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LA SCUOLA - al servizio o servita?…

LA SCUOLA  (al servizio o servita?)

La scuola era sempre stata per me, allora ragazzino, come una “pietanza” che proprio non riuscivo a digerire, ma non perchè mi fosse difficile apprendere le lezioni, anzi al contrario: - i miei libri di scuola, a fine anno, erano praticamente stati aperti pochissime volte e nonostante ciò, fui promosso sempre con buoni voti; forse sarebbe bastata una motivazione diversa e chissà  che avrei potuto appassionarmi di più agli studi e, denaro permettendo, anche continuare; nella mia famiglia la situazione non era proprio così serena da lasciar coltivare delle ambizioni e così mi era sembrato che al termine della scuola dell’obbligo, allora era la terza “media”o come nel mio caso, fu la terza “avviamento”, trovarmi al più presto possibile un lavoro, mi avrebbe dato un pò più di libertà , soprattutto finanziaria (da studente non avevo mai una lira in tasca), ma mi sbagliavo perchè l’unica cosa che cambiò, fu che indossai la tuta da lavoro e anzichè avere i professori come giudici del mio manufatto, trovai il datore di lavoro che a”calci” nel sedere mi dava i primi rudimenti del mestiere, pagandomi proprio una miseria e come la pagella, il prodotto era consegnato interamente in casa, senza avere in cambio nulla di diverso da prima.

Un giorno del primo anno di “avviamento”, nell’ora di francese, fui chiamato all’interrogazione dalla professoressa (si chiamava Carla, una giovane molto bella) e quando ritornai al posto, mi accorsi che la mia merenda era sparita; Tonin, il mio compagno di banco, se la stava mangiando: - come impazzito, afferrai il banco e glielo diedi in testa, prendendolo poi a pugni, mentre la professoressa gridava di smetterla. Dei compagni vennero a dividerci; poi dovemmo tutti e due scendere giù dal preside per l’inevitabile punizione che fu la sospensione per 2 giorni. Il vero problema era doverlo dire a mia madre e così fu: - presi una sonora battuta, dato che non ero mai stato sospeso prima, ma lasciatala sfogare, riuscii a spiegare cosa mi era realmente successo, al chè il giorno stesso si recò dal preside e riuscì a far cancellare tutto; fu l’unica volta che ricevetti da mia madre l’assoluzione dopo la punizione e fu anche l’unica volta che venni alle mani con un compagno, almeno nell’ambito della scuola.
A causa del mio lavoro, purtroppo, sono sempre stato lontano dai problemi che avrebbero potuto incontrare i miei figli con la scuola; per fortuna con essa hanno avuto un discreto rapporto, nel senso che non erano dei secchioni, ma tutto sommato, io e mia moglie non ci potevamo lamentare; ai colloqui con gli insegnanti andava sempre mia moglie ed i “rapporti” che ricevevo, erano quasi sempre lusinghieri, tranne che in un paio di occasioni.

Un giorno mia moglie mi raccontò di nostra figlia che era all’ultimo trimestre, in IV° superiore;  stava incontrando grossi problemi con l’inglese e la professoressa vedeva la cosa veramente grave; non avrebbe dato la sufficienza, almeno se non avveniva un miracolo. Allora decisi di andare anch’io al prossimo colloquio con l’insegnante d’inglese, non per difendere mia figlia, ma per comprendere cosa mai fosse successo, dato che sino ad allora non erano mai sorti problemi rilevanti e specie nelle lingue estere, avendo lei studiato inglese alle elementari, tedesco alle medie, di nuovo inglese alle superiori e fino ad allora con buon profitto; era molto strano che il problema sorgesse in IV° superiore, a fine anno e solo in inglese; volevo vederci chiaro: - la professoressa inizia a raccontarci delle delusioni avute con mia figlia; della scarsa applicazione con cui studiava e rispondeva nelle interrogazioni; nello scritto va bene, ma in orale si blocca e fatica a rispondere alle domande più elementari; che aveva perso la fiducia di poterla promuovere.

Chiesi se potevo intervenire e ricevuto il consenso spiegai all’insegnante che senz’altro si trattava di un problema psicologico e che dovevamo trovare la chiave di lettura, dati i precedenti positivi. Spiegai inoltre all’insegnante, che si stava ripetendo ciò che succedeva a me come artigiano, che anch’io incontravo spesso quei problemi con dei ragazzi che assumevo e poi addirittura dovevo far loro anche la paga; se non volevo buttare il mio tempo e denaro, dovevo mio malgrado trovare la “chiave” per comprenderli e a sua volta far comprendere loro come io avrei voluto che il lavoro fosse eseguito; lo strappo non avrebbe fatto bene a nessuno, perciò il dialogo era d’obbligo.

Bocciare uno studente o licenziare un operaio, è sempre il fallimento di un progetto e a questo riguardo avrei un altro curioso episodio da raccontare più avanti.

Salutammo l’insegnante con l’augurio di trovare una soluzione al problema che avevamo in comune. Il mese successivo, come d’incanto, mia figlia ritornò a casa tutta raggiante per il voto preso nell’interrogazione di inglese; venne poi promossa con una buona media alla V°.

Di quel periodo rimase a tutti noi solo che un brutto ricordo, anche perchè conoscemmo più avanti i gravi problemi di equilibrio di cui soffriva quell’insegnante. La nostra comprensione verso la professoressa fu totale, ma non nei confronti del preside, il quale doveva rendersi conto della situazione.

Un anno dopo, a una visita medica di verifica fatta in un centro specialistico, a mia moglie venne riscontrato un nodulo al seno da asportare subito, mentre nell’ospedale dove andava di solito a fare l’ecografia, dicevano che quel nodulo non avrebbe dato problemi; l’operazione era urgente ma bisognava aspettare circa tre o quattro mesi, tali erano le liste di attesa; di colpo era come ci fosse caduto il mondo addosso. Passammo un periodo d’inferno; mia zia e mia cugina purtroppo, per lo stesso problema non c’erano più; io non riuscivo più a concentrarmi sul lavoro; mia figlia, era alla sua prima esperienza lavorativa: - giusto per essere impegnata e fare qualcosa, vendeva calzini e spaghi per scarpe ai mercati paesani con un’ambulante, prendendosi solenni rimproveri se faceva qualche scontrino fiscale; con la situazione di casa, era sempre più abbattuta; mio figlio era al primo anno di elettrotecnica, ma neanche a lui girava bene; mia moglie sembrava la più forte e ci incoraggiava tutti; in quelle condizioni tutte le cose sembrava andassero per traverso.

Finalmente mia moglie fu operata e per fortuna dissero che erano intervenuti appena in tempo e che quasi certamente non ci sarebbero più stati problemi; fu un grande sollievo per tutti noi, ma avemmo anche la consapevolezza della precarietà della nostra vita, della nostra serenità.

Gradualmente mia moglie riprese in mano la situazione di famiglia: - la casa era un’altra cosa con lei serena; io ritornavo a fischiettare quando lavoravo; mia figlia era molto più tranquilla, anche se il suo datore di lavoro la trattava sempre male; mio figlio, anche lui aveva raggiunto una buona serenità, ma aveva un grosso problema con la matematica e non solo; dai colloqui con gli insegnanti a cui partecipò mia moglie, risultò che non c’erano speranze per la matematica, mentre per le altre materie in cui non aveva la sufficienza, ci poteva essere un miglioramento. Mio figlio non aveva mai avuto grandi problemi con la scuola, negli anni precedenti e mi pareva strano che fosse diventato un disastro come diceva la professoressa di matematica, nonostante il brutto periodo che aveva passato, a causa della malattia di mia moglie, ma sicuramente anche l’età  stessa gli “remava” contro; così decisi di andare a far due parole con l’insegnante di matematica.

Ottenuto l’appuntamento, alle 7 e 50 ero nell’atrio dell’istituto, dove una signora minuta mi viene incontro e fatte le presentazioni inizia a parlarmi di mio figlio: - mi dice che oltre a non trarre nessun profitto nell’ora di matematica, è un maleducato, turbolento ed interrompe la lezione in continuazione. Dice che lo ha spostato dall’ultima fila alla prima, per vedere se desisteva dal suo atteggiamento, ma non c’era verso. Provai a spiegare alla professoressa che forse mi stava parlando di un altro ragazzo e che assolutamente non riconoscevo mio figlio dalla descrizione fattami; che mia moglie non mi aveva mai raccontato di tale atteggiamento. Era assurdo che quel ragazzo timido ed educato che conoscevo io, si fosse trasformato così e solo a scuola poi! Giocava a calcio con buoni risultati ed il suo allenatore mi parlava spesso della sua mitezza, che doveva governarla per poter giocare meglio.

Purtroppo non ci fù nulla da fare e ribadì ciò che aveva asserito prima, dandomi lo “zuccherino”, nel senso che lei ci avrebbe provato di nuovo per fargli raggiungere la sufficienza, ma non mi sembrò tanto convinta.

Quel giorno, dopo pranzo attesi il ritorno di mio figlio da scuola e gli chiesi cosa mai stesse combinando, dato il racconto della sua insegnante; le sue parole mi rasserenarono e preoccuparono allo stesso tempo; disse che lui era sempre stato in terza fila fin dall’inizio della scuola e che assolutamente non aveva mai disturbato nessuno e nemmeno si sarebbe comportato maleducatamente, anzi, quel ragazzo di cui l’insegnante parlava, lo conosceva bene e senz’altro c’era stato uno scambio di persona.

Purtroppo mi disse anche che la professoressa avrebbe avuto un periodo non proprio brillante, nel senso che spesso si alterava in modo esagerato, al chè pensai che sarebbe stato assurdo andare a chiedere soddisfazione ad una persona già disturbata, dopo che mi aveva quasi ammazzato con quella considerazione su mio figlio. Chiesi solo al mio ragazzo di avvisare l’insegnante che quella mattina, lei aveva parlato con il suo papà  e non con il papà  dell’altro studente, in modo che potesse ravvedersi da sola.

Tanta delicatezza non servì a niente, perchè nonostante l’impegno di mio figlio fosse migliorato, non cambiò assolutamente nulla e a fine anno scolastico ci fù la disfatta totale della classe I° H dello I.T.I.S. di Pordenone, anno 1995/96: - su 29 studenti, di cui 3 ritirati durante l’anno, ne furono promossi solo 7, fra i quali come pronosticato, non c’era mio figlio!

Non servirebbe fare nessun commento.

Devo fare una precisazione però, per i presidi poco attenti e quegli insegnanti disturbati, o supponenti, o arroganti, o troppo “arrivati”: - i materiali di cui abbisogna un “artigiano”, non devono essere sprecati, o usati in modo scriteriato, perchè hanno un “costo” e soprattutto, quando è il “cliente” a fornirli, è deleterio per tutti, non solo per i “primi interessati”! …

Certo che ho avuto davvero una “buona” sorte, nelle uniche due volte che sono entrato in una scuola per i miei figli!

Chissà se quelle due professoresse avranno vissuto episodi analoghi con i loro figli?

Chissà se si saranno divertiti o se avranno sofferto quegli insegnanti al seguito della gita scolastica di primavera di qualche anno dopo, quando mio figlio fu dimenticato sotto la Tour Eiffel, mentre stava scattando qualche foto? Rimase solo tutto il giorno e per fortuna ritornò da solo all’hotel.

Era un minorenne come tutti i bambini e quasi tutti i ragazzi delle scuole, a prescindere da qualsiasi attenuante di chi sceglie l’incarico di insegnante.


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