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“L’ AMICO ITALO”

Nonostante mi sarebbe piaciuto, non ho mai avuto molto tempo per leggere libri; forse perchè preso da mille cose da fare; il cercare di fare da solo tutto o quasi tutto e alla fine, la domenica sera capisci che è già  lunedì. Va avanti così da più di 45 anni e un bel giorno ti rendi conto che la vita è passata, che assolutamente non ti manca niente, però i ricordi di gioventù che di tanto in tanto riaffioravano, ora diventano sempre più presenti. Nei pochi momenti che la mente si rilassa, corre ai ricordi del passato, come se quelle amicizie interrotte dal corso della vita mancassero in modo importante.

Il personaggio Tom Sayer di Mark Twain, da bambino mi aveva sempre appassionato ed in lui mi rivedevo, anche se ora il tempo ha sfocato tutto. Il mio carattere ribelle e mai domo mi aveva creato una scorza apparentemente dura, ma se uno ci provava appena un po, ero capace di dargli il cuore, pur consapevole che abbassando così la guardia, diventavo vulnerabile.

Ai miei figli ho sempre raccontato della mia infanzia, dei miei compagni e anche dei miei amici; già, degli amici veri e di quelli solo interessati. Penso che nessun genitore abbia piacere di far rivivere ai propri figli le vicende spiacevoli che ha provato nella sua vita,  così può limitarsi solo a raccontare aneddoti e metafore per rendere un’idea di ciò che era un tempo e di ciò che potrebbe essere ancora.

La scuola, il lavoro, la vita, separano spesso dei rapporti di amicizia più o meno forti e magari il tempo, per tanti, aiuta a dimenticare, mentre per altri è il contrario.

Forse però, il rapporto di amicizia più forte e che ti lega per tutta la vita, nonostante il tutto sia soggettivo, è l’amicizia che si consolida durante il servizio militare; senz’altro il vivere insieme per tanti mesi e con delle privazioni in comune da condividere (io però ero accusato di scappare troppe volte dalla caserma), fa scendere tutti un pò sullo stesso livello e sotto questo punto di vista sembrerebbe positiva come esperienza di vita. Il servizio militare di leva è stato abolito, ma qualcosa che assomigliasse almeno un pò a quella disciplina di vita, bisognerebbe reinventarla.

Circa vent’anni fa dissi al mio compagno di naja Carlo, che ora purtroppo non c’è più, che sarebbe stato bello ritrovarsi tutti, circa una decina, tra noi due friulani e gli altri nove tutti veneti, organizzando un pranzo.

Lui entusiasta anche più di me, disse che bisognava farlo, così mi misi a cercare i contatti telefonici e mi ci volle più di un mese per ritrovarli tutti; erano passati vent’anni e non fù per niente facile. Ricordo che io e Carlo facemmo il giro dei ristoranti più rinomati in una zona a metà  strada per agevolare tutti. Alla fine però Trombetta, un nostro compagno, insistendo ci portò in un ristorante a lui noto. Fatalità  volle che Carlo fù preso da forti dolori alla schiena, causa un’ernia al disco e proprio non ce la fece a far parte di noi al ristorante.

Ritrovarsi dopo vent’anni fù un vero avvenimento: - i racconti di naja e le barzellette si sprecarono e quando il titolare del ristorante trovò il coraggio di farci alzare, sulla grande tavola c’erano tante bottiglie vuote, quanti erano stati i momenti ricordati in quella meravigliosa domenica. Proposi, dopo la grande abbuffata, di andare a far visita in “infermeria”; Carlo purtroppo non aveva potuto esserci ed era giusto che godesse qualche momento di felicità  anche lui: quando rivide tutti i compagni non riuscì a trattenere le lacrime e poi giù a sbellicarci dalle risate, ricordando i tempi passati. Sua moglie Isolde, una tedesca che Carlo conobbe quando, emigrante, lavorò in Germania, ci servì del vino ed il caffè, poi arrivò il momento di lasciarci. Carlo di lavoro faceva la guardia giurata e tre mesi dopo, il primo luglio del 1990, fu ucciso in una fabbrica da un ladro, mentre la polizia da lui allertata, procedeva all’arresto del complice. Lasciò oltre alla moglie, giovane e straniera in un paese poco aperto alle diversità , anche due ragazzini, uno di 14 e l’altro di 12 anni.

Anni dopo ebbi modo di riunire ancora la squadra; riuscii a fare per tutti un DVD a ricordo di tutti i nostri incontri, l’ultimo è stato quest’anno, per un pranzo nel meraviglioso Cansiglio che ci vide militari (eravamo VAM, guardie dell’Aeronautica Militare).

Quest’anno mi ha preso una frenesia di ricordi che non so spiegarmi ed in pratica sono riuscito a raggruppare oltre i miei compagni di naja, anche i miei cugini dalla parte di mia madre; un progetto che avevo in mente da troppi anni. Anche in questo caso c’è stata l’adesione di quasi tutti con la promessa che ci ritroveremo ogni anno.

Pur essendo un artigiano in pensione da 5 anni ma che lavora ancora, nei ritagli di tempo, davvero pochi, con l’insostituibile aiuto del computer e del telefono sono riuscito a rintracciare due amici che non vedevo da quasi quarant’anni: - Roberto, dopo che andò all’università a Padova, non lo vidi più; - Italo nello stesso periodo, cambiò residenza.

Roberto anche se era tifoso del Milan, mentre io lo ero della Juve, aveva un modo piacevole di proporsi come amico perchè nonostante i suoi vivessero in modo agiato rispetto alla mia famiglia, non lo faceva assolutamente pesare, anzi; con lui passai dei bei periodi anche se pur brevi: - a 18 / 19 anni corteggiare le ragazze era più un divertimento che altro e allora noi appassionati della musica di allora, con il mio registratore Geloso ed il suo giradischi da sala, incidevamo su nastro delle canzoni sopra delle basi musicali che mandavamo con il giradischi; ricordo che dedicammo per scherzo ad una ragazza un brano, modificando il nome nella canzone da Monia a Sonia; quel pezzo non venne per niente male, sebbene principianti, tanto da far cadere nello scherzo più di qualche sprovveduto/a.

Roberto si è sposato e abita a Padova; ha due figli anche lui, un ragazzo di 26 e una ragazza di 23. Proprio l’altro giorno, in occasione dell’anniversario della morte di sua madre, dopo tanti anni è venuto a farmi visita e fermatosi a cena abbiamo ricordato i tempi andati.

Italo, pur anche lui con storie di vita diverse sia dalle mie che da quelle di Roberto, viveva con sua madre, la sorella maggiore e i nonni; di suo padre non mi aveva mai parlato. Al tempo delle medie si andava a pesca assieme nel ruscello che passava vicino a noi e ricordo che una volta sua madre ci preparò una cenetta solo per noi a base di pesce che avevamo pescato, in verità  non ci siamo strafogati di pesce. Passai poi con Italo, tra i 17 e i 20 anni, momenti che a volte erano esilaranti, mentre altre volte di autentica rabbia: - io avendo iniziato a lavorare a 14 anni, mentre sia Roberto che Italo proseguirono con gli studi, per poter andare al lavoro dovetti comperarmi una Vespa usata, così essendo solo io il motorizzato, dovevo pensare sempre ai trasferimenti e non solo; mentre Italo si limitava a lanciare le idee: - andiamo quà? andiamo là? beviamo un caffè? beviamo un grappino? Poi al momento di pagare andava sempre al bagno, sperando che poi ci pensassi io; per fortuna avevo qualche risparmio messo via con i lavori che facevo per conto mio, alla domenica.

Era tanto pittoresco da averlo portato, tanti anni dopo, come esempio negativo ai miei figli; in effetti ogni tanto mio figlio mi racconta di qualche suo amico “Italo” e mi dice che anche lui ogni tanto accetta abbastanza di buon grado quelle furberie, sempre per lo stesso motivo che adducevo io: - senza amici da adottare non c’è gusto.

Dopo che lo avevo tanto cercato, ho finalmente trovato il mio “vecchio amico” Italo, ma chissà perchè ho aspettato una decina di giorni prima di chiamarlo; forse perchè la memoria recondita consigliava prudenza? L’ho contattato ma non mi ha riconosciuto, non si ricordava e da quello che ho poi capito, ha finto di non ricordarsi di me, perchè stava recitando come da par suo, la parte del personaggio importante, cercato da un buzzurro.

Ricordandomi del suo fare, tra me dicevo che avrebbe dovuto avere degli spettatori che assistevano alla telefonata perchè si è ricordato di Roberto, di Aurelio, di Paolo e di altri nostri amici con cui aveva avuto poco a che fare, mentre di me, dei miei fratelli, di mia madre che spesso lo invitò a mangiare da noi, praticamente un decennio passato insieme, non esisteva nessuna traccia nella sua mente. In effetti, per darsi poi un tono da persona arrivata e cercata, da autentico guitto della peggior specie, mi fa il nome di chi è la con lui, Gianni, un altro amico di gioventù e di sale da ballo, con sua moglie, anche lei conosciuta; pure loro “scomparsi” da tanti anni.

La consapevolezza che il tempo non lo aveva minimamente cambiato è stata abbastanza bruciante, però mi ha dato lo spunto per questa ripassata che senz’altro resterà  a qualcuno.

Ancor più bruciante è il fatto che una persona, a cui ovviamente ero affezzionato, accettando di buon grado il suo vizietto di usare un amico, sia riuscito a mantenere un comportamento così puerile e meschino fino all’età di sessant’anni.

Se non si vivesse sopratutto per gli altri, che senso avrebbe dannarsi tanto l’anima.

 

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