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L’ ACERO DI MONTAGNA

In un’agosto di parecchi anni fa, io e mia moglie decidemmo di andare per una settimana in ferie in Alto Adige, in Valle Aurina sopra Brunico. Dei nostri amici frequentavano da anni la vallata e ascoltando i loro racconti sulle bellezze di quei luoghi, ci convincemmo che sarebbe stato bello provare anche noi.

In realtà  quell’anno furono le prime vere ferie che facemmo da soli, perchè il mio lavoro purtroppo non mi permetteva di essere libero nel periodo estivo, così non era mai successo che io avessi fatto una settimana di ferie vera e propria; mia moglie con i bambini, quando erano piccoli, per alcuni anni andarono per un paio di settimane al mare o in montagna e io il fine settimana mi univo a loro. Io non sopportavo il mare, da ragazzo lavorai nei litorali del Friuli e del Veneto e ricordo che al lunedì (si rientrava ogni fine settimana), quando si arrivava a pochi chilometri dal mare, solo sentendo l’odore della salsedine mi provocava malessere e agitazione.

Lavorai per tre anni in quei posti, sui palazzi in costruzione, da febbraio ad ottobre.

Ritornando alle ferie: - Fatalità  quell’anno fui bloccato nel lavoro per mancanza di materiali, così dissi a mia moglie di prenotare per qualche giorno, se riusciva a trovare una camera e cosi fù: nostra figlia già adulta, partiva anche lei con il suo fidanzato per il mare e nostro figlio diciassettenne, andava dalla nonna che abitava poco distante, per i pochi giorni che stavamo via.

Controllato che tutto fosse a posto (dissi a mia moglie di nascondere le chiavi della sua auto, per ogni evenienza), così partimmo. Ricordo una sensazione di insicVilla Ottone.JPGurezza, di disagio; forse era perchè non ero abituato a lasciare la casa incustodita; di solito quando partivo per lavoro c’era sempre mia moglie a casa.

Avevamo trovato alloggio proprio alla Pensione Reichegger di Villa Ottone, poco sopra Brunico, dove andavano i nostri amici, che purtroppo quell’anno erano già rientrati a casa.

A Brunico, prendendo per la Valle Aurina, indicai a mia moglie un albero maestoso isolato, in un pascolo nella montagna che si innalzava di fronte a noi.

Arrivati alla pensione, avemmo la gradita sorpresa di trovare una coppia di amici della nostra compagnia al paese, anche loro solitari e non avvezzi alle ferie come noi. Fummo invitati a pranzare con loro e di seguito, di comune accordo trascorremmo i pochi giorni di vacanza sempre insieme.

Nel primo giorno, mentre eravamo a cena, ricevemmo una telefonata da nostro figlio e dato che il telefonino ancora non l’avevamo, mia moglie andò alla reception; mentre con i miei amici si dialogava del più e del meno, mia moglie non tornava più ed iniziavo a preoccuparmi; quando ritornò mi disse serenamente: - tuo figlio ha in parte distrutto la mia auto, ma non si sono fatti nulla; - poi vorrebbe parlarti.

Di colpo mi si gelò il sangue: - era tutto il giorno che presagivo qualcosa di poco piacevole;Valle Rio Bianco -fienagione.JPG - ma come aveva fatto a trovare le chiavi, chi era con lui, ero sicuro che da solo non l’avrebbe mai fatta una cosa del genere, perchè proprio giorni prima chiesi a lui di spostare la macchina nel cortile, e mi confidò che non bramava per niente di guidare l’auto; gli bastava il suo scooter.

Mi ci volle parecchio per ritornare ad un ragionamento razionale; i nostri amici ci rincuoravano dicendoci che era andata anche bene, perchè era uscito illeso (a loro purtroppo, molti anni prima, era morto un figlio di nove anni, finito sotto il pullman che sopraggiungeva, sembra per uno sfortunato scherzo di un amico). Continuavo a pensare in che stato si trovava, cosa provava mio figlio in quel momento; sapevo che stava soffrendo e che aveva compiuto purtroppo, un errore che molti giovani compiono, ma proprio attraverso questa sofferenza forse avrebbe imparato la lezione.

Più tardi telefonai a mia suocera e riuscii a farmi spiegare da lui cosa avesse combinato: - nel pomeriggio, mentre si trovava ancora a casa nostra, andò a trovarlo un suo amico e fu lo stesso a chiedergli di andare a fare un giro con la “Y 10″ di sua madre, così riuscì a trovare le chiavi di riserva, a cui io non avevo proprio pensato prima di partire; - uscì dal garage solo per fare qualche manovra nel cortile, così disse, ma invitato dall’amico uscirono nella stradina di campagna, per altro non asfaltata, che passa davanti a casa; - mi disse che fecero circa 200 metri, arrivando fino al vecchio gelso gigante, dove girò l’auto per tornare indietro; al chè, il suo amico gli chiese di guidare lui. Fatto il cambio di pilota, questo parte come un vero campione del volante e subito dopo pianta una “staccata” che lo indirizza in pieno contro un sifone in cemento per lirrigazione dei campi.

Risultato: - nessun ferito per fortuna; - avantreno sventrato, aperto, con una ruota girata a sinistra e l’altra a destra, con danni anche al motore. Disse che prese paura di un trattore che sopraggiungeva in lontananza e proprio a quel ragazzo che lo guidava chiesero di aiutarli ad alzare l’auto con il sollevatore del trattore e portargliela a casa.

Dopo aver ascoltato in silenzio il suo racconto, mi rivolsi a lui avvisandolo che tutti e due dovevano preparare i loro risparmi per riparare l’auto e che doveva tornare come prima; nel frattempo doveva tranquillizzarsi perchè la frittata oramai era fatta e avremmo risolto il problema quando saremmo ritornati a casa. 

Per non pensare più, evitai di telefonare al carrozziere per avere delle informazioni e mi ripetevo che poteva andare molto peggio se non si fossero fermati su quel sifone: - sicuramente dopo aver provato la stradina, avrebbero provato la strada provinciale e poi chissà…

Passammo 5 giorni lontani da casa non proprio idilliaci e la compagnia dei nostri amici ci aiutò a distrarci. Quando rientrammo, salutammo il nostro albero che ci guardava dalla montagna, con il proposito un giorno di andarlo a trovare.

Nonostante tutto non riuscii ad essere cattivo con mio figlio e lo abbracciai; vedemmo insieme poi per far riparare l’auto, così venne un mio amico carrozziere che con una fatica assurda riuscì a caricarla sul carro attrezzi, tanto era messa male; chiesi a mio figlio se aveva informato il suo “copilota” dell’operazione finanziaria che doveva essere fatta, al chè mi disse che gli avrebbe già parlato e che non dovevano esserci problemi, se non fosse per quanto avrebbero dovuto sborsare; a questo ci avremmo pensato io ed il papà  del suo “copilota”, mio amico e mio omonimo, a finanziare la loro operazione e che piano piano poi, avrebbero ritornato i soldi con gli interessi, così la lezione sarebbe stata esemplare. Passò quasi un mese e stranamente il papà  dell’amico non si fece sentire, così decisi di forzare la situazione, perchè era ovvio che il bravo compagno d’avventura, non aveva detto niente al paparino, oppure …

Telefonai al mio amico, dicendogli che il giorno dopo sarei passato da lui perchè avevo un problema da risolvere; dopo neanche 10 minuti mi richiamò lui stesso dicendomi che aveva ancora la mano che gli bolliva per le sventole che aveva assestato a suo figlio (suo figlio dopo che seppe della mia telefonata, probabilmente si sentì alle strette e gli raccontò cosa avessero combinato quel giorno); - mi chiedeva scusa perchè l’aveva saputo solo allora e mi invitava a passare da lui a definire il tutto. Abbastanza umile, non vi pare? 

Il giorno dopo, trovatomi di fronte a cotanta contrizione, mi limitai a redarguire il bravo figliolo, che così non avrebbe dovuto comportarsi e assicurai al mio amico, che se avessi saputo che avrebbe condonato la pena a suo figlio, lo avrei sputtanato ovunque; poi per cercare di sdebitarsi, lui e la moglie mi offrirono delle vecchie fioraie in cemento inutilizzate; ovviamente rifiutai. Fu l’ultima volta che parlai con loro. 

L’auto venguglie-fianco.JPGne riparata alla meglio perchè non valeva più tanto e a fronte di una spesa preventivata di 6.000.000 di lire, circa 3.000 euro, riuscii a ridurre la spesa a 1.300 euro, facendo installare pezzi di recupero e aggiustando la carrozzeria alla meglio. Mio figlio pagò la sua metà  della riparazione con i suoi risparmi; il suo amico portò la sua parte di denaro, ma dubito che sia stato lo stesso sacrificio per lui, per il semplice fatto che alla base dei due svezzamenti c’erano due differenti educazioni! 

In quella valle meravigliosa, da quella volta ci siamo sempre ritornati ogni anno, per una settimana, non per molto; giusto il tempo per fare il pieno di tutte -targa-su-acero.JPGquelle bellezze impareggiabili.

Dopo una decina d’anni, facendo un’escursione, per puro caso un bel giorno ci imbattemmo nel “nostro” albero: - a mè venne un tuffo al cuore quando lo riconobbi in lontananza e mano a mano che ci avvicinavamo eravamo sempre più sicuri che era lui, un bellissimo acero di montagna dal fusto e la chioma imponenti; quando fummo davanti a lui però, ci accorgemmo che era già  stato occupato; non era occupata la panchina rustica che c’era alla sua base, bensì il tronco dove faceva bella vista una targa in bronzo con dedica, la quale ricordava il cinquantesimo anniversario di matrimonio di Eduard e Maria - 1997 -. 

Era proprio nel 1997 che vedemmo per la prima volta quel bellissimo acero di montagna e sicuramente Eduard e Maria non sarebbero contrari a dividere con noi la sua ombra. 

L’ acero-di-montagna.JPG

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