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IL GATTO, LA VOLPE E …


Verso la fine degli anni 80, ci successe una sequenza di avvenimenti a dir poco curiosa, quando io e mia moglie pensammo di costruire la nostra casa. Avendo già  due appezzamenti di terreno, di proprietà  di mia moglie, uno già  edificabile in parte e l’altro agricolo ma in procinto di essere trasformato in area urbanizzata, chiedemmo informazioni all’ufficio tecnico del comune.il-gatto-la-volpe-e.jpg

Nel primo terreno il comune ci avrebbe permesso di costruire una casa troppo stretta e lunga, per esempio: - corridoio da un lato e stanze dall’altro; il motivo era che non mi davano la facoltà di sfruttare l’accordo con i confinanti per la distanza della casa dai confini, come tra l’altro in diversi casi avevano già concesso e come concedettero poi a chi vendemmo il terreno.

Il secondo appezzamento, avevano promesso che nelle prossime varianti al piano regolatore, lo avrebbero reso edificabile ma così per molti anni non fu.

Ricevemmo anche una proposta da parte del responsabile dell’ufficio tecnico: - in poche parole ci offrì un terreno edificabile di sua proprietà al “modico” prezzo di 80.000 lire il metro, circa tre volte la quotazione del nostro terreno. Ovviamente su quel terreno non avremmo avuto nessuna noia con il comune per il progetto, ci assicurò il “corretto funzionario”.

Lanciai un’avvertimento sia al sindaco che al geometra comunale: - dissi loro che era solo una questione di tempo, ma prima o poi sarebbero finiti in galera e che in ogni caso, in quel comune non avremmo costruito niente; o trovavamo una casa in vendita, o cambiavamo comune. Così facemmo: vendemmo il piccolo appartamento che avevamo ed acquistammo una casa quasi nuova, di 2 appartamenti con seminterrato in un’area di 2.300 mq. con più di un’ettaro di terreno agricolo annesso, commettendo l’errore di rimanere nello stesso comune. Di li a poco me ne sarei reso conto più a fondo.

Ad ogni nostra domanda in comune per modificare la casa, (recinzione, ricovero attrezzi agricoli, ampliamento minimo dell’abitazione) la risposta era sempre negativa e piena di intoppi.

Per anni presentammo progetti, anche rivisti, ma sempre la risposta era no.

Maledicendo il giorno che decidemmo di inoltrarci in quelle avventure, abbandonammo completamente tutti i progetti e dirottammo così il denaro risparmiato in altri investimenti.

Venne il momento delle votazioni comunali ed il geometra a cui avevamo affidato l’incarico di sviluppare i nostri progetti, ci avvisò che il comune aveva dato l’OK a procedere con tutti i lavori.

Io e mia moglie avevamo già impegnato i nostri risparmi, così ci trovammo di fronte ad un problema non da poco. Dover sviluppare in un colpo solo, i progetti accumulati in circa quattro anni e far fronte alla spesa ci sembrò impossibile, ma decidemmo di osare lo stesso, anche perchè il mio lavoro di artigiano in quel periodo stava andando bene.

Cercammo un’impresa edile e purtroppo dovemmo affidare l’incarico proprio a coloro che costruirono la casa (noi l’acquistammo che aveva 8 anni), le cui finiture lasciavano a dir poco a desiderare (a fine lavori ci saremmo resi conto che questi “artisti” erano addirittura peggiorati). Avremmo dovuto aspettare troppo per avere un’altra impresa, con il rischio di protrarre troppo i lavori e oltrepassare il termine fissato dal comune.

A parte il-gatto-e-la-volpe-confabulano.jpgi vari ostacoli all’inizio dei lavori, posti proprio dal geometra comunale che aveva avallato i progetti (esempio, blocco dei lavori al secondo giorno, per una denuncia da parte di un confinante al quale sarebbe bastato spiegare che era cambiato il piano regolatore e tutto era in regola) al quale non pareva vero di farmela pagare, i lavori male o bene (disastrosamente meglio dire) furono terminati ed arrivammo alla resa dei conti. Avevamo chiesto e ci avevano concesso di costruire un ricovero per attrezzi agricoli, previo un atto notarile di “vincolo d’uso”, pagato con oltre 700.000 lire; quando arrivò la cartella delle tasse sulle immondizie, l’importo per l’abitazione era di 800 lire circa a mq. e l’importo per il “deposito attrezzi agricoli” era di 1600 lire circa a mq. Era chiaro che qualcuno si era già  attivato alla seconda fase del suo progetto, perchè scrivendo sul documento delle tasse, “deposito attrezzi agricoli” e non ricovero attrezzi agricoli, come stava scritto sul concessione edilizia, fece passare il tutto come fosse una attività  commerciale. Esibimmo il documento che ci fecero fare dal notaio, cioè il vincolo d’uso, ma non ci fu niente da fare. Dissero che anche se io ero iscritto ai coltivatori diretti, la mia attività principale non era quella, pertanto c’era poco da contestare perchè io avrei usato l’immobile per la mia attività. Spiegai che la mia attività di artigiano si svolgeva totalmente nelle sedi dei miei clienti e che i vari laboratori e depositi materiali erano situati in aree che loro mi mettevano a disposizione.

Mi chiedevo in continuazione che male avevo fatto per andare ad incappare in “casini” di questo tipo.

Un giorno si presenta a casa un vigile urbano e chiede a mia moglie che le apra il “deposito” attrezzi agricoli perchè deve controllarne il contenuto, al che lo fa entrare; redige il verbale e sto figlio di una puzzola va a scrivere queste testuali parole: - sono state trovate tracce di rame su uno scaffale; praticamente avendo trovato in mezzo alle varie cianfrusalie di casa, circa un metro di filo di rame, era palese per quel vigile, che si era in presenza di una attività commerciale occulta, non dichiarata; ma vi rendete conto di cosa sono stati capaci?

In quel caso penso di essere stato fortunato, perchè in quei giorni mi trovavo per lavoro in Francia, così non assistendo all’accaduto, evitai di incorrere in qualche sanzione; qualcuno mi dica come una persona normale può rimanere impassibile a tanta arroganza?

Ricordo che quando mia moglie mi informò dell’accaduto, volevo rientrare a casa subito, tanto era il mio furore, ma avrei messo a repentaglio il buon esito del lavoro, considerando che avevo dei dipendenti da dirigere e scadenze da rispettare.

Al rientro la rabbia si era calmata e non avendo tempo non andai subito a protestare in comune; lo feci qualche tempo dopo e nel frattempo arrivò la nuova cartella della tassa/immondizie, in cui era così suddiviso il “deposito” attrezzi agricoli: - il 70% come attività commerciale ed 30% come attività agricola.

Tornai a protestare con una lettera all’ufficio competente e dopo qualche mese, mentre tutto intabarrato per il freddo, stavo potando le piante in giardino, suona al cancello un vigile urbano, lo stesso che aveva redatto il verbale di cui sopra; era accompagnato da un suo collega molto giovane. Fingendo di non conoscermi, mi chiede: - la signora è a casa? al chè rispondo, senza distogliermi dal mio lavoro: - è uscita per la spesa; chiedo di che cosa avesse bisogno: - devo controllare il “deposito attrezzi”, mi dice; - ma è suo il deposito? Gli chiedo; - no, è della signora! Mi rispose; - allora deve aspettare che ritorni! Ribattei io.

Scendo dalla scala dove stavo potando un albero e mi avvicino al cancello dicendogli che era male informato, perchè il primo intestatario del ricovero attrezzi ero io e in ogni caso la sua arroganza faceva presagire che invece fosse lui il vero padrone e che allora non avrebbe dovuto aspettare la signora e sarebbe potuto entrare da solo se aveva le chiavi. A quel punto andò su tutte le furie ed iniziò a minacciarmi con frasi come: - voi evasori dovrete pagare per le vostre azioni illecite; che ci penserà lui a mettermi a posto; al chè dissi al suo collega di portarlo via prima che ricevesse una meritata “lezione” che mi avrebbe potuto mandare in carcere e mentre il “giustiziere degli evasori” continuava ad inveire contrla-volpe.jpgo di me, il suo collega lo trascinò via.

Dopo mezz’ora arrivò il capitano dei vigili che mi chiese scusa per il comportamento del suo subalterno ed addusse delle scusanti veramente sconvolgenti: - sai, a quello non posso fargli fare altro perchè è ammalato! Mi disse; Le risposi: - ma sai che se mi partiva un pugno (e avevo motivo per darglielo), a quell’ora sarei già stato arrestato e comunque la responsabilità sarebbe stata tua, se era vero che era in quelle condizioni? Mi invitò al comando per esibirmi il documento che certificava quanto mi aveva detto, però prima mi chiese di essere così gentile da fargli vedere il contenuto del “deposito attrezzi”; risposi che era la, aperto e se voleva, andasse da solo a vederlo. Si arrese e mentre stava salendo in macchina, lo accompagnai al ricovero attrezzi e gli chiesi dove vedesse materiali o attrezzature per attività “extra contadine”. Prese atto e mi accompagnò al comando, dove commise un fatto veramente grave: mi fece leggere il certificato medico del vigile che mi aveva minacciato, al che, ribadii che le sue responsabilità erano gravi e solo perchè aveva trovato me, non ci sarebbero stati strascici al fatto; che comunque confidavo che dopo aver preso atto dell’uso del ricovero attrezzi, mi avrebbe sistemato una volta per tutte la questione della tassa sulle immondizie. Non fu proprio così perchè suddivisero in un 40% per uso garage e il restante 60% per uso agricolo. Questo avvenne dopo 3 anni che pagavo tasse come se avessi avuto un negozio in centro e ci fu una restituzione simbolica degli importi versati in più, come dire: - va la che ti è andata anche troppo bene!

Nel tempo le giunte comunali cambiarono e soprattutto nel periodo di “tangentopoli”, i vari personaggi a cui feci delle “previsioni future”, per pura “fatalità” andarono tutti, anche se per troppo poco tempo, in carcere. La nuova giunta che si installò al posto dei succitati, da buona “sinistra”, vide il sistema per far denaro rimanendo nel lecito e ci invitò a richiedere il cambio d’uso al ricovero attrezzi agricoli, per sfruil-gatto.jpgttarlo come capannone artigianale; non importava se serviva a me, ma con l’ ICI che applicavano, senz’altro a loro sì; rifiutai ovviamente.

Oggi, se io dovessi vendere l’immobile, potrei venderlo solo come ricovero attrezzi agricoli, non certo come “deposito” e nemmeno come garage, ma non è questo il problema! …

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