare questo mercato è donare il sangue e derivati direttamente ai nostri ospedali


Dal luogo comune che <neanche il cane muove la coda per niente>, non può essere che questi “passamano” abbiano costo zero. Poi tutti quei doni, notificati ai quattro venti, fatti dalle varie associazioni donatori alle unità  ospedaliere e non solo; le onorificenze che si sprecano, dove tutto dovrebbe essere trattato con sola umiltà. Basta con gli “zuccherini” ai donatori; il donatore dal momento che sceglie lui di esserlo, dovrebbe fare il donatore e basta.

Il legislatore però non può ignorare l’importanza che hanno le donazioni volontarie e mettiamo il caso che concedesse ai donatori, oltre il compenso della giornata lavorativa, anche uno sgravio fiscale nella giusta misura come lo è per le spese mediche che ogni lavoratore detrae dal suo reddito, forse si potrebbero ottenere più donazioni senza coinvolgere associazioni che oramai di volontario e di gratuito non hanno nulla.  


Da che mondo è mondo agli uomini, per ottenere certi favori dalle donne, serve qualcosa di extra, fuori dal comune, un qualcosa che una vita normale forse non può dare; specialmente se un uomo spazia da quelle “ufficiali” a quelle “non ufficiali”:  - sicuramente sarebbe già un’impresa poter accontentare bene la donna “ufficiale” con i proventi del proprio lavoro e altrettanto sicuramente non dovrebbero rimanere neanche le “briciole” per poter sperare in qualcosa di extra dalla donna “non ufficiale”. Pertanto tutte le varie associazioni, sportive e non, potrebbero dare una valida copertura, sia per l’alibi che uno deve trovare, che per le occasioni di procurarsi il “necessario” per soddisfare la nota bramosia di quel tipo di donne,  senza che il provento sia noto alla donna ufficiale. 

Ho avuto modo di assistere a diverse storie di questo tipo, avendo vissuto molto in giro per lavoro. Al rientro a casa bastava cambiare solo gli interpreti e il “film” che guardavo quando ero in trasferta, era lo stesso. 

Il denaro avuto con vera fatica, penso non venga quasi mai sprecato in cose futili da chiunque, mentre quello più “facile”, tutti un pò lo adoperiamo con leggerezza. Senza dimenticare che l’arrampicata sociale è il fine di molti fra gli interpreti succitati.  

E’ sempre l’occasione che fà  l’uomo ladro.

Doniamo il sangue e non permettiamo a chiunque di comportarsi in modo oltraggioso in questa iniziativa troppo importante.


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