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LE MIE AMICHE

LE MIE MOTO

-VESPA SUPER SPORT 180 -1965-.JPGNel 1970, ancora ragazzo, dovetti acquistare contro il volere di mia madre e per questo, con non poche difficoltà, uno scooter Vespa usato, per recarmi al lavoro, dato che già da mesi, avendo cambiato posto di lavoro, mi dovevo sorbire fra andata e ritorno in bicicletta, a volte anche una cinquantina di km.; mi parve un sogno quando la provai: - avevo 19 anni e già da 5 lavoravo come elettricista, per 3 anni in trasferta e per il resto nella zona in cui vivevo; la mia bicicletta era spesso carica di attrezzi e di materiale, con il posto sempre per la borsa del mangiare che mia madre mi preparava.

Avendo grossi problemi in casa (mio padre e mia madre avevano avuto dei gravi problemi di convivenza, in pratica, la mai soddisfatta madre aveva preferito rinunciare a un corrispondente, per lei, non più motivato, perchè si sentiva forte del supporto finanziario dei figli) ed essendo il più vecchio di 3 fratelli, praticamente, la mia paga avrebbe dovuto compensare quella di mio padre; con il lavoro ad ore di mia madre e del mio secondo fratello, che faceva il garzone di bottega, si riusciva a vivere.

Appunto per i sucitati problemi dovetti cambiare posto di lavoro e la mia busta paga che prima era di apprendista, circa 25.000/30.000 lire, di colpo divenne, come operaio, di 60.000/70.000 lire e comunque doveva essere sempre consegnata in casa, pertanto a me restavano le mille lire che mi dava alla settimana e i soldi che guadagnavo a insaputa di mia madre, facendo dei lavori per conto mio, alla domenica. Quando mi lamentavo con mia madre per la necessità di comperarmi uno scooter, lei diceva sempre di aspettare perchè i soldi non bastavano e io intanto pedalavo e pedalavo.

L’azienda per cui lavoravo risiedeva in un altro comune. Il mio nuovo titolare mi aveva mentito quando mi convinse ad accettare la sua offerta di lavoro: - mi aveva promesso l’auto, la “bianchina” (dato che non potevo permettermi un motorino), così al mattino sarei passato a prendere altri 3 compagni di lavoro, che abitavano dalle mie parti, per poi recarci al cantiere. Il primo giorno di lavoro capii che mi aveva gabellato, allora in forza di quanto credito io vantavo nei suoi confronti, dopo diversi mesi trovai il coraggio di fargli una proposta, cioè: - lei mi presta 70.000 lire per l’acquisto di uno scooter usato ed io le ritorno 10.000 lire al mese con i miei risparmi, in modo che la busta paga resti integra. Acconsentì ed acquistai una Vespa usata.

Quando mia madre vide la Vespa, andò su tutte le furie e mi chiuse i battenti, nel senso che nonostante non mancasse nulla dalla busta paga, per quasi 3 mesi in casa mi dovetti arrangiare a fare tutto, come se fossi stato un estraneo in affitto. Alla riapertura dei “rapporti diplomatici” mi chiese dove avessi trovato il denaro per comperare la Vespa ed io non potei dirglielo perchè se avesse saputo che avevo dei risparmi mi avrebbe considerato un vigliacco traditore , dato che secondo lei c’era la famiglia innanzi tutto. Così ancora oggi a distanza di tanti anni, lei pensa ancora che io abbia rubato la moto o i soldi per acquistarla. Una cosa però tenne a precisare, mi disse: - non pensare che la Vespa sia solo tua, è anche di tuo fratello.

Dopo ben 37 anni decisi di informarmi per rimettere a posto la mia adorata Vespa e chiesi dei preventivi; un meccanico però mi fece vedere nel suo retrobottega, una Yamaha DragStar 650 Classic usata che era praticamente come nuova: 3 anni di vita e 4.000 km. Quando ritornai a casa, per scherzo dissi a mia moglie che avrei comperato una moto, mandandola su tutte le furie. In realtà, anche se era stuzzicante l’idea perchè la moto era molto bella e tenuta bene, non l’avrei mai comperata; ma non avevo fatto i conti con la reazione di mia moglie: - di colpo mi riportò indietro di tanti anni e così decisi che non avrei più permesso che una donna mi privasse di una mia necessità  o di un mio capriccio, in questo caso una soddisfazione dopo 40 anni di lavoro. Percependo già la pensione e continuando a lavorare come artigiano con mio figlio, non mi trovai squattrinato come molti anni prima e l’acquistai. Quando portai a casa la moto, sebbene mia moglie avesse detto che non ci sarebbe mai salita , tranquillamente e senza problemi invece salì e ne fu anche entusiasta.

Due racconti simili ma con radici diverse: - il primo impostato da una ideologia comunista e delle pdsc00806-moto.JPGiù dure, mentre l’altro al contrario, essenzialmente ha radici molto democratiche. Questi tipi di episodi dovrebbero essere riportati sui libri di scuola, per far capire che la vera libertà va pagata sempre a caro prezzo, e che niente nasce dal niente.

Sicuramente ai miei figli, fin da bambini, è servito molto conoscere la vicenda della Vespa, perchè tutte le cose che avrebbero desiderato avere, se non strettamente necessarie, sapevano benissimo che dovevano comperarsele con i loro risparmi. Sopratutto, avendo avuto molte occasioni per risparmiare, hanno avuto anche la facoltà di togliersi molte soddisfazioni.

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